Titolo

Zuckerberg è cosi ricco perché ha studiato latino ... o no?

11 commenti (espandi tutti)

Mi permetto un commento un po’ laterale rispetto al centro dell’articolo. D’accordo con l’assunto dell’articolo. Il ragionamento sgangherato di Gramellini è l'esibizione stessa del contrario di quello che vorrebbe dimostrare. La sciocchezza che “il latino apre la mente” è, peraltro, vecchia come il cucco.  Ha, nel tempo, ricevuto molte smentite da parte di diversi importanti latinisti, grecisti, filologi e filosofi. Ad esempio, da Guido Calogero, che peraltro era un allievo diretto, e molto amato, proprio di Giovanni Gentile (esiste anche un carteggio tra i due, mentre Calogero era in carcere per antifascismo). Per quanto riguarda Giovanni Gentile, però,  attenzione. La sua riforma istituì…il liceo scientifico. Mi pare che attribuire a Gramellini modalità di pensiero dell’attualismo sia fargli un favore… Si deve a Gentile anche il liceo classico, certo; ma un liceo molto simile al liceo classico esisteva già (del resto…che scuola aveva frequentato Gentile?); non si chiamava liceo classico, ma il tipo di studi era più o meno quello.  Gentile, peraltro, non è stato per niente il nemico della scienza di cui si dice di solito: per dire, prese all’Enciclopedia Treccani, di cui fu direttore, personaggi come  Ugo Amaldi, Guido Castelnuovo, Enrico Fermi. Nella sezione "Industria", prese il giovane Ugo La Malfa. Se ne fregò altamente anche del fatto che i suoi collaboratori fossero ebrei o antifascisti. Spesso (non mi riferisco a questo articolo) si  attribuisce a Gentile (o a Croce) la responsabilità  dei ritardi italiani nella scienza. Ma  questa è, prima ancora che nel merito,  una tesi debole nella formulazione, perché pensa, dimenticandosi di che cosa sia l’Italia, di poter attribuire a due filosofi (peraltro messi all’Indice dalla Chiesa) il potere di condizionare un paese: un potere enorme e irrealistico, che, infatti, non hanno avuto, e che non potevano avere (guaderei in altre direzioni: per dire, alla Chiesa cattolica, ad esempio. Ma il discorso è lungo). Lo dico perché c'è stato in Italia un "è tutta colpa di Gentile e Croce" che ha avuto una funzione di paravento, di alibi, non dissimile dall’adagio più recente "è tutta colpa del neoliberismo", e da cui mi terrei alla larga.   Invece il ruolo della Chiesa cattolica nella ricerca… Agostino Gemelli, per dire, ebbe più potere di Gentile. E i sindacati nella scuola? Ma è un altro discorso. In ogni caso, anche qui in Olanda la scuola della élite è un “ginnasio”: un liceo classico, con tanto di latino e greco; lo stesso in Francia e in Germania (ma varie riforme in cantiere, e relative proteste). Il valore che si attribuisce allo studio del latino e del greco viene dal passato, e gli sopravvive. Oggi quel valore non esiste più, e lo studio di queste lingue al liceo non ha più senso (e inoltre, e peggio, è uno studio finto). La connessione con il fascismo mi pare debole. Non credo che ci sia un'origine nazionalistica nella difesa del classico e degli studi classici. Per il passato, la centralità del latino e del greco era legata in parte all’impostazione della scuola religiosa; ma soprattutto era legata all'idea che la lettura dei  classici, che non si traducevano come oggi, fosse essenziale per l’uomo… moderno, che fosse parte dell'élite. Non era un fatto di estetica: Machiavelli, per dire, trae dalla lettura dei classici latini la sua visione realistica della politica; la filologia è alla base della Riforma protestante, del Rinascimento ecc. Il latino e il greco non servivano per “formare la mente” ma per leggere i classici! Qualcuno dica a Gramellini che il latino e il greco si studiavano per leggere i classici, punto. Non hanno proprietà pedagogiche esclusive. Allora il mondo della scienza parlava latino. Da ricordare che non solo Cicerone e Tacito, ma anche Cartesio, Leibniz, Newton hanno scritto  in latino: il latino aveva, come sappiamo, la funzione di lingua scientifica, come l’inglese di oggi. Perché oggi la difesa del classico? Molto è dovuto all’inerzia, al conformismo e alla difficoltà nel riconoscere non solo che il mondo è cambiato, ma che è cambiato in meglio, e che ci sono molti più strumenti analisi del passato, che una vera e propria rivoluzione si è compiuta.  La riflessione sulla scuola  è davvero centrale, è un punto di snodo. Ultima cosa. Torna spesso  la distinzione tra scienza e discipline umanistiche. E' una  distinzione che ha assunto nel dibattito pubblico una vita propria, e che, alla fine, si è sganciata dalla sua origine teorica. Così, si è attestata l’idea che esistano veramente due mondi della conoscenza del tutto autonomi, uno in lotta con l’altro, con valori diversi ecc. Poi, nella versione più semplicistica, le "lettere" sarebbero "facili" mentre le scienze "difficili".  Chi dice così non ha idea di come si studi la storia, quando la si studia veramente, con gli strumenti del caso, con la specializzazione necessaria (e con la testa che servirebbe). Vero che le università e le scuole sono piene di cialtroni: questo è vero però anche per l'economia (e non solo per l’economia) nonostante l'analisi matematica (non faccio esempi noti a tutti i lettori di nFA). In generale, credo che la logica della distinzione tra "scienze" e "lettere" porti la mosca nella bottiglia. Rischia di essere un'assunzione di partenza poco controllata. 

