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Elezioni USA (I) - Il fenomeno Trump

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"Credere che Trump userebbe con l'eventuale Clinton gli stessi argomenti usati contro i suoi “amici” di partito non sembra essere sufficientemente perspicace."

E dove l'avremmo mai scritto?  

Nell'intervento era come se continuassi dentro me stesso il vostro dialogo. Mi prendevo solo la licenza di concludere in modo univoco a partire dalla domanda retorica:

“Se alla fine della corsa risultasse lui il vincitore delle primarie, credi che continuerebbe a battere sugli stessi tasti?”

assegnando ad essa quella che mi sembrava la ovvia risposta, nella quale aderivo poi a una delle ipotesi precedenti dove si diceva che si blandiscono gli scontenti:

“sfruttando la loro rabbia al puro fine di avere un supporto elettorale che dia loro un ruolo. Ma le politiche che questi gruppi sociali chiedono sono, semplicemente, impossibili”

insomma mi vedevo obbligato a quelle conclusioni prendendo tutto dalla vostra tavola, e scegliendo però una sola tra le vostre ipotesi.

 

Il vostro dialogo in generale, invece, propone pure la possibilità di prendere sul serio i “contenuti” di Trump. Forse accade perché siete abituati e portati a stimare la presenza di più integrità nei politici degli Stati Uniti. Come italiano,invece, abituato a essere ricoperto di sola propaganda, di parole che devono vincere solo il minuto presente, e che vengono sempre sempre sempre rinnegate nei fatti, sono portato a credere che Trump abbia in comune più che semplici analogie con i nostri Berlusconi e Grillo. Cioè con gente il cui scopo è solo di vincere il dibattito televisivo in corso, produrre simpatia per sé in questo preciso momento, per poi liquidare senza troppi patemi le firme dei contratti in diretta o le scie chimiche quando si passa a far politica vera.

Troverei interessante percorrere appieno l'ipotesi che anche stavolta siamo stati i battistrada nel peggio, verso l'evoluzione propaganda-politica-spettacolo, cioè: come accontentare l'elettore a chiacchiere.