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Il caso, paradigmatico, della Popolare di Vicenza: una testimonianza dall'interno

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Mi spiace per gli investitori, i risparmiatori, i correntisti e probabilmente anche per molti dipendenti, ma devo confessare che i guai della BPVi mi provocano una enorme soddisfazione personale.

Risale tutto ad una quindicina di anni fa. Lavoravo a Palermo, anzi a Monreale, ed il mio datore di lavoro dell'epoca insisteva perché mi facessi un conto con una banca di quel gruppo, Banca Nuova. Vado all'appuntamento per aprire il conto, e mentre aspetto, mi metto a leggere un foglio che era praticamente una newsletter aziendale della BPVi.

In tale newsletter l'articolo principale spiegava ai dipendenti la strategia alla base dell'acquisizione della Banca del Popolo di Trapani in questi termini: la BPT aveva una grande capacità di raccolta del risparmio, risparmio che grazie all'acquisizione sarebbe stato convogliato nel nord est, per finanziarne lo sviluppo imprenditoriale. 

La BPT era storicamente insieme alla Sicilcassa una banca sistemica per lo sviluppo economico ed imprenditoriale della Sicilia Occidentale. Avendo tale comunità da poco perso la Sicilcassa, per ragioni che all'epoca apparivano sensate, molto meno oggi, dopo che molte banche di altre parti del paese non hanno ricevuto lo stesso trattamento pur versando in ben peggiori condizioni, non mi ci volle molto ad arrivare alla conclusione che trasformare la BPT da un volano al servizio dell'economia locale ad un collettore di risparmi che poi sarebbero stati investiti altrove avrebbe frenato non poco lo sviluppo della Sicilia Occidentale.

Non volendo essere un complice di tale crimine, decisi di non aprire il conto.

avere maggiori notizie riguardo al contesto dell'acquisizione: come avvenne che la popolare di Vicenza acquisisse quella di Trapani?

pagando

dragonfly 2/5/2016 - 15:58

avvenne pagando, cioè con esborso di cash agli azionisti siciliani. prima questi deliberarono la modifica da cooperativa a spa e poi la vicenza ci fece un OPA totalitaria, pagando 280mld di lire. un percorso che sembra lineare e per questo, non comune.

in genere gli azionisti non cedono spontaneamente le loro azioni se non ricevono un prezzo adeguato. Però può succedere - v. le 4 banche risolte a novembre - che la società sia sull'orlo dell'insolvenza e che intervengano strumenti giuridici diversi. 

Io ho sempre in mente il caso di tre Casse di Risparmio meridionali al cui salvataggio fu persuasa l'ormai antica Cariplo, vicenda che - secondo alcuni - fu all'origine del suo acquisto dal Banco Ambroveneto: volevo sapere se l'acquisto della BPT da parte della BPV fosse un salvataggio o un'operazione di normale espansione. Mi pare di capire che la risposta n. 2 sia quella giusta.  

in genere gli azionisti non cedono spontaneamente le loro azioni se non ricevono un prezzo adeguato

ci sono altre possibilità:

può essere che il matrimonio non sia libero. ad es. sempre ad inizio secolo la fondazione del banco di sardegna dovette alla fine vendere la partecipazione di maggioranza nella banca, posseduta al 100%  in spregio della legge di riforma . e la bper dovette comprare, pronubi la banca d'italia d'italia e il comune pertito di riferimento, la già defunta DC. i conti del banco erano molto chiacchierati, gli interessi politici locali e nazionali,  fortissimi etc. si può certo dire che quel prezzo scontentò entrambe le parti.

anche , si può realizzare una fusione per incorporazione, con scambio di azioni a valore di perizia, senza alcun esborso. è il famoso cane da un miliardo per due gatti da 500milioni... nella pratica, c'è sempre una parte che acquista, cioè mantiene  il controllo anche se diluita.  e il controllo è tutto, remunerare il capitale di rischio pare invece  essere  solo un impiccio.

In generale, rientra chiaramente nella strategia di concentrazione del sistema creditizio perseguita all'epoca dalla banca d'Italia.

Nello specifico, la storia in questione, da quanto reso pubblico fino ad oggi, io l'ho capita cosí: i vertici di BPVi pare fossero interessati ad acquistare Sicilcassa, ma qualcun altro l'aveva giá promessa ad altri. Una parte del team che curó la fusione di Sicilcassa con il BdS sarebbe venuto a sapere dell'interessamento, e sarebbe andato a far notare loro che, tra le banche siciliane potenzialmente acquisibili, la BPT era ben piú appetibile, ed una volta completata la suddetta fusione, sarebbero passati armi e bagagli a curarne l'acquisizione e trasformazione in Banca Nuova (l'attuale Banca Nuova é l'antica Banca del Popolo di Trapani rinominata una quindicina di anni fa). Il motivo per cui questa acquisizione avvenne, al posto della fusione della BPT con la Banca Agricola Popolare di Ragusa di cui si parlava da quando la Banca d'Italia aveva iniziato ad imporre le concentrazioni, non l'ho mai capito.

