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Zuckerberg è cosi ricco perché ha studiato latino ... o no?

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Se mi posso permettere, dire che i sostenitori del classico siano tutti convinti che "il latino apre la mente" è, a sua volta, un argomento fantoccio. L'aneddotica sulle lingue che sono più adatte a questo o a quello è stravecchia e nessuno, tranne il Gramellini di turno, può mai prendere tali affermazioni sul serio (una spassosa raccolta di pregiudizi sulle lingue si trova qui). Altre domande interessanti, riguardo al mantenimento o ablizione del classico, si potrebbero fare, ad esempio le seguenti.

– È, o non è, utile che l'erudizione umanistica sia patrimonio di una grossa fetta della popolazione di uno stato moderno, anziché di un ristretto gruppo di specialisti? Il diplomato del classico sa riconoscere e amare l'arte, la storia e l'ambiente in cui si trova meglio di uno che ha studiato solo come usare il tornio e, al massimo, legge i giornali sportivi. Possibile risposta: se questo era l'intento, il liceo classico ha miseramente fallito. Il classico di massa non ha impedito il deturpamento del territorio nel II dopoguerra, l'affermarsi di partiti politici irrazionali e antistorici (PCI, Lega Nord, 5 Stelle), la corruzione generalizzata, basso indice di lettori di libri, larga diffusione di credenze irrazionali (stregoneria, complotti), ecc. Soprattutto, il classico non ha insegnato il latino (ne so qualcosa, insegnando a una classe di 400 studenti del primo anno di Lingue, di cui circa metà hanno studiato il latino alle superiori).

– È, o non è, utile che, grazie all'esistenza del classico, gli specialisti italiani di materie "classiche" (latino, greco, ma anche archeologia, storia antica ecc.) siano i migliori al mondo? Non ho i numeri sotto mano, ma vi assicuro che i dipartimenti di Classics in giro per il mondo sono pieni di italiani che mediamente sono meglio preparati dei colleghi locali. Possibile risposta: guarda caso, questi italiani superbravi sono tutti all'estero. In Italia i dipartimenti di filologia classica pullulano di persone inqualificabili, mentre la fuga dei cervelli si ingrossa di anno in anno. Altra risposta: va bene la filologia, ma non crea il PIL. Le facoltà di lettere in Italia sono grandi quanto intere università, all'estero. Viceversa, le facoltà scientifiche perdono iscrizioni.

– È, o non è, lo studio delle materie classiche un impedimento alla comprensione delle materie scientifiche? Cioè, aver studiato tanta retorica antica offusca la mente e impedisce di fare inferenze logiche e di risolvere problemi reali? Personalmente sarei scettico. Ciò che è rimasto di ideologico, nel liceo classico, è percepito dai ragazzi come risibile ciarpame d'altri tempi. Fanno le versioni senza capire il testo e se ne dimenticano il secondo dopo. Quindi, la mia teoria è che l'offuscamento sia dovuto non tanto alle materie classiche quanto all'assenza di quelle scientifiche.

 

Chiedo scusa per il commento troppo lungo.

Artemio, provo a rispondere.

0) Da nessuna parte abbiamo scritto (e se lo abbiamo fatto ci siamo espressi male) che TUTTI coloro i quali sostengono il classico siano convinti che "apre la mente". Abbiamo detto che questo e' l'argomento piu' frequente, condiviso dalla stragrande maggioranza e sostenuto dal gramellini di turno. Fatti, questi, difficili da mettere in discussione. 

Sulle altre domande (senza entrare nel dettaglio delle tue osservazioni che condivido se non le menziono)

1) Si, forse sarebbe auspicabile. Ma essendo molto costoso meglio inventarsi qualcosa d'altro perche' nel cercare di insegnare i classici abbiamo prodotto delle generazioni che sanno poco del resto e, alla fine, nemmeno conoscono i classici. Ho serissimi dubbi sulla catena causale "conoscenza dei classici" => "apprezzamento per arte, storia, eccetera". Qui l'evidenza e' overwhelming: centinaia di milioni di persone di origine non italiana o europeo-meidterranea NON hanno la piu' vaga alba dei "classici nostri" ma, nondimeno, amano arte, storia, musica, eccetera.

2) Yup.

