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Il terremoto, la ricostruzione, il populismo.

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Il Corriere questa mattina ci informa che la situazione della zona rossa di Ischia starebbe rapidamente deteriorandosi. Il titolista sintetizza così: «Sisma di Ischia, la zona rossa non è affidabile» L’esperto De Natale: «Subito la messa in sicurezza».

Dell'articolo colpiscono alcuni estratti:

«La sismicità d’Ischia — ha spiegato il vulcanologo — ha caratteristiche peculiari legate a processi ancora ignoti (...)». Essa si basa su «una complessa interazione tra meccanismi tettonici e vulcanici». Proprio questo mix determina terremoti estremamente distruttivi come quello di Casamicciola del 21 agosto 2017. Secondo De Natale «l’estrema distruttività di quel sisma non è dovuta, come spesso si sente in giro, necessariamente alla fatiscenza degli edifici, ma al fatto che la faglia sismica si trovava a 1,5-2 chilometri sotto l’abitato. L’accelerazione registrata dagli strumenti dell’Osservatorio geofisico della Sentinella è stata quasi il doppio di quella prevista dalle norme vigenti per il calcolo dei nuovi edifici».

L'affermazione dovrebbe fare balzare sulla sedia gli scienziati e tutti gli esperti coinvolti a vario titolo nella vicenda, se non fosse che i dati elaborati dall'INGV e dal DPC immediatamente dopo il terremoto smentiscono questa affermazione.

L’esperto intervistato aggiunge altro:

«Anche un edificio costruito il giorno prima, perfettamente a norma, poteva in teoria riportare gravi danni o anche collassare» (...). Perciò, a giudizio di De Natale «occorre avviare immediatamente un vasto piano di messa in sicurezza di tutti gli edifici che sorgono nelle aree colpite dal sisma del 1883, in un raggio di circa 25 chilometri quadrati, dove si sperimentò un’intensità pari o superiore all’VIII grado della scala Mercalli».

Cioè  sarebbe necessario estendere la parte dichiarata "cratere sismico" in cui è possibile avere accesso ai finanziamenti per la ricostruzione.

Peccato che i report fotografici dei danni successivi al terremoto, che invito ciascuno a consultare liberamente, evidenziano in maniera palese che gli edifici danneggiati o distrutti non erano affatto recenti né costruiti secondo le norme vigenti.

Si registra quindi una coincidenza temporale tra la concessione del condono per gli edifici nelle zone terremotate (c.d. decreto Genova), e la presunta necessità di estendere la zona rossa a dispetto dei dati di INGV che, in tempi non sospetti, riportavano una situazione differente. Si ricordi inoltre che è stato necessario allargare le maglie del condono secondo i criteri della legge 28 febbraio 1985, perché diversamente siffatte costruzioni non sarebbero nemmeno condonabili ai sensi delle sanatorie più recenti.

caro karl

pippo 29/11/2018 - 12:34

mi pare lei abbia una certa competenza in materia ... mi sono sempre chiesto se l'effetto ottenuto dalla porgettazione antisismica sia quello di diminuire l'incidenza di vittime o quello di diminuire i costi legati alla ricostruizione/riparazione degli edifici ... mi saprebbe dare , in accordo con le sue competenze , una risposta?

grazei e saluti