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La drammatica fuga dei cervelli dall'Italia

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Si è tenuto a Roma pochi giorni fa, nella sede del CNR, un interessante convegno sullo stato della ricerca in Italia. Segnalo quelli che a mio parere sono due importanti interventi:

1) una analisi dei rapporti tra ricerca ed economia, che tenta di spiegare le ragioni del declino italiano

2) un aggiornamento della situazione della nostra università ed alcune proposte per il suo rilancio.

A mio parere due miletones che dovrebbero essere considerate da chi si vuole occupare seriamente di Università e ricerca.

Mi ero chiesto se il limitarsi al piano economico di analisi fosse fonte di una eccessiva limitazione d'orizzonte. E se, ad esempio, al di sotto di una certa soglia di disponibilità, i fenomeni venissero risucchiati nella fascia di un “rumore di fondo” generato dalle più disparate motivazioni.

Ma se si prende quella economica come via maestra, le analisi dovrebbero essere più spregiudicate. Ad esempio ci si potrebbe chiedere:

E se fosse tutto a rovescio? Se fosse la crescita economica che induce la necessità della ricerca …..?!

L'osservazione d'una correlazione non decide chi è causa e chi è effetto, né se vi sia un rapporto di causa ed effetto.

E, ammettendo pure che la relazione fosse quella indicata in queste riflessioni, per l'Italia necessiterebbe di doversi rispondere anche alle altre seguenti domande:

Il tutto sarebbe accaduto per cattiveria dei governanti?

Per meritata punizione a causa della bassezza morale degli italiani?

Per senile stupidità? E di chi?

 

Alla fine si ha l'impressione che si tratti solo di predicozzi ispirati da disposizioni giuste ma generiche, come nel caso della senatrice, o da limitati interessi specifici. E in queste condizioni, la proposta guerra tra gruppi di ricerca o addirittura tra università pare essere proprio un'idea pericolosa, che ignora quali siano le forze reali in campo, ovvero prepara solo il bagliore degli ultimi fuochi. Del resto, l'assenza di una parallela analisi sul corrispondente declino della formazione di base apre già di per se una schisi fatale con la società civile, ovvero con quelli che vengono detti oltreoceano: i contribuenti, generando il sospetto, appunto, che l'attrattore nascosto sia la sola salvezza del privilegio di alcuni e non un progetto comune. 

finanziare i gruppi di ricerca indipendentemente dall'università di appartenenza con fondi aggiuntivi al FFO. Però bisogna essere chiari sulle implicazioni.  I fondi di ricerca, se distribuiti in maniera competitiva, creano un divario nella qualità della ricerca fra i destinatari e gli altri. Se si mantiene l'attuale distribuzione premiale,  nel medio-lungo periodo, porterà alla differenziazione delle università. Le università migliori avranno più fondi di ricerca, produrranno di più avranno risultati migliori alla VQR etc. Se si abolisce la distribuzione premiale,  la differenzia sarà all'interno dell'università fra dipartimenti ricchi e poveri. Comunque la giri, una distribuzione di fondi sulla base della qualità della ricerca crea differenziazione.