Titolo

Quota 102, Quota 39 e 62

5 commenti (espandi tutti)

L'argomento pensioni ha tanti aspetti. Adesso mi riferisco alle pensioni, lasciando fuori tutte le altre forme di 'servizi' che l'INPS gestisce, e che non dovrebbero incidere sul capitolo pensioni in senso stretto: dalle pensioni di reversibilità e invalidità alle varie indennità di disoccupazione, malattia, maternità ecc

Questi servizi non dovrebbero essere coperti dalle entrate contributive nel sistema contributivo.

Credo che dovrebbe essere prevalente cosa sia giusto fare, e non asservire ai 'conti in ordine' dell'INPS le necessità dei cittadini. Questo nel caso che si consideri l'Ente come quello che organizza un servizio per il lavoratore e non quello a cui il lavoratore debba asservire i suoi bisogni.

In varie discussioni sembra che 'l'impatto' di qualunque riforma del sistema pensionistico sia prevalente, soprattutto a sentire la Fornero. Ma lei difende con i denti una sua legge, è ovvio. L'INPS ha un bilancio in attivo per la sola componente previdenza, al netto delle altre spese a suo carico e al netto dell'irpef che torna allo Stato.

Non capisco perché considerare le pensioni l'unico aspetto su cui operare per tenere i 'conti in ordine' dell'INPS.

In un periodo di crisi in cui è ridotto il lavoro ed i conseguenti incassi contributivi, la riduzione di erogazioni pensionistiche risulta una misura tampone provvisoria per la liquidità necessaria, sebbene in danno dei pensionandi. Ma ci sono anche altri interventi possibili, come la regolarizzazione di tanto lavoro dipendente pagato a nero e quindi senza versamenti contributivi, campana che una certa parte politica non vuol sentire.

Comunque nella logica dei 'conti in ordine' va considerato che adesso si esauriscono le pensioni retributive.

Per le pensioni contributive i coefficienti di trasformazione del montante contributivo in assegno pensionistico si riducono con la minore età del pensionando. L'INPS dà una pensione maggiore per minor tempo invece di una pensione inferiore per più tempo. Il valore attuale della rendita vitalizia non cambia.

Chi ha bisogno di una pensione maggiore continua a lavorare sua sponte, condizioni di salute permettendo.

Chi ha necessità di lasciare il lavoro, anticipando l'andata in pensione accetta sia di non far aumentare di circa il 3% l'anno il suo montante contributivo non versando altri contributi, sia la riduzione della pensione, che verrebbe calcolata con un coefficiente di trasformazione inferiore di più del 3% all'anno. Entrambe cause di riduzione dell'assegno pensionistico. Con la precarizzazione del lavoro i montanti contributivi saranno sempre più bassi, a parità di età anagrafica, con conseguente riduzione degli assegni pensionistici.

A parità di occupazione, a fronte di un dipendente che va in pensione c'è un nuovo assunto, i cui versamenti contributivi sostituiscono quelli del pensionato. E nelle casse dello Stato entrano le tasse sia del pensionato che del nuovo assunto.

La variazione nel tempo dei coefficienti di conversione del montante contributivo in pensione tiene conto dell'aumento della speranza di vita, e quindi del prolungamento dell'erogazione della pensione. Per chi aveva 60 anni nel 2009 il coeff. era 5,163% mentre per chi ha 60 anni nel 2018 è 4,589%, con una perdita della pensione di più dell'11%. Aver operato su questi coefficienti porta già una riduzione dell'esborso futuro da parte dell'INPS. Ma ora si aggrava ancor più la condizione del pensionando procrastinando l'età di pensionamento.

Credo che si sia tenuto conto di queste cose e di altro nel calcolo del costo di un blocco della 'Fornero'. Ma non lo so.

Poi c'è da vedere cosa farebbe il nuovo Governo: il blocco inteso come non innalzamento automatico dell'età pensionabile come conseguenza dell'aumento della speranza di vita comporta una spesa molto inferiore a quella della cancellazione totale della legge.

Penso che il lavoratore dovrebbe avere più voce in capitolo sulla sua vita.

Se vuole lasciare il lavoro anche solo dopo pochi anni di anzianità contributiva e si accontenta di un assegno misero, l'INPS dovrebbe corrispondere la rendita vitalizia commisurata al montante contributivo, per quanto basso sia. E invece incassa senza nulla dare i contributi versati per meno di 20 anni, che mi sembra un furto.

Credo che il sistema vada riformato radicalmente in altro modo, non certo allungando l'età di pensionamento.

Quanto è odiosa l'espressione 'conti in ordine' quando è usata in danno dei lavoratori.

Parole, parole

amadeus 17/5/2018 - 10:12

Bei discorsi, belle parole. Soluzioni zero.

Con i bei discorsi non si compra il pane. Così è la vita, mi spiace per lei. Non è una frase fatta: tutti gli organismi viventi, per vivere, devono avere un bilancio energetico positivo (l'energia utilizzata per procacciarsi le sostanze che servono per il loro sostentamento deve essere necessariamente non inferiore a quella che tale sostentamento produce). Si chiama equilibrio di bilancio.

L'energia spesa deve essere non superiore a quella prodotta, o sbaglio? :-)

Giusto

amadeus 17/5/2018 - 17:11

Hai ragione (la fretta...). Il concetto è quello. In realtà puoi avere uno sbilancio negativo per un periodo limitato (se usi quello che hai accumulato in passato...).

Sono contento che lei li consideri bei discorsi, belle parole. Vuol dire che qualcosa c'è. Non sono d'accordo su 'soluzioni zero', perché qualcosa c'è, anche se lei non le considera tali.

Avrei anche dell'altro, almeno come proposte, ma non l'ho scritto anche perché non mi sembra che ogni commento debba contenere soluzioni, almeno a leggerli tutti.

Non mi pare di aver contestato l'equilibrio di bilancio, che è stato messo perfino in Costituzione all'art.81 secondo me senza senso, perché è una misura talmente di buon senso che non ce n'era bisogno.

Anzi ho proprio sostenuto che l'INPS dovrebbe rispettare il pareggio di bilancio tra contributi che incassa e pensioni che paga, e non pagarci altre cose che andrebbero a carico dell'Erario, per non fare un minestrone unico.

Anche lo Stato dovrebbe rispettare il pareggio del suo bilancio, pure assumendo a suo carico le altre spese di natura assistenziale che l'INPS gestisce.

E invece c'è chi vuole 'un appropriato ricorso al deficit', come hanno scritto nel 'contratto' i forse futuri governanti.

So pure che c'è chi pensa che 'con la cultura non si mangia'.

Vista la correzione cancello il resto, anche se il parallelo mi sfuggiva prima e mi sfugge ancor più ora: con l'inversione dei termini della disequazione il concetto come fa a restare quello; ma non ha importanza.