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Nanetti di politica economica - II

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Ma da profano mi sembra che per il cittadino italiano medio sia meglio
che guadagni chi esporta rispetto a chi importa.

Per ottenerne in cambio che cosa, esattamente? Gli economisti cominciarono a porsi questa domanda verso il diciottesimo secolo, e come risultato il Mercantilismo fu abbandonato dalla scienza economica gia' in epoca illuministica (anche se continua una sua vita sotto forma di superstizione popolare, un po' come l'astrologia).

La crescita di alcune
economie (Germania, Italia) viene tradizionalmente attribuita al
successo delle esportazioni. Esistono economie la cui crescita sarebbe
determinata dal successo delle importazioni? Ne dubito.

Le maggiori esportazioni sono semmai un sintomo di migliore produttivita', non una causa, e come nota Alberto B. e' quest'ultima che conta ai fini della crescita e, in ultima analisi, della prosperita'. Se un paese ha produttivita' complessiva minore di altri, sul lungo termine il tenore di vita che i suoi residenti si possono permettere sara' necessariamente minore, indipendentemente dai disincentivi all'import che i governanti possono imporre. Anzi, questi ultimi finiscono col peggiorare le cose per varie ragioni: lo fanno in modo diverso a seconda delle misure prese (cambio debole, dazi, quote etc.) ma sempre danni fanno.

Tanto per fare un esempio dei problemi causati da un cambio artificialmente basso, guarda i grattacapi che al momento la Cina ha con i milleduecento miliardi di dollari che ha accumulato in riserve di valuta (per lo piu' in dollari USA). Va detto che nella loro genesi le attitudini mercantiliste hanno giocato un ruolo piu' limitato di quel che comunemente si crede, dato che la chiusura del capital account ha in gran parte origine nelle paure governative sulla stabilita' di un sistema finanziario sinora gestito in modo da tenere in vita, per ragioni politiche, industrie di stato inefficienti; ma il risultato complessivo e' stato quello di vendere a credito, ricevendo come pagamenti una pila di cambiali a basso interesse chiamate "Treasury Bonds", il cui valore di mercato e' soggetto alle decisioni di politica monetaria del debitore. E il problema tende a peggiorare come il mercato subodora che il governo cinese forse sta facendo qualcosa per risolverlo: nel 2006 il valore di tali riserve e' balzato di 247.3 miliardi di dollari, e di altri 135.7 tra gennaio e marzo 2007. Di questi ultimi, solo circa 73 sono attribuibili a surplus di bilancio e investimenti dall'estero; gli altri sono almeno in parte dovuti a fondi rimpatriati dall'estero in previsione di una possibile rivalutazione dello Yuan.