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Il terremoto, la ricostruzione, il populismo.

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Dal punto di vista tecnico dirò una cosa che molti colleghi (ingegneri) potrebbero considerare eterodossa: un edificio del 1500 che non abbia subito nel tempo interventi di trasformazione eccessivi o non sia stato privato a lungo della necessaria manutenzione, probabilmente non sarà (altamente) vulnerabile, come si è sovente portati a credere.

Non sto' ad annoiarvi con le questioni tecniche, vi faccio solo notare che, nelle condizioni citate sopra, la storia ha già messo quella costruzione a confronto con diversi eventi sismici: quindi se è arrivato intatto sin qui probabilmente non sarà messo così male. Un caso evidente ed estremo sono gli acquedotti romani.
- Questo vuol dire che una volta costruivano meglio che oggi? No, semplicemente che le le strutture peggio costruite sono già state eliminate dalla selezione naturale.

Questa considerazione purtroppo non è valida per l'edilizia minore, i borghi di cui si è detto, ove la stratificazione costruttiva (abusi edilizi compresi) rende difficile sia la diagnostica che un eventuale intervento di adeguamento. Agli ostacoli tecnici si devono inoltre aggiungere: l'interazione con altri vincoli di tipo storico ed artistico e – soprattutto – la frammentazione della proprietà.

Purtroppo, le soluzioni elencate esulano dalle mie competenze e per questo sono curioso di sentire quali altre idee possano nascere.

Come si prezza il valore - e quindi come si decide l'assicurazione (presumo obbligatoria)? Col costo di una costruzione analoga moderna con criteri antisismici? Col costo di una costruzione simile falso antica? Oppure si impone ai proprietari di adeguare alle norme antisismiche moderne (se tecnicamente possibile)? Se non hanno i soldi, li forziamo a fare un mutuo? Li espropriamo?