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Letture per il fine settimana 02-06-2017

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 A suo tempo ho criticato la conferenza di Parigi, perché dire che si deve fare in modo che la Terra non aumenti la tempreatura di due gradi, dal punto di vista scientifico è un assurdo. La scienza del clima è ben lontana dal fare predizioni totalmente affidabili,  per cui  non sappiamo cosa farà la Terra nei prossimi anni.

Sarebbe stato scientificamente più onesto dire: limitiamo le emissioni di CO2 e degli altri gas serra alla quantità X perché i nostri modelli prevedono un aumento delle temperature.

Dato che la formulazione della conferenza di Parigi è scientificamente sbagliata, Trump ha avuto buon gioco a sfilarsi dal club.

Ricordo qui, per punti, quello che sappiamo sullo stato del clima. Una discussione più completa si trova qui (il pezzo compare su un sito del PD, spero che questo non urti sucettibilità, non intendo fare propaganda politica). 

1) l'uomo emette 30 miliardi di tonnellate (GTon) di CO2 all'anno, la Terra ne assorbe circa 2/3, ma circa 10 GTon si accumulano ogni anno. Questa quantità è solo l'1.4% della CO2 totale scambiata dal sistema naturale, ma ha la caratteristica che si accumula.

2) Qualunque sia l'origine delle 10 GTon/anno (naturale o umana), il risultato è che un aumento dei gas serra (misurati in GTon di CO2 equivalenti), secondo  gli attuali modelli climatici, provoca un aumento delle temperature

3) L'affidabilità dei modelli cimatici è ben lungi dall'essere soddisfacente, data la complessità del sistema. Qualitativamente, tutti i modelli sono d'accordo nel predire un aumento delle temperature, ma quantitativamente le previsioni tra modello e modello si discostano significativamente. Un panorama scientifico della situazione si può trovare qui

4) La temperatura attuale della Terra  è compatibile, verso l'alto, con la fine di un periodo interglaciale caldo

5) Quindi, una buona politica sembra essere il perseguire una riduzione di almeno 1/3 delle nostre emissioni, anche se non sappiamo bene che temperature raggiungerà la Terra nei prossimi decenni.

Questo avrebbe dovuto dire la conferenza di Parigi, invece di parlare di catastrofe imminente. Ma si sa, i politici, per convincere la gente, hanno bisogno di messaggi forti.

La cosa veramente importante, ma di cui nessuno parla, è invece cosa ne sarà dei programmi di monitoraggio ambientale, che vengono finanziati dagli USA con importanti investimnti. La NASA ha in questo momento 28 satelliti in orbita, che stanno prendendo misure. Questo sforzo finanziario e scientifico è praticamente tutto americano. Spesso critichiamo gli USA per le politiche ambientali o anti ecologiche delle multinazionali, ma non ricordiamo mai che gli USA sono praticamente soli, a parte un piccolo aiuto dall'Europa, nello studiare il comportamento climatico del pianeta. Si sincaricano di avere occhi di controllo per tutti noi.

Il programma ARGO, per il monitoraggio della acque ha negli USA un partner fondamentale. Il 95% del calore finisce nelle acque, ma, fino al 2000, non c'è mai stata nessuna misura sistematica di questo parametro. Senza monitoraggio delle acque (temperatura, salinità, densità, correnti)  nessun modello climatico è affidabile.

Cosa deciderà Trump sul finanziamento di questi programmi di monitoraggio?

Gli USA fino a questo momento si sono accollati quasi interamente l'onere del monitoraggio del pianeta, e una dismissione di questi programmi sarebbe catastrofica, perché priverebbe i modelli climatici dei riscontri necessari per il loro affinamento.

Invece, e su questo dovremmo tutti essere d'accordo. lo studio del clima è cruciale. La Terra prima o poi si raffredderà di nuovo. 16 mila anni fa l'Adriatico cominciava a Pescara, e i ghiacci , spessi centinaia di metri, arrivavano quasi fino Milano (vedi figura sotto) . Dato che il raffreddamento dipende da motivi astronomici, è certo che avverrà. Il periodo caldo, cominciato circa 15 mila anni fa, è al termine (100? 1000 anni?). Nessun modello climatico tiene conto di questo; l'assunzione è che la situazione astronomica Terra sia stabile nel periodo considerato. Quando avverrà il raffreddamento, se avremo il clima sotto controllo, potremo usare i gas serra per evitare le catastrofi conseguenti. Nessuno, tra l'altro, fa mai le stime economiche del costo di un'era glaciale. Oppure la scienza potrà dirci che il gas serra già immesso è sufficiente per non far raffreddare il pianeta. 

Quali ipotesi è vera? Non lo sappiamo, ma per saperlo dobbiamo continuare ad affinare i modelli climatici e raccogliere dati.

Nelle ere glaciali la CO2 ha oscillato, nell'ultimo milione di anni tra 180 ppm (periodi freddi) e 280 ppm (periodi caldi). Ora, in 50 anni, è schizzata a più di 400 ppm. Alcuni modelli prevedono che già questo cambiamento sia sufficiente per bloccare l'imminente arrivo (in tempi geologici) del periodo freddo.

La rinuncia allo studio del clima è la sola cosa importante che Trump non deve fare.