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Il terremoto, la ricostruzione, il populismo.

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Il post precedente, per brevità, è stato focalizzato solo su questioni tecniche, senza spazio per altri ragionamenti.

Vorrei precisare che condivido lo spirito dell'Avvelenata di Boldrin e Bonaga, mi associo e sottoscrivo in gran parte le conclusioni:

Prima che un problema politico questo è chiaramente un problema culturale. C'è dentro, come abbiamo evidenziato, il piagnisteo plebeo, il pietismo deresponsabilizzante, il populismo politico, l'ignoranza diffusa che non comprende né cosa siano i terremoti né come se ne possano limitare i danni, {...}, se ci pensate un attimo, ha la stessa matrice di quell'altra colonna del declino italiano: il meno peggio.

In sintesi, qui in Italia c'è un problema e a questo punto non possiamo più fingere di ignorarlo o accontatarci solo misure palliative (il boldriniano meno peggio).

Ritengo però che limitarsi ad abbandonare quelle regioni solo perché la loro pericolosità sismica è più elevata sia solo una forma più sofisticata di questo meno peggio. I giapponesi continuano a vivere su Honshū, anche se le altre isole hanno terremoti meno intensi e meno frequenti ed i neozelandesi non si sono trasferiti in massa in Australia che è quasi asismica.

Sono tuttavia d'accordo nel ritenere che:

finanziare la ricostruzione d'un edificio di valore 100 per chi ne ha perso uno di valore 20 ha questo effetto [generare spese che qualcuno deve pagare, n.d.a.]

Come detto però non ho le competenze giuste per rispondere, largo agli economisti.

Se ne parla da anni, sicuramente da dopo il terremoto dell'Emilia. Io, da studente, la sentii per la prima volta al SAIE 2012.
Cosa sarebbe? Brutale sintesi: classificazione del livello di rischio della propria abitazione, da 'A' ad 'F', come per le classi energetiche.
Il giorno dopo ogni terremoto viene annunciata in pompa magna, poi sparisce dalle notizie a lungo? Capisco che gli interessi economici in gioco siano grandiosi, ma per ora su questo fronte non si sono visti nemmeno piccoli passi.
Certo è molto forte incolpare il cittadino:

"il piagnisteo plebeo, il pietismo deresponsabilizzante, il populismo politico"

se lo stato, il governo, la politica non hanno la forza di creare una informazione che possa supportare i processi decisionali