Titolo

Il perché della scuola: il classico e oltre

13 commenti (espandi tutti)

ma il latino ....

pippo 25/8/2019 - 12:18

il latino e' un ottimo esercizio di "problem solving" : si ha un problema da risolvere , che si risolve applicando una serie di regole di cui non si sa in modo meccanico quali usare e quando applicarle ... dire che il latino non aiuta a "ragionare" e' dire una grande falsita' ... 

... se è per quello ;-))

certamente!

pippo 26/8/2019 - 14:20

resta quindi da decidere quale , tra i numerosi , esercizio di problem solving ci piace portare nelle scuole ... un grande appunto sull'insegnamento del latino pero' lo faccio : dove lo "studiai" io era richiesto di conoscere a memoria le regole grammaticali ... questo rendeva l'esercizio di problem solving pressoche' inutile a tutti quelli che per una ragione o per l'altra non conoscevano tali regole a memoria ... l'appunto e' quindi il seguente : la conoscenza mnemonica della grammatica latina deve essere risultato dello "svolgimento dei problemi" , non condizione necessaria , senza la quale il probelma in se' non puo' nemmeno essere affrontato : se proprio vogliamo mantenere il latino nelle scuole lasciamo tradurre con la grammatica in mano 

Nessuno sostiene che il latino serva a diventare più intelligenti. Il latino serve a comunicare. Non in latino, ovviamente. Ma come ogni branca di ciò che viene chiamato "cultura".

Comunque, mi farebbe un piacere se leggesse il mio commento sopra. Vorrei capire se il mio modo di comunicare è sufficientemente chiaro per differenti livelli culturali, o se verrà completamente equivocato, come probabile.

Grazie anticipatamente.

come probabile

pippo 29/8/2019 - 18:45

del post consigliato non condivido praticamente nulla ; cerco , con sintesi , di dire la mia : 

nella mia visione , per quanto miope e sfocata , lo scopo ultimo della scuola pubblica ( e sottolineo pubblica , quelle private non le includo ) e' quello di formare i cittadini al fine di migliorare lo Stato ( di nuovo specifico che parlo della scuola pubblica ) ; formare medici perche' le malattie non arrechino danni alla popolazione , insegnanti perche' le scuole siano efficaci , ingegneri e quant'altro di modo da poter costruire case e ponti

per dirla con un paragone al settore privato ( che so essere molto caro all'ambiente ) gli Stati tramite l'istruizione pubblica fanno quello che fanno le aziende quando formano il proprio personale

un piccolo appunto : rendere i programmi "al passo con i tempi" e' operazione alquanto difficile , e spesso non efficace , penso per esempio all'informatica : per formare la classe insegnante occorre del tempo , si rischia quindi di formare insegnanti che insegnano programmi ormai superati ; molto meglio quindi continuare a insegnare le basi dell'informatica che sono "eterne" piuttosto che rincorrere l'ultimo software che tra 6 mesi sara' gia' obsoleto

per altre materie , penso alla fisica e alla matematica , il problema del mettere i programmi al passo coi tempi praticamente non si pone ... euclide e newton , pur vecchiotti , sono  sempre attuali

Ho capito che lei, le mie parole "il mio commento qui sopra" le ha interpretate come "il post".

Ho anche capito che lei ritiene che compito dello Stato sia "migliorare lo Stato", e che a questo scopo debba "formare i cittadini". Ho letto un carteggio di Goebbels con Hitler in cui effettivamente esprimeva gli stessi concetti.

Anche Mao teorizzò ed intrapese questa strada, con la sua "rivoluzione culturale". Stalin non la teorizzò perché a malapena sapeva scrivere, ma anche lui si impegnò su questa strada con entusiasmo. Così Fidel Castro, che riuscì a laureare l'intera popolazione cubana.

Complimenti, Lei ha la stoffa del grande statista.