    

e ti posso garantire: a livelli liceali/universitari (e forse anche a livelli di ricerca) è molto più facile della matematica. Al massimo può essere resa faticosa obbligando gli studenti ad impararsi a memoria le date - ma allora non serve a niente.  Ma non è possibile riprodurre quel mix di intuizione e rigore che contraddistingue la matematica

 

Le date? Beh se parli del liceo, io pensavo alla ricerca. La storia politica avrebbe bisogno di molta economia, per dire…Comunque, se pensi al liceo, beh la matematica era piuttosto noiosa, non meno di quanto noiose fossero la storia, la filosofia ecc. Ricordo la folgorazione che ebbi, al liceo, per aver letto un libro edito da Boringhieri “Il pensiero matematico”, che metteva le cose in un modo concettuale e logico: c’erano Russell, Whitehead, le geometrie non euclidee ecc. Che cosa voglio dire? La matematica a scuola è una tecnica, come le date della storia…fai 10 esercizi a casa e risolvi il problema a scuola. È più difficile della storia? Il programma di matematica del liceo,  certo, è più difficile di quello della storia. In realtà, questo accade perché a scuola non puoi chiedere ai ragazzi un giudizio storico:  fatalmente, allora, la storia  è ridotta - per la media - a date e nozioni. Puoi chiedere a dei ragazzi, o a tutti i ragazzi, un giudizio articolato, ragionato, espresso con un linguaggio appropriato, che consideri aspetti politici, economici, religiosi, giuridici, naturalmente confrontando in modo critico la storiografia? Attenzione, però, non dico che l’apprendimento di una tecnica sia un fatto negativo. Al contrario! Parliamo di un’età  favorevole all’apprendimento di tecniche e all’acquisizione di competenze, ad esempio linguistiche (per quest’ultime è anche troppo tardi). Si può chiedere di più in matematica perché la matematica ha un aspetto tecnico più ampio (cosa che non toglie nulla, ci capiamo, alla profondità logica della matematica, di cui però gli studenti non sanno, di solito, niente). Non a caso  nelle materie cosiddette umanistiche emerge con più facilità l’estrazione sociale, la capacità di espressione, di analisi, di linguaggio dello studente. Indispensabile considerare il valore indiretto, non solo, certo,  delle discipline umanistiche, di  arricchire il linguaggio:  si apprende che c’è il tizio che “abdica”, che si arriva a una “monarchia costituzionale”, che esiste un problema “estetico”, “etico”, che esiste una “spinta ideologica”. Cose molto semplici, ma essenziali.  Ci sarebbero però dei modi per recuperare un aspetto più tecnico della filosofia e della storia.

la difficoltà della matematica liceale (non ho competenze per discutere quella avanzata) consiste  proprio nel suo carattere di tecnica. Se non l'hai appresa e non ti sei esercitato gli esercizi non ti riescono. Non è possibile ridurre la storia ad una tecnica. O la rendi un esercizio mnemonico puro (faticosissimo e inutile) o diventa una serie di formulette non verificabili. Qualsiasi ragazzo un po' sveglio con un minimo di background culturale (e qui conta la famiglia di origine) può cavarsela facilmente. I 'giudizi storici' non esistono. Gli storici di professione al massimo suggeriscono ipotesi plausibili sul ruolo dei singoli individui e dei movimenti sociali, economici e culturali nel determinare eventi (e/o la rappresentazione degli eventi stessi).