3) Non so. Credo anche io che conti di piu' l'assenza dell'insegnamento scientifico/matematico/empirico che non la presenza delle traduzioni virgiliane. Pero' l'esperienza di vita m'ha convinto che CREDERE che basti tradurre Virgilio per capire il mondo e, soprattutto, CREDERE che vi sia qualcosa di superiore in Eschilo, Cicero o Seneca e nelle colonne di questo o quel tempio e' CAUSA d'un rifiuto (ed eventually dell'incapacita') di apprendere e capire il metodo empirico della scienza moderna.

My 2 cents 

Grazie dei chiarimenti. Sul punto 3, secondo me, sei troppo idealista. Magari una volta era così. Oggi, almeno secondo me, i ragazzi né imparano a tradurre Virgilio, né hanno un'opinione sul fatto che Virgilio sarebbe la chiave per capire il mondo :)

mi sembra che si dimentichi un fatto essenziale: ciascuno di noi ha un tempo limitato per studiare ed imparare. Il latino e la cultura classica sono sicuramente utili, ma non basta. Anche lo studio della musica, dell'educazione civica, delle lingue straniere, delle nozioni di pronto soccorso sono utili. Tutto è utile. Ma bisogna scegliere. I fautori dello studio del latino (della musica classica, dell'educazione civica, di elementi di economia etc.) devono dimostrare - o almeno argomentare in maniera convincente- che il latino è più utile della matematica, fisica, lingua straniera etc.  E quindi proporre materie da abolire. 

Io personalmente metterei obbligatorie solo italiano, inglese e matematica - ciascuna con circa il 25% delle ore (5-6 a settimana ciascuna?) lasciando le altre ore (7-10)  a scelta fra tre-quattro materie fra quelle  insegnate nella scuola.

Secondo me si è fatto anche un altro tipo di confusione. Da un lato: proposte di riforma delle scuole, che devono tener conto necessariamente di numerosi fattori molto poco romantici (disoccupazione, concorrenza, nuove tecnologie, globalizzazione). Dall'altro lato: discorso astratto su che cosa possa essere più utile, a un ragazzo in età evolutiva, per esercitare e sviluppare le capacità mentali. Queste due finalità non necessariamente sono conciliabili. Vediamo due casi.

1) Esperimento mentale: si scopre che, se insegnamo ai ragazzi solo ed esclusivamente HTML, il PIL cresce vertiginosamente. Quindi pronta la riforma della scuola — HTML al posto di tutte le altre materie. Indipendentemente dal fatto che questo "apra" o meno la mente. Il buon esito è garantito.

2) Dibattito infinito su cosa "apra la mente" al ragazzo. Innegabilmente, lo studio della matematica aiuta a risolvere problemi. Così come lo studio delle materie storiche aiuta a comprendere il passato. Nessuno sa, credo, quale sia la proporzione ideale di conoscenze matematiche e umanistiche che uno debba possedere. Ma di sicuro entrambe le componenti fanno parte dell'essere una persona di cultura.

Il problema è che non si può cercare di risolvere questi due problemi contemporaneamente: proporre una riforma economicamente giustificata e contemporaneamente migliorare le persone. Giovanni Gentile ci aveva provato, con risultati che sappiamo. La critica liberale del liceo classico deve, secondo me, cercare di non ricadere nello stesso errore paternalistico. Se è vero che latino e greco non fanno aumentare il PIL, da questo non si deduce che, al contrario, ingegneria e HTML "aprano la mente". O il criterio è economico, o è culturale. Non entrambi.

Esagero?

P.S. "aprire la mente" è un'espressione odiosa, da temino liceale! maledetto grammellini e i suoi simili

Guarda non tanto sul latino,ma sull'idea che fare il liceo classico apra la mente c'è un' evidenza sconfinata. Non sono solo i grammell o gli editorialisti del sole, era proprio quello che ti raccontavano almeno fino a vent'anni fa per convincerti che il classico era la scuola per i migliori. Aggiungo anche che l'argomento veniva rafforzato ricordando che in precedenza l'unica scuola che dava accesso a tutte le facoltà universitarie era il classico: non so se sia vero e non verifico per pudore, posso però  testimoniare che ti dicevano quelle e che insieme a me gerazioni  studenti ci hanno creduto. 

È un ragionamento che si tiene: se devi vendere l'idea che il classico sia la scuola di quelli bravi, non puoi limitarti a dire che si studia la Magna Grecia e Roma Antica, se il classico può aprirti le porte di tutte le facoltà allora deve possedere qualcosa di universale che viene sintetizzato, appunto nell'apertura mentale che Grammelli tira fuori come l'asso nella manica di un giocatore di poker