Titolo

Il terremoto, la ricostruzione, il populismo.

7 commenti (espandi tutti)

Nota: divido la risposta in due diversi post. Questo contenente i punti in cui sono in disaccordo ed il successivo con i punti di accordo da sviluppare.

 

Zone Sismiche Emilia & Sulla questione "costruzioni che rispettino le norme"

Scusate se in prima lettura forse non ho colto il punto dell'intervento. Mi sembra che il cuore del Vs. ragionamento possa essere da questo paragrafo (correggetemi se ho frainteso):

Se viene pubblicata una nuova normativa che identifica meglio il pericolo sismico di un'area, il non rinforzare il patrimonio immobiliare non e' giustificabile invocando il fatto che non era in vigore una legislazione che lo imponesse al momento della costruzione. Perché in questo caso si giustificherebbe la mancanza di investimenti sulla sicurezza del patrimonio immobiliare storico o antico. Che invece si ritengono appropriati e dovuti (omissis). E si scaricherebbero, ancora, le conseguenze della decisione di non adeguare gli edifici sulle spalle della collettività e si parla di più della meta' degli edifici in Italia.

Nonostante sul caso Emilia Romagna ritengo siate in parte in errore, non voglio annoiarvi ribattendo i singoli punti. Ritengo piuttosto che sia più proficuo per tutti trovare un modo per uscire da questo problema. Cerco di rappresentarvi come può essere complicata la faccenda con una storiella che vorrebbe chiarire quanto l'inadeguatezza del corpus normativo tecnico, non solo pregiudica il proprietario/committente ma di fatto può essere all'origine della situazione che voi stessi denunciate.


Un imprenditore vuole realizzare alcuni immobili da vendere, chiede ad un professionista un progetto strutturale. Il professionista redige il progetto secondo i migliori criteri di cui è a conoscenza, lo presenta al committente il quale nota un poderoso aumento dei costi, chiede spiegazioni e gli viene risposto che, ritenendo il rischio sismico probabile per quella zona, nonostante la norma lo neghi, si è proceduto il quel modo.
– Cosa succede ora? Mi è facile continuare, perché mi è capitato.– Il committente si rivolge ad altri, tanto prima o poi si troverà qualcuno che ritenga che per questo tipo di progettazione basta un elaboratore elettronico che applichi senza ragionare, quanto stabilito dalle norme. (Sassolino nella scarpa!)
La mia storia (di progettista) finisce qui, quella dell'immobile invece continua: lo costruiscono, lo collaudano ed il Comune concede l'abitabilità. Con queste garanzie lo acquista una famiglia che per farlo accende un mutuo.
Cambiano le norme ed il capo famiglia, con l'avvedutezza che gli assegna il codice civile, si interessa per procedere se non all'adeguamento almeno al miglioramento di casa sua. Magari tornando proprio dall'ingegnere cui era stato rifiutato il progetto. – Mi piace romanticamente pensarlo.–

L'importo dei lavori è di gran lunga superiore a quanto sarebbe costato farlo in costruzione, un ordine di grandezza almeno. Il buon padre di famiglia vorrebbe farlo, ne avverte l'importanza, ma non ha sufficiente disponibilità economica; non ha accesso ad altro credito (ha già un mutuo da pagare!) e non può nemmeno alienare l'immobile: chi glielo compra in quelle condizioni? Si informa per avere almeno una assicurazione, ma nessuno assicura casa sua.

La storia sembra già drammatica così, ma il destino – cinico e baro – non si accontenta. Arriva un terremoto. Fortunatamente la famiglia è altrove: sono tutti salvi, ma la casa no, è distrutta con tutto quel che contiene.

La famiglia si trova ora senza più nulla e con un debito da pagare. Cosa può fare? Pensano di prendere un avvocato e fare causa: al costruttore, al progettista, al direttore dei lavori, al collaudatore e perfino al dirigente comunale che ha dato l'abitabilità. Qualcuno dovrà rispondere!Sono decisi, a costo di fare altri debiti. Un amico avveduto gli però fa notare che nessuna delle figure sopra ha violato alcuna norma. Ai tempi della costruzione la casa era perfettamente in regola.

La storiella potrebbe essere adattata ad altri mille casi, dall'immobile ricevuto in eredità e ristrutturato con norme che poi si sono addirittura rivelate dannose per l'edificio, all'edificio vincolato dalla Sopraindendenza. In quest'ultimo caso e in particolare vorrei tornare su un Vs. passaggio

Sul paradosso "Colosseo, monumenti e centri storici" che sembra divertire ed eccitare tanti ma che è, invece, banale torneremo in commento ad hoc.