 

... devi aver letto un altro testo, perché sottoscrivo quasi tutto quello che scrivi. Dove vedi la differeza? La storia infatti non può essere una tecnica, appunto. Alla fine dico ci sarebbero modi per recuperare un aspetto più tecnico ecc., ma non ho continuato, quindi non sai che cosa volevo dire (e non mi dilungo). Unico aspetto: le ipotesi plausibili ecc. si esprimono attraverso giudizi (storici), nel senso più semplice (non nel senso crociano, se è questo il punto).

Se siamo d'accordo che

i) la matematica al liceo è insegnata come una tecnica -  un insieme di norme che se applicata correttamente da un risultato univoco.

ii) la storia non può essere insegnata come una tecnica - o è un ammasso di nozioni senza alcun ragionamento o è una narrazione basata su ipotesi plausibili ma non verificabili (la parola 'giudizio' non mi piace)  

Ne consegue che la storia al lieco ed all'università è più facile della matematica.

Personalmente sono anche convinto che la ricerca avanzata in storia sia più facile della ricerca in matematica o in scienze o persino in economia  - ma questo è un altro discorso.

PS le preferenze personali non c'entrano niente. Anch'io al  liceo preferivo la storia e trovavo la matematica noiosa

Premetto che discutere su se sia più facile la storia rispetto alla matematica mi pare  perdere tempo in una cosa poco utile.  Ci sono persone per le quali è più facile seguire una tecnica che parlare in modo corretto. Che significa facile? La matematica, oltre che bella, è naturalmente difficile; non so se lo sia di più o di meno dello scrive un libro di storia, che, comunque, non mi pare affatto "facile", se non altro perché richiederebbe anche delle conoscenze non generiche di economia diritto ecc. 

Comunque. Da i) e da ii) non "consegue" proprio che la storia  sia più facile studiata al liceo o all'università. La deduzione che vedo, se è una deduzione, non funziona. Immagino che il senso sia che imparare una tecnica sia l'aspetto difficile (rispetto a  non imparare una tecnica).  Ma anche quando guidi una macchina impari una tecnica. 

 

(alla fine di un lunghissimo e, se mi permette, confuso,  commento)

Così, si è attestata l’idea che esistano veramente due mondi della conoscenza del tutto autonomi, uno in lotta con l’altro, con valori diversi ecc. Poi, nella versione più semplicistica, le "lettere" sarebbero "facili" mentre le scienze "difficili".

Io affermo che l'ultima frase è vera almeno per quanto riguarda l'insegnamento liceale ed universitario.  La matematica è insegnata (a torto o a ragione, non saprei) come una tecnica per produrre risultati precisi.  La storia (e le materie letterarie in genere) sono insegnate come insieme di concetti vaghi con pochi fatti concreti. La 'tecnica' consiste semplicemente nella capacità retorica di ripetere i concetti senza inciampare in qualche fatto in troppo palese contraddizione. 

Vero che è una riduzione semplicistica di una cosa complessa, o vero che è x è più difficile di y?

Naturalmente non occorre rispondere. Mi stia bene.

E' vero nella media e per distacco, anche se data la varianza degli individui (studenti e professori) le code delle due distribuzioni si sovrappongono

Mi stia bene 

Interessante il suo commento, però credo che a Gentile si possa senz'altro attribuire la responsabilità di aver appaiato storia e filosofia, per il principio hegeliano secondo il quale la storia altro non sarebbe il dispiegarsi dello Spirito Razionale nel mondo materiale, con la conseguenza diretta che lo studio della storia in Italia viene affidato ai filosofi (e agli storici lo studio della filosofia, a scuola). Una cosa che in qualsiasi altro Paese del mondo pare piuttosto bizzarra.

Altra conseguenza piuttosto profonda del crocianesimo gentiliano è il fatto che noi non studiamo "filosofia", "letteratura", "arte" o che so io, ma la "storia" di queste materie. La filosofia che si fa a scuola è "Cartesio pensava, Leibniz pensava, Kant pensava". Interessante, sì, ma con il risultato che se ad un ragazzo che ha studiato filosofia per tre anni si chiede un'opinione su un dilemma morale qualsiasi, quello non sa che pesci pigliare. Il massimo che sa fare sono sintesi di opinioni di gente del passato.

Allo stesso modo, conosco parecchi colleghi che ti dicono chiaro e tondo che loro non possono spiegare, che so, il barocco se prima non hanno spiegato il rinascimento, e non possono spiegare il rinascimento se prima...quindi se gli chiedi due cose su Andy Warhol, loro devono cominciare dalle pitture rupestri.

Poi Croce influente lo è stato moltissimo, c'è poco da dire. E quando Peano provò a fargli notare che di matematica capiva poco, Croce gli rispose bel bello che aveva conoscenze anche molto minori di quelle che lui, Peano, gli attribuiva. Tutti si fecero una risata e di matematica non si parlò più.