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La drammatica fuga dei cervelli dall'Italia

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i) bloccare tutte le promozioni interne - passaggi di carriera solo cambiando università

ii) quadruplicare l'importo degli scatti per merito (leggi Gelmini), equali per le tre fasce (e quindi molto più pesanti per i ricercatori). Distribuiti sulla base della valutazione della ricerca (VQR enhanced)

iii) abolire le distinzioni di casta fra i docenti - in particolare dare pari dignità ai ricercatori in termini di partecipazione ai consigli

ci stai?

rispondo

alberto rotondi 23/2/2016 - 23:46

i) Conosco bene il punto 1, perché lavoro da tempo coi colleghi tedeschi. Da loro questa regola è ferrea. Non è una legge, perché sarebbe anticostituzionale, ma è una regola seguita in modo rigoroso da tutta la comunità accademica. Il sistema ha pregi e difetti. Nonostante i difetti che non sono pochi, l’accademia tedesca la mantiene senza incertezze perché ritiene che i pregi (sconfitta del localismo e mobilità) siano di gran lunga superiori agli svantaggi. Quali svantaggi? Instabilità dei gruppi di ricerca e costi. Infatti, e lo so per esperienza, lavorando coi gruppi tedeschi ci si trova spesso con prodotti lasciati a metà, gente che sparisce perché vince un concorso e va a fare cose diverse da altre parti, formazione dei giovani ripetuta all’infinito per fare fronte al turn over esasperato, ecc. La contropartita è che si ha quasi sempre a che fare con gente molto in gamba, Viceversa, i tedeschi di noi apprezzano l’affidabilità, dato che se ci prendiamo un impegno, lo portiamo a termine, sfruttando la stabilità dei nostri gruppi. Poi i costi. Se un ricercatore si trasferisce, normalmente gli viene data una indennità di trasferimento per le spese di casa e logistiche, poi una dote di dottorandi e post doc, poi una dote per mettere in piedi il nuovo laboratorio o potenziare quello esistente. Cose da noi impensabili. Se questa regola significa investimento in ricerca e mobilità sostenuta investendo sulla ricerca, sono d’accordo. Se invece si pensa di calare questa norma lasciando il resto sistema invariato, allora è una norma suicida.

ii) Sono d’accordo. Per me i premi incentivanti vanno dati sulla produttività scientifica e didattica, indipendentemente dal livello accademico.

iii) Questo punto va specificato bene. L’ultimo piano associati, demenziale, ne è una prova. Lì ci siamo trovati di fronte a migliaia di ricercatori anziani rimasti al palo per la mancanza regolare di concorsi (tra parentesi, la procedura si ripete, la abilitazione scientifica nazionale (ASN) è in ritardo di 3 (tre) anni). Si sono fatti concorsi mischiando i giovani con i più vecchi, investendo punti organico fasulli, iniettando tensioni nel sistema per nulla. Altro che gridare al localismo. Un ricercatore anziano, con 20 anni di anzianità, abilitato, con indice h 20-40, che fa un numero di ore di lezione da associato, che fa ricerca da associato, che, una volta promosso ad associato prenderebbe uno stipendio uguale (o inferiore se cambia sede) è stato costretto a fare un concorso, Non era meglio un ope legis e dopo concentrarsi sui bandi per i giovani e su punti veri di spesa di bilancio, per investire sui nuovi? E andare poi a regime per non fare più ope legis? No. Invece ci hanno costretto a giocare con carte truccate, ibvestendo punti che non erano di spesa ma solo figurativi se vinceva un anziano, che comunque avrebbe continuato a fare le stesse cose di prima con uno stipendio uguale o inferiore per almeno 5-8 anni. E qusti passaggi sono passati sotto la critica del localismo. Sì, sul terzo punto sono d’accordo, e andava fatto con un ope legis per i ricercatori anziani abilitati, evitando il piano associati.

vedo che stiamo convergendo. Ovviamente concordo con l'opportunità di favorire la mobilità con investimenti adeguati (magari con un fondo ad hoc che finanzi strutture  di ricerca, distribuito con criteri internazionali competitivi fra le università).

Non capisco la iii).  Se il problema sono i soldi, molto meglio lasciarli ricercatori ed aumentare lo stipendio a quelli bravi con gli incentivi alla produttività.  Col punto unico da me proposto (uno scatto biennale era ca 7% dello stipendio - un triennale circa il 10% e io propongo di quadruplicarlo), la differenza fra un ricercatore anziano con uno o più scatti di merito ed un associato (o ordinario) senza scatti si ridurrebbe sensibilmente o scomparirebbe.  Se disturba il nome di 'ricercatore' chiamamolo professore di terza fascia. Non credo il problema sia il potere - ne hai altrettanto poco da associato che da ricercatore (e molto spesso  anche da ordinario in verità).  L'ope legis è una soluzione pessima perchè deve estendersi a tutti i ricercatori anziani abilitati e moltissimi sono da mediocri a pessimi.

??

fausto panunzi 24/2/2016 - 14:57

Il punto 1 non esiste da nessuna parte del mondo (almeno quello accademicamente conosciuto). 

i) sei d'accordo che in Italia (non altrove) le massicce promozioni interne sono un problema o sei convinto che il sistema funzioni bene?

ii) se il problema esiste, come lo risolviamo?  Introduciamo una superabilitazione per i candidati interni? E chi garantisce che passino solo quelli bravi? Mettiamo un limite massimo alla promozioni interne (cioè aumentiamo la % minima di esterni già presente nella Gelmini)?  E, come sopra, come garantiamo che passino quelli bravi e non gli amici del rettore? Altre idee?

  comunque se mi ricordo bene in Germania non puoi diventare professore nell'università doci hai conseguito l'abilitazione (e mi sembra che lo dica anche Rotondi)

Un conto è non assumere chi ha fatto un PhD nella tua istituzione. Un conto è impedire a un associato di diventare ordinario nella sua università. A me pare che i costi della tua proposta eccedano i benefici. E lo dice uno che a ogni promozione ha cambiato università.

germania

alberto rotondi 25/2/2016 - 02:22

A me risulta che in Germania se un docente vuole un avanzamento di carriera, di tipo qualunque, non può concorrere nella propria università.

Ho già detto che questo sistema ha dei costi elevati, e, se lo trapiantassimo  in Italia senza investimenti nuovi,  ne subiremmo solo gli effetti negativi senza goderne i benefici. La solita soluzione all'italiana.

abbiamo due possibilità  di evitarlo - sistema USA (il primo posto deve essere in università diversa da quella dove hai preso il Phd) o Germania (il posto fisso deve essere in università diversa da quella dove hai iniziato la carriera). Ambedue risolvono il problema con costi più o meno  elevati e si può discutere quale sia il migliore.  O magari si potrebbe trovare un sistema diverso (il 20% di estwerni della gelmini è un primo passo).  Sempre se si concorda sul fatto che il localismo sia il principale problema del reclutamento dei docenti.