La questione dal punto di vista tecnico non e' affatto banale, credetemi. Parliamone volentieri in un commento ad hoc.

Sulla bufala "Ad Amatrice e paraggi le norme erano state rispettate"

Impressiona leggere certe affermazioni su nFA. Ma tant'è. In ogni caso, basta cercare 

Preciso che non ho mai pensato, ne scritto una cosa del genere e riporto quanto scritto a riguardo

Nella maggior parte dei casi, per tutti gli edifici costruiti o ristrutturati prima dell'entrata in vigore delle norme, dette norme non erano state violate.

Per tutti gli edifici costruiti o ristrutturati dopo l'entrata in vigore delle norme dovrebbero essere iniziate le necessarie indagini. Sono a conoscenza di diversi casi in cui persone sono iscritte nei registri degli indagati per queste ragioni. Che poi nessuno abbia ancora pagato per questo non e' un problema tecnico, rientra nella amministrazione della giustizia italiana (non dell'esecutivo).

Grazie per la pazienza ed il tempo che mi avete dedicato nelle Vs. risposte

è prob. anche assicurato.. E una delle possibili soluzioni è proprio questa (una di quelle concrete...) Mutuo con assicurazione contro eventi sismici per le zone interessate( o tutte, cn premio agganciato alle probablità come sempre..) obbligatoria. Ad ogni passaggio di proprietà chi compra è cmq. obbligato(o tramite finanziamento o privatamente) ad assicurare l'immobile. E gradualmente risolvi.

Lei mi piace molto Ing., le invidio una pazienza che io ho perso da tempo.

Ciao KFH,

Mi interessava capire come secondo te finisce la vicenda della famiglia, narrata nel tuo commento.

Mi spiego meglio: nell'Italia di oggi, la casa gliela ricostruisce lo Stato o si dovranno arrangiare altrimenti (magari solo con un modesto contributo pubblico)?

In pratica ciò che viene paventato nel post (lo Stato che paga tutto e tutti) è quello che accade nella realtà?

Grazie per l'eventuale risposta,

Alessandro

ribadisco

B. Sandrone 1/12/2016 - 17:43

Colgo l'opportunità dell'aneddoto per ribadire il concetto espresso nel mio precedente commento:

"La mia storia (di progettista) finisce qui, quella dell'immobile invece continua: lo costruiscono, lo collaudano ed il Comune concede l'abitabilità. Con queste garanzie lo acquista una famiglia che per farlo accende un mutuo."  

Se il buon padre di famiglia fosse stato informato in modo semplice e comprensibile del rischio al quale era sottoposto l'immobile probabilmente avrebbe avuto modo ex-ante di investire meglio i suoi soldi. Una mancanza di informazioni gliela ha negata. Tutti questi soldi per una casa 'in classe sismica B'?!

Riprendendo la sua storiella che trovo sensata, ho una visione po' diversa:

A causa della mancanza d' informazione e in parte per il moral hazard, il mercato non prezza il rischio terremoto, quindi il committente non vede il valore aggiunto nel costruire una casa antisismica, poiché si troverebbe o con minor margine o con la casa invenduta, il padre di famiglia invece o non sa ancora che è una zona sismica di un certo grado o se ne frega, quindi quando acquista la casa non rappresenta un  valore aggiunto per lui: è lui il mercato. Il progettista e il committente fanno il loro dovere se rispettano la legge vigente al momento.Ad un certo punto veniamo conoscenza che ci sono dei rischi che prima non consideravamo, ma che erano presenti, sarò cinico ma:

-il padre di famiglia ha comprato un asset che ha perso valore.

-non ha capitale per mettere mano all' immobile.

-può vendere l' immobile a qualcuno con capitale, prima che il suo valore diventi 0 perderà dei soldi ma al meno non tutti.

 

Non credo possiamo farci carico delle scelte individuali di ognuno, a nessuno piace aver comprato qualcosa che perde valore, ma succede e bisogna essere consapevoli di questa possibilità, pensiamo alle subordinate o anche al lamento dei nimby. Comunque la mettiamo il valore di questi immobili costruiti in zone a rischio non è più quello di una volta. Non ho intenzione di sminuire il dramma, nessun sta dicendo di abbandonarli a se stessi, però iniziamo a venirci incontro e trovare una soluzione che non richieda troppo supporto economico da chi questi rischi, per fortuna o per raziocinio, non li ha presi, certo il problema è molto grande non lo metto indubbio e rimane fondamentale passare anche attraverso il punto c) del commento di Boldrin.

d'accordo

B. Sandrone 2/12/2016 - 12:56

D'accordo con te.