 Non ho mai letto o sentito nulla che mi possa far pensare che tale aquisizione sia stato un cattivo affare per la BPVi ed i suoi azionisti. D'altro canto, non ho mai letto o sentito nulla che mi possa far pensare che tale acquisizione abbia portato un qualsivoglia vantaggio allo sviluppo economico siciliano.

miiii...!

dragonfly 3/5/2016 - 00:00

D'altro canto, non ho mai letto o sentito nulla che mi possa far pensare che tale acquisizione abbia portato un qualsivoglia vantaggio allo sviluppo economico siciliano.

ma gli azionisti siciliani della banca del popolo di trapani, dove li hanno messi i 280 miliardi di lire pagati per le loro azioni? li avranno spesi in cassate e cannoli, così contribuendo al fatturato del settore dolciario locale. oppure li avranno investiti, forse in sicilia e forse no. se nemmeno loro li hanno investiti in sicilia, pardon in sicilia occidentale,  la colpa non è della vicenza.

è la vecchia storia degli investimenti esteri, che in teoria tutti vogliono e che son sempre pochi. però quando ci sono, ci si lamenta che chi investe vuole guadagnare . si chiedano aiuti a fondo perduto, allora.

ma gli azionisti siciliani della banca del popolo di trapani, dove li hanno messi i 280 miliardi di lire pagati per le loro azioni?

In gran parte li avranno investiti seguendo i suggerimenti del personale bancario, che a sua volta li avrá indirizzati secondo le direzioni dei loro nuovi superiori.

già berlusconi silvio ci svelò il trucco dello straniero:

http://www.linkiesta.it/it/article/2013/01/08/alitalia-2008-2013-la-camp...

chi avesse voluto  vedere il colosseo (e magari comprarlo) sarebbe stato dirottato su nimes, che più o meno...

La BPT era storicamente insieme alla Sicilcassa una banca sistemica per lo sviluppo economico ed imprenditoriale della Sicilia Occidentale. Avendo tale comunità da poco perso la Sicilcassa, per ragioni che all'epoca apparivano sensate, molto meno oggi, dopo che molte banche di altre parti del paese non hanno ricevuto lo stesso trattamento pur versando in ben peggiori condizioni, non mi ci volle molto ad arrivare alla conclusione che trasformare la BPT da un volano al servizio dell'economia locale ad un collettore di risparmi che poi sarebbero stati investiti altrove avrebbe frenato non poco lo sviluppo della Sicilia Occidentale.

questo ragionare è, a mio avviso, il motivo per cui nessuno investe in Sicilia. oppure in Brasile.

questo ragionare è, a mio avviso, il motivo per cui nessuno investe in Sicilia. oppure in Brasile.

S'é visto come siano stati investiti meglio i soldi dei risparmiatori siciliani, una volta nelle mani della BPVi. E quanto beneficio ne ha avuto lo sviluppo economico siciliano, dall'aver affidato i risparmi dei Siciliani ai campioni di Bankitalia.

non hanno perso nulla, proprio non capisco. e gli azionisti della popolare di trapani, 15 anni fa hanno venduto le loro azioni con soddisfazione, altrimenti non le avrebbero vendute.

 

Temo che Alessandro non capisca da cosa derivi la crescita economica, ne' di perche' le persone investano i propri soldi e cerchino di fare affari. 

Mi domando, senza ironia, se nella sua attivita' economica quotidiana egli cerca sempre di anteporre lo "sviluppo economico siciliano" al proprio benestare ed al proprio reddito.

Mah ... 

Temo che Alessandro non capisca da cosa derivi la crescita economica, ne' di perche' le persone investano i propri soldi e cerchino di fare affari. 

Oppure molto piú pragmaticamente, é possibile che Alessandro abbia empiricamente osservato come in un sistema come quello italiano la vicinanza, sia fisica che soprattutto relazionale, con la sede centrale delle banche abbia una correlazione con la possibilitá di accedere al credito, e con i tassi di interessi praticati dalle banche, e che non gli pare sia stato il mercato a spingere alla concentrazione (ed ad operazioni come la conglobazione del BPT in BPVi, della Banca Popolare Santa Venera, della Cassa San Giacomo e della BPSA in Credito Valtellinese, della Banca Sicula in Banca Intesa, ...), quanto piuttosto una strategia concertata ed implementata dalla banca centrale italiana e dai suoi principali azionisti, che sono poi diventati non soltanto i "campioni" nazionali, ma anche i diretti beneficiari di altre decisioni alquanto discutibili (vedi l'aumento del valore delle quote di BdI).

