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Il perché della scuola: il classico e oltre

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Se l'autore ritiene di non riuscire a proprorre delle conclusioni, io so perché. Perché non ha veramente chiarito quale sia l'obiettivo. Ci provo io. Obiettivo e conclusioni.

Perché esiste una scuola pubblica?
Esiste perché quando un individuo viene al mondo, non è ancora capace di sopravvivere. Non solo dal punto di vista materiale, ma anche da quello relazionale. Anziché vivere esclusivamente con la sua famiglia raccogliendo bacche, capita che nasca in una società composta magari da milioni di individui. Organizzati in una società con regole, convenzioni, e un linguaggio complesso costituito non solo da termini, ma anche da citazioni, analogie ed esempi (i modi migliori per esprimere concetti complicati) nonché metalinguaggi e nozioni specifiche.
Tutto qui.

Cos'è la cultura? Semplice. E' la capacità di comunicare. E' quel bagaglio di conoscenze, magari anche artistiche se non tecniche o storiche o altro, che ci permette di interagire al meglio (esempio: storicamente, la materia più importante dell'istruzione del giovane era la retorica. Retorica e dibattito pubblico sono ancora materia obbligatoria nei paesi di lingua inglese. Aiuterebbero, se non altro, a difendersi dalla demagogia...).

Quindi, no. La scuola non dovrebbe servire a nessuna delle cose che sono state elencate sopra. Dovrebbe servire solo ad insegnare agli aspiranti cittadini a convivere, a conoscere la società ed i suoi pericoli (plagio, propaganda, truffe etc.), ed a comunicare con un linguaggio - in senso lato - comune.

Quindi ecco perché modificare i programmi scolastici per renderli "al passo coi tempi" è pericoloso. Perché può causare uno iato comunicativo tra le generazioni. Ciò che si voleva evitare...

Ma per questo, non può essere necessario andare a scuola per 13 anni (obbligo). E' esagerato. Se la scuola fosse veramente focalizzata al suo scopo, dieci sarebero più che sufficienti. Per lasciare al giovane individuo la libertà che necessita per muoversi nella società.
E varrebbero venti degli attuali, inutili perché, concordo con l'articolo di Artemij Keidan, ora sono privi di senso.

E ricordarsi: la vita è a tempo. Chi te lo fa perdere, ti uccide un po'.
In questo senso, la scuola italiana è stragista...

Quello che scrive sul fatto che il bambino non è autosufficiente e va accompagnato alla vita adulta lo condivido appieno, e, pensi un po', volevo iniziare proprio così l'articolo, ma poi ho tagliato per non essere troppo prolisso. Però su una cosa non siamo d'accordo: tutto questo porta alla necessità dell'istruzione, non della scuola. Infatti, la scuola è un fenomeno culturale recente, mentre l'istruzione è un fenomeno, praticamente, biologico. La scuola è il risultato della decisione, presa dallo Stato, di accompagnare tutti i bambini all'età adulta allo stesso modo (con piccole variazioni, ok). E qui nasce l'inghippo: quando si decide per gli altri, si generano mostri.

Esatto

Guido Cacciari 19/9/2019 - 12:52

Concordo ancora. Ma parzialmente. Perché l'inghippo che cita, cioè "quando si decide per gli altri" sussiste finché lo si permette.

Lo Stato Italiano lo ha permesso e preteso quando ha inserito in Costituzione il "diritto all'insegnamento" (?) e successivamente abolito il reato di plagio (veramente! Prima c'era, sin dal Diritto Romano, e la graziosa Repubblica lo ha abolito!).

In questo modo, alla stregua di un demagogo qualunque, l'insegnante ed il libro di testo possono spacciare opinioni per dati di fatto.

Questa è la semplice chiave per non decidere per gli altri. Presentargli i fatti, presentargli anche le opinioni, nel modo più vasto possibile, ma indicare chiaramente la separazione tra questi due generi di informazione. Perché lo studente è l'elemento debole del rapporto, e se l'insegnante impone come insegnamento giudizi morali (questo è buono, questo no) lui ci crederà per tutta la vita.

Però, non capisco la diferenza tra "istruzione" e "scuola". Ritengo che la scuola debba garantire a tutti le istruzioni atte a vivere nella società (che sono ovviamente vaste ad libitum, poiché la "capacità di comunicare" comprende tutto ciò che si intende per "cultura" ), ed è giusto che le fornisca a tutti in modo uniforme. Se però lasciasse all'individuo la decisione di che farne! Ognuno, cioè, dovrebbe poter abbracciare "l'opinione" che preferisce, o formersene di sue. E utilizzare le informazioni apprese oppure no.

Al contrario, l'opinione diffusa (e realtà attuale) che la scuola dell'obbligo debba "selezionare" i cittadini, è amorale, è un sopruso. Per non parlare delle borse di Studio assegnate secondo votazioni completamente falsate tra una scuola e l'altra. Un 6 al Nord equivale ad un 10 al Sud, dove sanno sfruttare le perversità dello Stato. Altre assegnate ai soli dipendenti pubblici con i soldi di tutti. Lo Stato del sopruso.

Follia. La scuola dell'obbligo deve solo insegnare il necessario. Alla propria vita ci pensa l'individuo stesso. Seleziona tuo nonno, professore!