Anzi, grazie per avere trovato il tempo di esprimere con il linguaggio dell'economia ciò che intendevo. Ribadisco ulteriormente:

  1.  Il padre di famiglia può sapere che il suo territorio è 'zona sismica' ma siamo sicuri che vi sia la reale percezione del rischio? Un indicatore sintetico di rischio sismico dell'immobile è fondamentale per il decisore non tecnico.
  2. Che la casa sia 'in classe sismica' A,B,C,D... G lo capiscono tutti
  3. * cioè è un passo sostanziale verso la prevenzione, incentivando l'attore economico ad agire in modo desiderabile: perchè comprare una edificio che costa di più?
  4. Perchè
  5. a) protegge maggiormente la mia vita ed il l'investimento
  6. b) conserverà un valore nel tempo
  7. c) assicurazioni e riparazioni costeranno meno
  8.  * l'effetto collaterale è - si può immaginare - un deprezzamento dei valori degli immobili esistenti  rispetto ai nuovi.
  9. In questo senso tutti i proprietari di immobili hanno da perdere qualcosa. Rendere un indicatore di rischio obbligatorio, anche solo per edifici di nuova costruzione però è un primo passo verso il cambiamento della mentalità e potrebbe, al prossimo terremoto, tra 10,20,50 anni, contribuire a salvare vite
  10. http://www.protezionecivile.gov.it/jcms/it/descrizione_sismico.wp?pagtab=2

Nota: in meno di un giorno 5 interventi sulla “Pars Destruens” e nessuno sulla “Pars Construens”, sapevo che la narrativa ha più successo della saggistica, ma non immaginavo che la storiella calamitasse tutta l'attenzione. Che debba provare a scrivere una storiella ambientata nel futuro?

@ ">Sig.Ernesto: A quanto capisco, conviene anche lei sulla necessità di una assicurazione obbligatoria, poco importa se legata ad un mutuo o stipulata in prima persona dai proprietari. Attenzione però! A mia conoscenza fino a poco tempo fa gran parte delle polizze escludevano esplicitamente il rischio sismico, sia quelle dei mutui che le Polizze Globali Fabbricato. Ma su questo è meglio interpellare qualcuno esperto di assicurazioni.

@ ">Alessandro: Per finire la storia narrata posso basarmi sui fatti di cui sono a conoscenza (senza giudicarli). Per il terremoto del 24 agosto, come hanno scritto Boldrin e Bonaga in questo articolo: si prevede un contributo del 100% nelle aree colpite per le prime e le seconde case.

Quanto al passato, la ricostruzione all'Aquila (2009) non è mai decollata veramente finché il decreto Barca non sbloccò i fondi alle seconde case. Dell'Emilia (2012) non ho conoscenza diretta di come è andata, mentre ricordo che per Salò (2004) c'era una distinzione più articolata di livelli di finanziamento.

Posso anche dirti cosa sarebbe successo in Giappone. Alcune persone, soprattutto anziani nelle zone rurali, non riescono ad assicurare la loro abitazione perché risulta non conforme alle norma vigente, e probabilmente ritengono che l'investimento per metterla a norma sia oneroso rapportato alla loro aspettativa di vita. - Sì, succede anche lì!

Quando arriva il terremoto che la distrugge il governo fornisce una abitazione pubblica più un rimborso forfettario pari a circa 10'000 EUR (se non ricordo male). Solitamente riescono a vendere il terreno e a ricavarne un fondo che accantonano.

Ripeto, solo fatti, nessun giudizio.

@B. Sandrone @ottoking

La storiella del buon padre di famiglia parla del passato che non vorremmo si ripetesse. Se là non c'era nemmeno una norma che definiva le zone sismiche, figuratevi se era pensabile fare una classificazione sismica.

Ricordo che solo di recente le ristrutturazioni antisismiche sono state ammesse agli sgravi fiscali (tipo 65%), mentre da oltre dieci anni esistono per il risparmio energetico. Risultato: case crollate ma con cappotti, serramenti, caldaie e pannelli solari nuovi di zecca.

Per il futuro (vedi Pars Construens) sono d'accordo: è necessario introdurre un sistema di classificazione oggettivo e chiaro, forse affiancandolo con una progressiva introduzione delle assicurazioni obbligatorie.

Tutte le ciance sin qui spese non sono che un tentativo di capire quali ostacoli hanno finora impedito che questo avvenisse con l'intento, se possibile, di raccogliere idee affinché tali ostacoli vengano finalmente rimossi.