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Il terremoto, la ricostruzione, il populismo.

12 commenti (espandi tutti)

Vorrei puntualizzare alcuni passaggi di questo articolo che contengono delle imprecisioni tecniche.

Dopo il terremoto del 2012 in Emilia si diffuse la leggenda metropolitana che il territorio devastato fosse classificato a bassa pericolosità sismica. Basta guardare le carte di pericolosità dell'INGV per rendersi conto che il terremoto che si è manifestato non era della massima intensità prevista per quelle aree.

Questo non e' esatto. Gran parte dell'Emilia Romagna venne dichiarata zona sismica solo con l'ordinanza del Dipartimento della Protezione Civile OPCM 3274 del 20/03/2003. Cio' significa che tutti gli edifici costruiti prima di quella data erano progettati per una zona non sismica. Il link riportato nell'articolo mette a confronto le zone sismiche del 2006 con quelle attuali.

Un parallelo grafico delle zone precedenti non e' nemmeno possibile perche' una mappa completa della zonazione sismica ante 2003 nemmeno c'era (nella forma cui siamo ora abituati). Questo e' ad esempio il motivo per cui molte strutture prefabbricate non avevano connessioni trave-pilastro (non prescritte in zona non sismica). Per chi fosse interessato e' possibile consultare un documento interno della Regione con l'elenco dei comuni Emiliani e Romagnoli con evidenziata la data di entrata in vigore della prima norma sismica.

Questo cosa significa? Che in molti casi, e direi in tutti i casi dove si sono avute vittime in ER per il terremoto del 2012, gli edifici progettati entro il 2004 (c'era un tempo di entrata in vigore) erano costruiti rispettando tutte le norme allora vigenti.

Lo stesso problema esiste per tutto il patrimonio edilizio storico esistente: la Basilica di Assisi era conforme alle norme antisismiche al tempo del terremoto? Il Colosseo, la Torre di Pisa, il cascinale di Amatrice o di Accumuli...?


Chiarito questo passaggio, alcuni dei punti seguenti andrebbero rivisti

1) Erano o non erano state violate delle norme edilizie nella zona colpita dal terremoto dell'agosto 2016? Sappiamo tutti che la risposta è sì.

Niente affatto. Nella maggior parte dei casi, per tutti gli edifici costruiti o ristrutturati prima dell'entrata in vigore delle norme, dette norme non erano state violate.

1 bis). Sono state attribuite responsabilità? Qualcuno ha pagato o ha il governo preso i provvedimenti necessari perché i responsabili paghino? Non ci risulta.

Per tutti gli edifici costruiti o ristrutturati dopo l'entrata in vigore delle norme dovrebbero essere iniziate le necessarie indagini. Sono a conoscenza di diversi casi in cui persone sono iscritte nei registri degli indagati per queste ragioni. Che poi nessuno abbia ancora pagato per questo non e' un problema tecnico, rientra nella amministrazione della giustizia italiana (non dell'esecutivo).

 

Il vero cuore del problema a mio avviso e' questo: in alcune zone del nostro paese granparte del patrimonio immobiliare e' inadatto ad affrontare le sollecitazioni indotte dai terremoti che in quelle zone sono previsti, secondo le piu' moderne conoscenze. Come si affronta un (gigantesco) problema simile?

Come ho anticipato nell'altro post (dove si discuteva di assicurazioni obbligatorie) le soluzioni tecniche sono disponibili, sia per identificare gli edifici che possono creare problemi, sia per risolvere questi problemi.

I veri ostacoli sono -a mio avviso- strettamente economici:

  1. - Con quali risorse affrontare questo problema?
  2. - Quali implicazioni economiche di sistema avrebbe una generale svalutazione del patrimonio immobiliare conseguente alla analisi svolta?

Qui l'ingegnere smette di blaterare e lascia spazio agli economisti.

applauso

Sig.Ernesto 29/11/2016 - 20:10

e fine della storia. Sono felice di spendere l'ultimo commento disponibile per un plauso sincero.

questo tuo intervento

1) Erano o non erano state violate delle norme edilizie nella zona colpita dal terremoto dell'agosto 2016? Sappiamo tutti che la risposta è sì.

Niente affatto. Nella maggior parte dei casi, per tutti gli edifici costruiti o ristrutturati prima dell'entrata in vigore delle norme, dette norme non erano state violate.

1 bis). Sono state attribuite responsabilità? Qualcuno ha pagato o ha il governo preso i provvedimenti necessari perché i responsabili paghino? Non ci risulta.

Per tutti gli edifici costruiti o ristrutturati dopo l'entrata in vigore delle norme dovrebbero essere iniziate le necessarie indagini....

nel frattempo ho provato a dire io la stessa cosa, con molta minor precisione ed autorevolezza.

plauso

giovanni federico 29/11/2016 - 22:33

Mi unisco. Era quanto volevo dire nel mio commento precedente - ovviamente da non addetto ai lavori. Cosa facciamo dei centri storici? Li radiamo al suolo e ricostruiamo con criteri antisismici (magari con falso antico)? Obblighiamo i proprietari a ristrutturare? E' tecnicamente possibile in tutti i casi (ed a che costo)? Mettiamo una polizza obbligatoria - e necessariamente molto costosa?  E se il proprietario non ha soldi, lo espropriamo?

