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Propaganda pentastellata: come ti asfalto un video sovranista sul debito

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oggi mi spendo.

dragonfly 10/10/2018 - 16:19

il costo del rischio è differente per i vari operatori nel mercato e decresce al crescere della ricchezza degli investitori. Questo per un semplice motivo: più l’operatore finanziario è grande e più ha l’opportunità di diversificare i rischi finanziari.

è vero, ma irrilevante in pratica. le barriere di ingresso, cioè i tagli minimi e le commissioni, che "scalettavano" le possibilità di diìversificazione dell'investitore in base alla sua taglia, oggi si sono molto ridotte; gli ETF si comprano a centinaia di euro alla volta e si può trovare tutta la diversificazione che si vuole a volte anche in un solo prodotto.

Fino a poco tempo fa i titoli a breve termine erano talmente sicuri che avevano dei rendimenti negativi, ovvero i grandi e cattivoni investitori esteri pagavano lo stato per il servizio di “deposito” sicuro, come aveva predetto il caro De Finetti.

il fenomeno attuale dei sottoscrittori a tassi negativi è diverso da quello ipotizzato da de finetti, cioè la mancanza di domanda di capitali. oggi sono i regolamenti delle riserve di banche e assicurazioni, nonche di molti fondi, che obbligano i gestori a comprare certi titoli sempre, anche se a tasso negativo. tali regolamenti erano stati pensati in tutt'altre condizioni di mercato e nessuno se l'è mai sentita di modificarli per paura di instabiltà.