Titolo

Il caso, paradigmatico, della Popolare di Vicenza: una testimonianza dall'interno

7 commenti (espandi tutti)

La BPT era storicamente insieme alla Sicilcassa una banca sistemica per lo sviluppo economico ed imprenditoriale della Sicilia Occidentale. Avendo tale comunità da poco perso la Sicilcassa, per ragioni che all'epoca apparivano sensate, molto meno oggi, dopo che molte banche di altre parti del paese non hanno ricevuto lo stesso trattamento pur versando in ben peggiori condizioni, non mi ci volle molto ad arrivare alla conclusione che trasformare la BPT da un volano al servizio dell'economia locale ad un collettore di risparmi che poi sarebbero stati investiti altrove avrebbe frenato non poco lo sviluppo della Sicilia Occidentale.

questo ragionare è, a mio avviso, il motivo per cui nessuno investe in Sicilia. oppure in Brasile.

questo ragionare è, a mio avviso, il motivo per cui nessuno investe in Sicilia. oppure in Brasile.

S'é visto come siano stati investiti meglio i soldi dei risparmiatori siciliani, una volta nelle mani della BPVi. E quanto beneficio ne ha avuto lo sviluppo economico siciliano, dall'aver affidato i risparmi dei Siciliani ai campioni di Bankitalia.

non hanno perso nulla, proprio non capisco. e gli azionisti della popolare di trapani, 15 anni fa hanno venduto le loro azioni con soddisfazione, altrimenti non le avrebbero vendute.

 

Temo che Alessandro non capisca da cosa derivi la crescita economica, ne' di perche' le persone investano i propri soldi e cerchino di fare affari. 

Mi domando, senza ironia, se nella sua attivita' economica quotidiana egli cerca sempre di anteporre lo "sviluppo economico siciliano" al proprio benestare ed al proprio reddito.

Mah ... 

Temo che Alessandro non capisca da cosa derivi la crescita economica, ne' di perche' le persone investano i propri soldi e cerchino di fare affari. 

Oppure molto piú pragmaticamente, é possibile che Alessandro abbia empiricamente osservato come in un sistema come quello italiano la vicinanza, sia fisica che soprattutto relazionale, con la sede centrale delle banche abbia una correlazione con la possibilitá di accedere al credito, e con i tassi di interessi praticati dalle banche, e che non gli pare sia stato il mercato a spingere alla concentrazione (ed ad operazioni come la conglobazione del BPT in BPVi, della Banca Popolare Santa Venera, della Cassa San Giacomo e della BPSA in Credito Valtellinese, della Banca Sicula in Banca Intesa, ...), quanto piuttosto una strategia concertata ed implementata dalla banca centrale italiana e dai suoi principali azionisti, che sono poi diventati non soltanto i "campioni" nazionali, ma anche i diretti beneficiari di altre decisioni alquanto discutibili (vedi l'aumento del valore delle quote di BdI).

Una volta che accettiamo o dobbiamo accettare, anche nostro malgrado, che a decidere quali debbano essere le sedi centrali delle banche non é il mercato, ma altri soggetti, di cui almeno uno dovrebbe teoricamente perseguire l'interesse generale, non vedo perché si debba giustificare chi fondamentalmente favorisce l'accesso al credito in determinate zone del paese, a discapito di altre, incentivando certe fusioni ed incorporazioni, e non altre (nel caso della BPT, qualora sta benedetta fusione fosse veramente stata necessaria, cosa non andava in BAPR?).

A meno che non abbia capito male io, e tutte queste fusioni le ha determinate liberamente il mercato. Tutto quanto io ho sentito e letto sull'argomento fino ad ora mi sembra sostenere il contrario.

Mi domando, senza ironia, se nella sua attivita' economica quotidiana egli cerca sempre di anteporre lo "sviluppo economico siciliano" al proprio benestare ed al proprio reddito.

Io no, ma gli enti pubblici che perseguono interessi generali mi aspetto lo facciano.

Esempio non bancario: io valuto i gestori di aeroporti come quello di Alghero, Brindisi, Comiso o Trapani zero bucato, perché sono fuori mercato per ragioni endogene, e da privato investitore non ci investirei un copeco (tranne che per ragioni particolari, e.g. se avessi secondi fini), ma mi pare sensato che le rispettive comunitá facciano di tutto per renderli piú appetibili, investendo capitale pubblico (e sarebbe meglio ancora che iniziassero ad investire capitale politico) per mitigare le cause endogene che li mandano fuori mercato (e non per far sfregio, a spese dei contribuenti, a chi li manda fuori mercato, ma perché al momento per le comunitá in questione quell'investimento ha un ritorno che ne fa un investimento sensato).

si potrebbe pensare anche che la Banca d'Italia abbia incoraggiato operazioni di concentrazione - se così è stato, io non lo so - per prevenire situazioni quali quelle emerse nello scorso novembre. Se così fosse, avrebbe perseguito l'obiettivo di tutela della stabilità del sistema che, è bene saperlo, è fondamento della sua stessa funzione di vigilanza. In questo senso, sarebbe stata un'operazione funzionale al corretto funzionamento del mercato. 

si potrebbe pensare anche che la Banca d'Italia abbia incoraggiato operazioni di concentrazione - se così è stato, io non lo so - per prevenire situazioni quali quelle emerse nello scorso novembre. 

Sí, ma a quel punto non sarebbe piú il mercato a decidere dove localizzare le sedi centrali delle banche, ma chi si erge a manovratore di tale mercato.

Nel sistema italiano non é una questione di secondaria importanza. In Sicilia fino agli anni 80, praticamente da sempre, l'imprenditore trovava nelle banche qualcuno con potere decisionale con cui poter parlare, presentare i propri progetti, oggi é impossibile, perché queste persone si possono trovare solo in altre parti del paese, in loco sono rimasti solo passacarte, loro malgrado. Le decisioni si prendono tutte altrove. E le notizie di questi giorni, ci dicono che in questi altrove le banche non vengono gestite meglio di quando i centri decisionali erano locali, anzi, probabilmente sono gestite peggio.

Tant'é che ci sono imprenditori siciliani che per ovviare al problema hanno deciso da anni di trasferire la propria attivitá piú vicino alle sedi centrali dei "campioni" nazionali (il caso piú eclatante di cui ho letto é quello di Andrea Bulgarella, che é diventato oggetto delle attenzioni dalla "giustizia" italiana proprio per i suoi rapporti con queste banche, ed intra nos, a me pare che nel caso in questione la giustizia italiana abbia preso un bell'abbaglio).

Anedotticamente, io ho sviluppato per 6 anni soluzioni per la gestione del rischio, e non trovo assolutamente nulla di strano quando sento o leggo che c'é una proporzionalitá tra distanza dalla sede centrale di una banca e tasso di interesse offerto ai clienti. Quando poi quasi tutte le sedi centrali sono concentrate in una zona abbastanza ridotta del paese, lo trovo anche abbastanza naturale.

La BdI avrebbe potuto organizzare la concentrazione in maniera diversa, ad esempio promuovendo una migliore distribuzione geografica delle sedi centrali. Se non volevano lasciare sedi centrali a Trapani, avrebbero potuto incentivare la fusione delle popolari siciliane attorno al BAPR o al BPSA.

Tutto questo, senza nemmeno chiederci se sia effettivamente meglio per il sistema avere pochi "campioni" nazionali, invece di tante banche medio piccole. Se un giorno fosse fallito il BPT (che AFAIK era amministrato in maniera molto conservativa) avrebbe avuto un impatto certamente minore del fallimento della BPVi.