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La drammatica fuga dei cervelli dall'Italia

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Mi ero chiesto se il limitarsi al piano economico di analisi fosse fonte di una eccessiva limitazione d'orizzonte. E se, ad esempio, al di sotto di una certa soglia di disponibilità, i fenomeni venissero risucchiati nella fascia di un “rumore di fondo” generato dalle più disparate motivazioni.

Ma se si prende quella economica come via maestra, le analisi dovrebbero essere più spregiudicate. Ad esempio ci si potrebbe chiedere:

E se fosse tutto a rovescio? Se fosse la crescita economica che induce la necessità della ricerca …..?!

L'osservazione d'una correlazione non decide chi è causa e chi è effetto, né se vi sia un rapporto di causa ed effetto.

E, ammettendo pure che la relazione fosse quella indicata in queste riflessioni, per l'Italia necessiterebbe di doversi rispondere anche alle altre seguenti domande:

Il tutto sarebbe accaduto per cattiveria dei governanti?

Per meritata punizione a causa della bassezza morale degli italiani?

Per senile stupidità? E di chi?

 

Alla fine si ha l'impressione che si tratti solo di predicozzi ispirati da disposizioni giuste ma generiche, come nel caso della senatrice, o da limitati interessi specifici. E in queste condizioni, la proposta guerra tra gruppi di ricerca o addirittura tra università pare essere proprio un'idea pericolosa, che ignora quali siano le forze reali in campo, ovvero prepara solo il bagliore degli ultimi fuochi. Del resto, l'assenza di una parallela analisi sul corrispondente declino della formazione di base apre già di per se una schisi fatale con la società civile, ovvero con quelli che vengono detti oltreoceano: i contribuenti, generando il sospetto, appunto, che l'attrattore nascosto sia la sola salvezza del privilegio di alcuni e non un progetto comune.