Titolo

Il terremoto, la ricostruzione, il populismo.

1 commento (espandi tutti)

Nota: in meno di un giorno 5 interventi sulla “Pars Destruens” e nessuno sulla “Pars Construens”, sapevo che la narrativa ha più successo della saggistica, ma non immaginavo che la storiella calamitasse tutta l'attenzione. Che debba provare a scrivere una storiella ambientata nel futuro?

@ ">Sig.Ernesto: A quanto capisco, conviene anche lei sulla necessità di una assicurazione obbligatoria, poco importa se legata ad un mutuo o stipulata in prima persona dai proprietari. Attenzione però! A mia conoscenza fino a poco tempo fa gran parte delle polizze escludevano esplicitamente il rischio sismico, sia quelle dei mutui che le Polizze Globali Fabbricato. Ma su questo è meglio interpellare qualcuno esperto di assicurazioni.

@ ">Alessandro: Per finire la storia narrata posso basarmi sui fatti di cui sono a conoscenza (senza giudicarli). Per il terremoto del 24 agosto, come hanno scritto Boldrin e Bonaga in questo articolo: si prevede un contributo del 100% nelle aree colpite per le prime e le seconde case.

Quanto al passato, la ricostruzione all'Aquila (2009) non è mai decollata veramente finché il decreto Barca non sbloccò i fondi alle seconde case. Dell'Emilia (2012) non ho conoscenza diretta di come è andata, mentre ricordo che per Salò (2004) c'era una distinzione più articolata di livelli di finanziamento.

Posso anche dirti cosa sarebbe successo in Giappone. Alcune persone, soprattutto anziani nelle zone rurali, non riescono ad assicurare la loro abitazione perché risulta non conforme alle norma vigente, e probabilmente ritengono che l'investimento per metterla a norma sia oneroso rapportato alla loro aspettativa di vita. - Sì, succede anche lì!

Quando arriva il terremoto che la distrugge il governo fornisce una abitazione pubblica più un rimborso forfettario pari a circa 10'000 EUR (se non ricordo male). Solitamente riescono a vendere il terreno e a ricavarne un fondo che accantonano.

Ripeto, solo fatti, nessun giudizio.

@B. Sandrone @ottoking

La storiella del buon padre di famiglia parla del passato che non vorremmo si ripetesse. Se là non c'era nemmeno una norma che definiva le zone sismiche, figuratevi se era pensabile fare una classificazione sismica.

Ricordo che solo di recente le ristrutturazioni antisismiche sono state ammesse agli sgravi fiscali (tipo 65%), mentre da oltre dieci anni esistono per il risparmio energetico. Risultato: case crollate ma con cappotti, serramenti, caldaie e pannelli solari nuovi di zecca.

Per il futuro (vedi Pars Construens) sono d'accordo: è necessario introdurre un sistema di classificazione oggettivo e chiaro, forse affiancandolo con una progressiva introduzione delle assicurazioni obbligatorie.

Tutte le ciance sin qui spese non sono che un tentativo di capire quali ostacoli hanno finora impedito che questo avvenisse con l'intento, se possibile, di raccogliere idee affinché tali ostacoli vengano finalmente rimossi.