Una volta che accettiamo o dobbiamo accettare, anche nostro malgrado, che a decidere quali debbano essere le sedi centrali delle banche non é il mercato, ma altri soggetti, di cui almeno uno dovrebbe teoricamente perseguire l'interesse generale, non vedo perché si debba giustificare chi fondamentalmente favorisce l'accesso al credito in determinate zone del paese, a discapito di altre, incentivando certe fusioni ed incorporazioni, e non altre (nel caso della BPT, qualora sta benedetta fusione fosse veramente stata necessaria, cosa non andava in BAPR?).

A meno che non abbia capito male io, e tutte queste fusioni le ha determinate liberamente il mercato. Tutto quanto io ho sentito e letto sull'argomento fino ad ora mi sembra sostenere il contrario.

Mi domando, senza ironia, se nella sua attivita' economica quotidiana egli cerca sempre di anteporre lo "sviluppo economico siciliano" al proprio benestare ed al proprio reddito.

Io no, ma gli enti pubblici che perseguono interessi generali mi aspetto lo facciano.

Esempio non bancario: io valuto i gestori di aeroporti come quello di Alghero, Brindisi, Comiso o Trapani zero bucato, perché sono fuori mercato per ragioni endogene, e da privato investitore non ci investirei un copeco (tranne che per ragioni particolari, e.g. se avessi secondi fini), ma mi pare sensato che le rispettive comunitá facciano di tutto per renderli piú appetibili, investendo capitale pubblico (e sarebbe meglio ancora che iniziassero ad investire capitale politico) per mitigare le cause endogene che li mandano fuori mercato (e non per far sfregio, a spese dei contribuenti, a chi li manda fuori mercato, ma perché al momento per le comunitá in questione quell'investimento ha un ritorno che ne fa un investimento sensato).

si potrebbe pensare anche che la Banca d'Italia abbia incoraggiato operazioni di concentrazione - se così è stato, io non lo so - per prevenire situazioni quali quelle emerse nello scorso novembre. Se così fosse, avrebbe perseguito l'obiettivo di tutela della stabilità del sistema che, è bene saperlo, è fondamento della sua stessa funzione di vigilanza. In questo senso, sarebbe stata un'operazione funzionale al corretto funzionamento del mercato. 

si potrebbe pensare anche che la Banca d'Italia abbia incoraggiato operazioni di concentrazione - se così è stato, io non lo so - per prevenire situazioni quali quelle emerse nello scorso novembre. 

Sí, ma a quel punto non sarebbe piú il mercato a decidere dove localizzare le sedi centrali delle banche, ma chi si erge a manovratore di tale mercato.

Nel sistema italiano non é una questione di secondaria importanza. In Sicilia fino agli anni 80, praticamente da sempre, l'imprenditore trovava nelle banche qualcuno con potere decisionale con cui poter parlare, presentare i propri progetti, oggi é impossibile, perché queste persone si possono trovare solo in altre parti del paese, in loco sono rimasti solo passacarte, loro malgrado. Le decisioni si prendono tutte altrove. E le notizie di questi giorni, ci dicono che in questi altrove le banche non vengono gestite meglio di quando i centri decisionali erano locali, anzi, probabilmente sono gestite peggio.

Tant'é che ci sono imprenditori siciliani che per ovviare al problema hanno deciso da anni di trasferire la propria attivitá piú vicino alle sedi centrali dei "campioni" nazionali (il caso piú eclatante di cui ho letto é quello di Andrea Bulgarella, che é diventato oggetto delle attenzioni dalla "giustizia" italiana proprio per i suoi rapporti con queste banche, ed intra nos, a me pare che nel caso in questione la giustizia italiana abbia preso un bell'abbaglio).

Anedotticamente, io ho sviluppato per 6 anni soluzioni per la gestione del rischio, e non trovo assolutamente nulla di strano quando sento o leggo che c'é una proporzionalitá tra distanza dalla sede centrale di una banca e tasso di interesse offerto ai clienti. Quando poi quasi tutte le sedi centrali sono concentrate in una zona abbastanza ridotta del paese, lo trovo anche abbastanza naturale.

La BdI avrebbe potuto organizzare la concentrazione in maniera diversa, ad esempio promuovendo una migliore distribuzione geografica delle sedi centrali. Se non volevano lasciare sedi centrali a Trapani, avrebbero potuto incentivare la fusione delle popolari siciliane attorno al BAPR o al BPSA.

Tutto questo, senza nemmeno chiederci se sia effettivamente meglio per il sistema avere pochi "campioni" nazionali, invece di tante banche medio piccole. Se un giorno fosse fallito il BPT (che AFAIK era amministrato in maniera molto conservativa) avrebbe avuto un impatto certamente minore del fallimento della BPVi.