Il post precedente, per brevità, è stato focalizzato solo su questioni tecniche, senza spazio per altri ragionamenti.

Vorrei precisare che condivido lo spirito dell'Avvelenata di Boldrin e Bonaga, mi associo e sottoscrivo in gran parte le conclusioni:

Prima che un problema politico questo è chiaramente un problema culturale. C'è dentro, come abbiamo evidenziato, il piagnisteo plebeo, il pietismo deresponsabilizzante, il populismo politico, l'ignoranza diffusa che non comprende né cosa siano i terremoti né come se ne possano limitare i danni, {...}, se ci pensate un attimo, ha la stessa matrice di quell'altra colonna del declino italiano: il meno peggio.

In sintesi, qui in Italia c'è un problema e a questo punto non possiamo più fingere di ignorarlo o accontatarci solo misure palliative (il boldriniano meno peggio).

Ritengo però che limitarsi ad abbandonare quelle regioni solo perché la loro pericolosità sismica è più elevata sia solo una forma più sofisticata di questo meno peggio. I giapponesi continuano a vivere su Honshū, anche se le altre isole hanno terremoti meno intensi e meno frequenti ed i neozelandesi non si sono trasferiti in massa in Australia che è quasi asismica.

Sono tuttavia d'accordo nel ritenere che:

finanziare la ricostruzione d'un edificio di valore 100 per chi ne ha perso uno di valore 20 ha questo effetto [generare spese che qualcuno deve pagare, n.d.a.]

Come detto però non ho le competenze giuste per rispondere, largo agli economisti.

Se ne parla da anni, sicuramente da dopo il terremoto dell'Emilia. Io, da studente, la sentii per la prima volta al SAIE 2012.
Cosa sarebbe? Brutale sintesi: classificazione del livello di rischio della propria abitazione, da 'A' ad 'F', come per le classi energetiche.
Il giorno dopo ogni terremoto viene annunciata in pompa magna, poi sparisce dalle notizie a lungo? Capisco che gli interessi economici in gioco siano grandiosi, ma per ora su questo fronte non si sono visti nemmeno piccoli passi.
Certo è molto forte incolpare il cittadino:

"il piagnisteo plebeo, il pietismo deresponsabilizzante, il populismo politico"

se lo stato, il governo, la politica non hanno la forza di creare una informazione che possa supportare i processi decisionali

E' il principio che viene usato dal governo che Bonaga e Boldrin criticano, ad esempio si poteva benissimo escludere dal risarcimento costruzioni realizzate dopo il 2004 o un qualcosa di simile.

tentativo

bonghi 30/11/2016 - 12:19

mi permetto da non economista di suggerire dove prelevare i fondi per affrntare il problema che e' stato posto;

soluzione semplice mi sembra sia quella di drenare denari dalle spese piu' inutile e dannose , penso soprratutto alle spese militari e a quelle per le infrastrutture , opere gia' definite "inutili e dannose" quali sono a mio modesto parere la tav , il mose e il redivivo ponte sullo stretto.tra le spese militari annovero anche lo sforzo fatto dall'italia per la segregazione forzata dei migranti...

forse i fondi cosi' raccolti non basteranno , ma sicuramente aiuteranno popolazione e pil nazionale maggiormente

Aggiungerei l' immancabile lotta all' evasione fiscale e poi abbiamo un perfetta copertura... a deficit!

assolutamente si'

bonghi 30/11/2016 - 13:06

certo , bisogna evitare , piu' che l'evasione fiscale , purche' tale evaso resti all'interno dei patrii confini , l'elusione fiscale che le grandi aziende attuano in italia , se si fattura in italia, li si paghi la tassazione , almeno per la parte di fatturata in italia appunto

sicuramente le spese sono a deficit , ma anche quelle militari ed ifrastrutturali lo sono

con grande modestia la mia proposta parafrasa il programma di donald trump , so che a certi "sinistri" certe idee non piacciono , ma esiste forte in italia uan componente per cosi' dire "repubblicana" che sostiene le idee del nuovo presidente usa 

make italy great again

No guardi il mio commento era ironico... 

da treccani il significato di ironia Nell’uso com., la dissimulazione del proprio pensiero (e la corrispondente figura retorica) con parole che significano il contrario di ciò che si vuol dire

l'avevo intuito , tanto da essere d'accordo con lei sul fatto che l'evasione non e' un grande problema , lo e' piu' l'elusione di giganti tipo amazon che fanno evidentemente una concorrenza sleale alla attivita' che per dimensione devono mantenere sede in italia

il tutto e' in linea con le politiche a favore delle aziende usa previste dal nuovo presidente trump

Fare l'italia grande di nuovo .... sarebbe un ottimo motto anche qui in italia