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Commenti di scuola alla "geniale proposta" per eliminare lo spread sul debito.

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Sono un estimatore di Boldrin come di Perotti, e apprezzo di entrambi la franchezza anche ruvida (spesso nel primo e non raramente nel secondo). La loro demolizione delle tesi di Minenna & c. mi convince (non sono un economista). Ma non entro nel merito.

Noto una differenza di modalià comunicativa. Perotti ha un atteggiamento collaborativo nei confronti degli avversari: concorda con loro il contenuto della proposta in questione, e poi demolisce questo contenuto, senza però mai giudicare le qualità intellettuali e morali degli autori, né ipotizzare loro intenti 'disonesti'. Chi legge può ben essere indotto a farlo, ma Perotti non spende una sola parola al riguardo. Invece Boldrin ne spende molte, fin dal titolo ("geniale" è sarcastico), e poi di continuo: "parole al vento", "han voluto pretendere d'aver inventato il moto perpetuo. L'ambizione politica acceca", "estensori di questa robaccia", " i dottor Dulcamara", e varie altre.

Forse ciò che Boldrin dice degli autori è largamente vero, non entro neanche qui nel merito. Quello che mi chiedo è quale delle due strategie comunicative sia più efficace. Potrebbero esserle entrambe, se scopi e target dei due interventi fossero diversi. Se invece sono simili, come credo  (le sedi sono la voce e nfa), la questione si pone.

Non è una questione marginale. Nella comunicazione sociale e politica, non strettamente scientifica e accademica, questi aspetti di "stile", di atteggiamento relazionale nei confronti di coloro cui ci si rivolge - principalmente direi i lettori ma secondariamente anche gli autori criticati e comunque tutti quelli che possono ricevere un'eco della discussione - sono tanto importanti quanto i contenuti, forse di più.

E' anche una questione empirica. L'efficacia dipende dalle reazioni dei destinatari, che non sono ovvie, sono materia di ricerca empirica, che a volte dà esiti controintuitivi.

Non dico quale delle due strategie mi sembri più adeguata, relativamente a scopi e destinatari. Forse neanche lo so. Mi preme, in primo luogo, sottolineare l'importanza di questo aspetto e sollecitare le vostre riflessioni al riguardo.

Concordo

Franco Verzetti 25/6/2018 - 12:00

in tutto e per tutto, con la sua analisi, mi permetto di aggiungere una piccola considerazione/domanda: se siamo a questo punto ritengo sia a causa della mancata/troppo lenta/squilibrata (scegliete voi l'aggettivo più idoneo) integrazione delle economie, ma soprattutto della politica dell'UE, sbaglio da qualche parte nel mio ragionamento?

di Boldrin funziona.
Si è scelto la parte del Burioni dell'economia, e su di essa a costruito il suo personaggio, che ha indiscutibilmente una impronta comunicativa importante.
Può darsi che questa stategia non sia generalizzabile (di Boldrin, come di Burioni, può essercene uno, già due son troppi) e può darsi che a volte lo porti a sparare a zero pure contro chi aveva già le mani alzate; però se usata dal personaggio giusto ha una notevole efficacia. Funziona alla grande, nell'era della rete.

Funziona certamente con chi è già d'accordo ed è anche indignato. Ma siamo pochi, direi fra l'1 e il 3%, e sono ottimista. Per Burioni è diverso, i no-vax sono una minoranza, la maggioranza è pro-vax e pro-Burioni, anche se noi indignati contro i no-vax maggioranza forse non siamo, ma certamente ci andiamo vicino, come minimo.

Il problema è se la strategia comunicativa "Boldrin" (o "Seminerio" che è quasi la stessa) funzioni con una parte non trascurabile del restante, diciamo, 97%

Forse l'unica è provarle tutte. Quindi bene Boldrin, avanti così. E bene pure la strategia "Perotti", di cui è un campione anche più costante il pacatissimo Cottarelli. E speriamo pure in Crozza e in alcuni bravissimi vignettisti, su tutt'altre corde ovviamente. Bon tuto! :-))