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Il terremoto, la ricostruzione, il populismo.

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Un sistema assicurativo privato in splendida solitudine non funziona, non sta in piedi. Non solo è solo questione di selezione avversa (che comunque c'è ed è l'elefante nella cristalleria), ma anche che l'evento non si verifica per un singolo (e quindi l'assicurazione può spalmare i rischi) ma si tratta di un "o tutti o nessuno". Si può pensare all'assicurazione, ma come minimo ci vuole un sistema misto pubblico-privato (forse una riassicurazione statale o un fondo che mette in pool tutte le risorse delle assicurazioni?), naturalmente sostegno economico per chi non può pagare il premio (guardando l'ISEE) e obbligo di assicurazione come per l'RC Auto. Infine il rischio che comunque ne esca fuori un enorme cartello tra gli assicuratori (com'è appunto oggi per l'RCA) è immenso. Cartello che in pratica sarebbe un trasferimento di extra-profitti dai cittadini alle assicurazoni private.

In conclusione, sono molto scettico che un sistema di assicurazione privato possa funzionare. Sia in generale, sia e sopratutto per quelle che sono le condizioni nel nostro paese. Forse è più semplice - ed è questa la mia proposta - vincolare una quota ad hoc della tassazione sulla casa per creare un fondo pubblico a copertura del rischio sismico (la cosa politicamente più indolore potrebbe essere un'addizionale sulla TARI). Questo andrebbe associato con incentivi per l'adeguamento sismico (inclusi tassi di prestito agevolati e garanzia pubblica sul prestito stesso se si tratta di prima casa) e penalizzazioni (in termini dell'addizionale TARI discussa sopra) per chi sceglie di non fare l'adeguamento sismico, con l'eccezione di chi è sotto una certa soglia ISEE. Questa mi sembra una proposta politicamente fattibile, economicamente ragionevole e socialmente equa.

Se invece la mettiamo sull'ideologia del pubblico sbagliato e privato bello, allora chiudo qua la discussione.