La ringrazio e la saluto.

gia'!

pippo 30/8/2019 - 20:56

per quanto ti possa suonare strano quando mi indichi un "commento" io lo cerco nella sezione "commenti" ... circa le finalita' della scuola pubblica consiglio di vedere quali effetti porto' l'istituzione della scuola publlica ... quegli effetti infatti furono l'esito delle finalita' che si erano posti colorono che fondarono la scuola pubblica

p.s:una corretta costruzione del periodo aiuterebbe a comprendere i tuoi testi

Il suo commento, sig. Pippo, è un esempio palese di quello che intendo quando descrivo il dibattito sulla scuola. Cito due affermazioni che fa:

la scuola deve formare i cittadini al fine di migliorare lo Stato

rendere i programmi "al passo con i tempi" e' operazione alquanto difficile , e spesso non efficace

Queste affermazioni — non ha nessuna importanza se io le condivida o meno — rappresentano UN possibile punto di vista. L'assicuro che conosco di persona alcuni genitori e alcuni professori che si opporrebbero strenuamente a entrambe queste affermazioni, con ottimi argomenti. Ad esempio: al genitore X può non interessare minimamente che i propri figli migliorino lo Stato. Al genitore Y può sembrare che per migliorare lo Stato bisogna studiare più greco e meno inglese. Al genitore Z può sembrare che, allo stesso scopo, serva insegnare più religione cattolica e meno educazione civica.

Idem per matematica e fisica: cosa di esse vada insegnato, e come insegnarlo, è un dibattito sempre aperto.

La cosa che volevo dire è che non sia possibile alcun compromesso tra visioni così diverse e contrapposte dello stesso servizio.

la sua posizione : i genitori non hanno alcun diritto sull'educazione dei figli ... sono benvenuti a prendere parte al processo decisionale ... ma i minori da educare sono cittadini , e come tali sottostanno alla legge dello stato che decide deliberatamente come dove e quanto educarli ... tanto che la scula cui facevo riferimento era quella pubblica e obbligatoria ... condivido pienamente la posizione sulla matematica ... materia inutile quando spinta oltre la conscenza delle operazioni elementari

invece l'educazione è il compito principale dei genitori, della famiglia.
Qui si confonde educazione (educĕre «trarre fuori, allevare») con insegnare: insĭgnare, propr. «imprimere segni (nella mente)», differenza che conosco pur non avendo fatto il classico ;-) 

oltre l'etimologia

pippo 25/9/2019 - 13:13

il discorso non verteva certo sull'etimo delle parole ... quanto piu' su di un fatto storico : supponga di essere napoleone ... e di voler conquistare l'europa , per farlo le servono ingegneri per costruire ponti , soldati con certe competenze per usare i cannoni , operi specializzati per la costruizione dei citati cannoni etc etc ... soluzione a tali problemi e' l'istituzione di una scuola pubblica il cui scopo non e' educare alle buone maniere , ma insegnare nozioni tecniche utili ai fini che lo stato si e' posto ... quelli che pensano che la scuola pubbluca sia il frutto di una contrattazione tra borghesia e stato ... o quale altra idea ( come quella ridicola del sign. cacciari ... ah si' ... caro cacciari , le assicuro che le persone "comunicavano" senza problemi anche prima della scuola pubblica ) abbiano sulla nascita delle scuole pubbliche non hanno semplicemente idea di cio' ci cui parlano

Il latino non è un esercizio di problem solving, perché la traduzione è soggetta a valutazioni soggettive. Un voto può essere abbassato dal prof più o meno sadico perché la traduzione è troppo letterale o, al contrario, troppo libera. Altro che problem solving, questo è arbitrio puro. Assenza quasi totale di falsificabilità.  

vero

Guido Cacciari 19/9/2019 - 13:03

Aggiungo che la funzione del latino è tutt'altra.

Quando comunichiamo, utilizziamo un sacco di locuzioni latine, per non parlare delle citazioni di cui ci serviamo o di quelle che ascoltiamo o leggiamo. Ed è latina la maggiorparte dell'etimologia delle parole del nostro vocabolario.

E' questa l'importanza del latino: aiutarci a comunicare. Come tutto ciò che chiamiamo "cultura".

E "comunicare" non è una facoltà di scarsa importanza in una società complessa.