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Propaganda pentastellata: come ti asfalto un video sovranista sul debito

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Premesso che non sono un macroeconomista, ma mi occupo di statistica applicata alla finanza ed alle assicurazioni, vi espongo le mie considerazioni.

In primo luogo ci tengo a ricordare che la presenza dei tassi negativi è stata ipotizzata da Bruno De Finetti oltre ottant’anni fa, infatti sulla restrizione della positività dei tassi dichiarava: “Questa restrizione costituisce piuttosto un dato di fatto d’ordine storico che non una necessità logica più o meno evidente: si potrebbe in teoria immaginare benissimo una situazione economica in cui, nessuno o pochissimi avendo bisogno di denaro a prestito, non si troverebbe convenienza ad accettare un importo impegnandosi a restituirlo più tardi accresciuto, e nemmeno per restituirlo intero, ma solo detraendo un certo importo per la custodia”. (cfr. de Finetti B. (1935), Sulle operazioni finanziarie, Giornale dell’Istituto Italiano degli Attuari. Pag.292).

Per quanto riguarda il valore di titoli rischiosi (se pur basso il rischio nei titoli di stato non è nullo) è importante fare una considerazione secondo me fondamentale: il costo del rischio è differente per i vari operatori nel mercato e decresce al crescere della ricchezza degli investitori. Questo per un semplice motivo: più l’operatore finanziario è grande e più ha l’opportunità di diversificare i rischi finanziari e, pertanto, è disposto a chiedere una remunerazione più contenuta. Per fare un esempio nell’ambito assicurativo, una piccola compagnia assicurativa non può permettersi di assumere grossi rischi (vedi esempio incidente di Costa Crociere) perché non è sufficientemente grande e non ha abbastanza portafoglio per compensare l’eventuale sinistralità eccessiva. Essa sarebbe disposta ad assumere il rischio ad un prezzo molto alto, al contrario una grande compagnia assicurativa può permettersi di assumere qualche grande rischio in quanto riesce a diversificare con gli altri rischi ed ha il capitale per assorbire un grosso sinistro. In questo caso il prezzo a cui la grande compagnia è disposta a fornire la copertura assicurativa è senz’altro inferiore a quello a cui sarebbe disposta una compagnia piccola.

Tornando nell’ambito dei titoli di stato a breve termine il meccanismo delle aste garantisce che lo stato ottenga il prezzo migliore (più alto, con gli interessi più bassi) ed è pagato dai grandi investitori che hanno una valutazione del costo del rischio più basso. Fino a poco tempo fa i titoli a breve termine erano talmente sicuri che avevano dei rendimenti negativi, ovvero i grandi e cattivoni investitori esteri pagavano lo stato per il servizio di “deposito” sicuro, come aveva predetto il caro De Finetti. I piccoli investitori, le famiglie, non percepiscono il vantaggio del servizio di “deposito” che invece fa comodo a coloro che hanno necessità di tenere al sicuro per un pò di tempo qualche miliardo di Euro. Lo stato ci guadagna e, conseguentemente, anche i cittadini.

I piccoli investitori e le famiglie non sono giustamente disposti a pagare allo stato i costi elevati che invece pagano i grandi investitori. Nel caso si voglia incentivare l’acquisto dei titoli alle famiglie, come si parla a sproposito in questi giorni, saranno verosimilmente offerti interessi più alti e/o incentivi fiscali (e quindi costi maggiori per lo stato). Ad un certo punto l’amico GG dice che i rendimenti dei BOT negli anni 80 non compensavano l’inflazione che era più alta. Si potrebbe quindi obiettare che anche negli anni 80 i titoli di stato avevano un rendimento reale negativo, forse le famiglie si affrettavano a comprare BOT per tutelarsi in qualche modo dall’inflazione, cosa che adesso avviene naturalmente e senza sforzi lasciando i soldi nel conto corrente.

Sul fatto che una volta il prezzo lo stabiliva lo stato, mentre adesso il prezzo lo fa lo speculatore GG ha quasi raggiunto l’apice delle stupidaggini in quanto anche un bambino capisce che se lo stato decideva un prezzo troppo alto i titoli restavano invenduti, mentre se decideva un prezzo inferiore a quanto gli investitori fossero disposti a spendere ci avrebbe rimesso la differenza. Come detto in precedenza, le aste garantiscono che lo Stato venda i titoli al prezzo più alto possibile.

Tuttavia il top del top delle stupidaggini GG lo raggiunge quando parla degli uffici postali e di BancoPosta, affermando che gli investimenti delle famiglie vengono indirizzati verso prodotti assicurativi vita invece che verso i patriottici titoli di stato, destino che dovrebbero avere anche i soldi depositati cui c/c di BancoPosta. Ma dai… indovinate un po’ dove la Posta investe i premi delle polizze e dei conti correnti? … Non voglio creare troppa suspense e vi rivelo che  Poste Italiane investono i risparmi degli italiani per la maggior parte in titoli di stato italiano (circa € 117 miliardi di attivi nel 2017, vedi pagg. 354-355 della relazione finanziaria https://www.posteitaliane.it/files/1476480056653/relazione-finanziaria-a...). Quindi le famiglie investono in panieri di titoli gestiti da Poste con un peso prevalente dei titoli di stato ed i rendimenti sono distribuiti alle famiglie in particolar modo attraverso le polizze vita.

Per il resto che dire, purtroppo questi venditori di fumo esercitano un certo appeal sui loro ascoltatori, le persone competenti sono costrette a controbatterli con argomentazioni che, per forza di cose, saranno difficilmente comprese.

oggi mi spendo.

dragonfly 10/10/2018 - 16:19

il costo del rischio è differente per i vari operatori nel mercato e decresce al crescere della ricchezza degli investitori. Questo per un semplice motivo: più l’operatore finanziario è grande e più ha l’opportunità di diversificare i rischi finanziari.

è vero, ma irrilevante in pratica. le barriere di ingresso, cioè i tagli minimi e le commissioni, che "scalettavano" le possibilità di diìversificazione dell'investitore in base alla sua taglia, oggi si sono molto ridotte; gli ETF si comprano a centinaia di euro alla volta e si può trovare tutta la diversificazione che si vuole a volte anche in un solo prodotto.

Fino a poco tempo fa i titoli a breve termine erano talmente sicuri che avevano dei rendimenti negativi, ovvero i grandi e cattivoni investitori esteri pagavano lo stato per il servizio di “deposito” sicuro, come aveva predetto il caro De Finetti.

il fenomeno attuale dei sottoscrittori a tassi negativi è diverso da quello ipotizzato da de finetti, cioè la mancanza di domanda di capitali. oggi sono i regolamenti delle riserve di banche e assicurazioni, nonche di molti fondi, che obbligano i gestori a comprare certi titoli sempre, anche se a tasso negativo. tali regolamenti erano stati pensati in tutt'altre condizioni di mercato e nessuno se l'è mai sentita di modificarli per paura di instabiltà.