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Il perché della scuola: il classico e oltre

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L'ampia analisi delle specifiche utilità della scuola, nei suoi pregi e difetti, dà un quadro pressoché completo.
Ma le domande 'vogliamo più latino? Oppure più matematica?...'  presuppongono l'esistenza di qualcuno, persona singola o organismo dirigente, che, in base a sue valutazioni, decida per gli altri, gli studenti. Credo che sia preferibile una scuola che offra di tutto e di più, in base alle richieste.
C'è l'università dell'arte culinaria, e si capisce che lì si debba studiare almeno l'inglese, non il latino.
Ma perché non concedere, a chi vuole, di studiare il mondo classico, e anche quella lingua? Che se ne fa è un problema suo. Anche Einstein iniziò col ginnasio. E Fermi studiò al liceo. E anche Franco Modigliani.
Forse sì, lo studio, sempre quello fatto bene, aiuta a migliorare la capacità di concatenare i concetti, comprendere meglio i rapporti di causa-effetto: cioè l'intelligenza, ma non di molto: c'è tanto di capacità innata, in essa. Può essere molto intelligente anche chi non ha studiato.
Che poi lo studio del latino sia palestra per esercizio mentale non vedo come si possa negarlo; può non esserlo la geografia o anche la storia, se viene insegnata come un susseguirsi di eventi senza connessione causa-effetto. Del resto è palestra per la mente anche la geometria più che la matematica, o il diritto. O un sudoku killer.
Non so quanto il liceo classico abbia fallito, ma non capisco perché avrebbe dovuto insegnare la cultura classica all'intero popolo.
Non vorrei poi che una qualunque parte politica maggioritaria si arrogasse il ruolo di dare un indirizzo all'istruzione, visto che succede che il senatore leghista Mario Pittoni, presidente della commissione istruzione pubblica al Senato, ha solo la terza media, che non è il massimo per il ruolo che ha. E il ministro dell'università e ricerca ha una laurea in scienze motorie. Boh, avranno competenze non documentate da titoli.
Nella qualità dell'offerta didattica, poi, non pesa solo il contenuto ma, e non poco, anche la preparazione della classe docente. È ovvio che l'apprendimento è funzione dell'insegnamento.

 

In quanto agli anni di studio, alle superiori si fanno 'ore' di lezione di 50 minuti, per cui 5 anni cronologici corrispondono a 4 anni di corsi. Ma ridurre a 10 anni l'intero corso di base comporterebbe chiudere le porte a ragazzini di 16 anni: non mi pare un bene lasciarli muovere nella società, tanto più in questa già così piena di disoccupati.
Non capisco la domanda 'vogliamo l'aumento del PIL o la bellezza del paesaggio?'. Non mi pare che siano obiettivi non compatibili.
Interessanti i quesiti posti, che stimolano a cercare le soluzioni.
Ma non ricordare le risposte al primo gruppo, per quanto studiate, non dimostra l'inutilità di quegli studi. Essere stati esercizi per la mente non comporta l'obbligo del ricordo ma una mente allenata. Come per gli esercizi fisici: essere stati in grado di salire lungo una pertica non comporta che si debba essere in grado di farlo anni dopo, ma solo avere un miglior tono muscolare.
Due dei quesiti del secondo gruppo, invece, comportano una capacità di ragionare in termini di insiemi, cosa che potrebbe fare anche chi non ha studiato il latino.
Secondo me la scuola deve fornire allo studente le conoscenze che lui chiede con l'indirizzo scelto. Deve aiutarlo alla vita in società, al rapportarsi con gli altri nel rispetto delle regole di convivenza. E, possibilmente, aiutarlo a migliorare le sue capacità di riflessione. Che poi ci scappi pure un po' di cultura, tanto di guadagnato.
Personalmente ritengo che lo studio del latino, e anche del greco studiato a suo tempo, mi abbiano aiutato, nonostante la non grande qualità del docente. A ingegneria mi sono trovato meglio di tanti che provenivano dal geometra.
Tranne il primo approccio col testo di analisi matematica uno, che avevo letto come i Promessi Sposi, senza nemmeno sapere che c'erano gli esercizi.
(Notte insonne, e l'ho passata a riflettere su questo)

 

il miglior approccio ... gli esercizi non servono a nulla ... al massimo aiutano l'insegnante a scremare quelli che non hanno studiato da quelli che invece si sono applicati ... ma la parte migliore del testo di analisi e' quella della teoria