Titolo

La drammatica fuga dei cervelli dall'Italia

17 commenti (espandi tutti)

Giovanni,   hai ovviamente ragione a dire che era cresciuta, mi pare un fatto interessante pero notare che in livello (rispetto al pil)  siamo un fanilino di coda, comunque la si guardi.

Io, fossi il ministro, non ci metterei nemmeno un centesimo in piu in assenza di garanzie per l'allocazione meritocratica dei nuovi fondi, per esempio seguendo la VQR (ma e'solo un esempio, perche quella non premia un gran che le eccellenze, piu che altro punisce gli inattivi).

Ma mi pare un fatto che si spenda poco per universita, o anche solo per la  ricerca, oltre che male.

 

 

 

Ho scritto in tutti i commenti che bisogna aumentare la spesa per l'università e la ricerca. Reagivo solo ad una falsità che viene ripetuta spesso.  Ci sono stati 6 anni di tagli non venticinque. I tagli corrispondono ad un calo del personale docente anziano per l'ondata di pensionamenti della generazione dei provvedimenti urgenti. Sarebbe stato possibile e lo è tuttora sfruttare l'occasione per un grande ricambio generazionale con un corrispondente miglioramento della qualità del corpo docente. Ci sono moltissimi bravi giovani studiosi in giro per l'Italia e per il mondo.  In parte questo è stato bloccato dai limiti al turn-over, ma registro che gran parte delle risorse sono state usate per promuovere il personale già in servizio, come del resto è successo sempre negli ultimi cinquant'anni. E' una scelta perfettamente coerente con le tradizioni dell'università italiana, ma non mi piace e non credo piaccia neppure a te.

(Finalmente sbloccato. Ma che bisogna che passi mezzanotte e quaranta per riavere i tre colpi?)

Il periodo da me usato può in effetti generare l'equivoco che i tagli all'università datino a partire da 25 anni fa, posso ammetterlo, come ammetto che il 25 è un arrotondamento in eccesso. Ma rileggendo la seconda parte dovrebbe essere chiaro che si intendeva una sequenza con i tagli che sono partiti prima per la scuola di base e poi sono arrivati alla università e alla ricerca:

“sono stati presso i banchi scolastici prima dell'inizio dei grandi e continuativi tagli alla scuola e poi all'università prima dei grandi e continuativi tagli alla ricerca”,

a datare da Rosa Russo Iervolino ministro della Pubblica Istruzione nel 1992 nel famoso o famigerato Governo Amato I, facendo partire da qui la volontà di taglio alla formazione, per passare poi alla Moratti e alle proteste dei rettori delle università.

Qualche riferimento preso al volo in rete per i primi cosiddetti tagli più famosi, e per sommi capi:

Per la scuola:

(1993) Rosa Russo Iervolino: http://www1.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/1993/12/13/Economia/FINANZ...

(1994) D'Onofrio: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1994/05/12/s...

Per l'università:

(2001) Moratti http://www.repubblica.it/online/scuola_universita/tagli/tagli/tagli.html

(2002) Qualche protesta animata: http://www.cipur.it/Universit%E0Oggi/UNIVERS36.pdf

Per chiudere con un cenno all'inizio dell'attuale situazione:

(2006) Salvatore Settis: http://normalenews.sns.it/tagli-alluniversita-e-alla-ricerca-settis-al-f...

ecc.

Se “taglio” è poi parola inadeguata, convengo che si possa ripiegare su: “mancato investimento”. Resta che reiterata e continuativa sia stata la volontà irresponsabile di penalizzare formazione e ricerca, e che la nazione ne sopporterà le conseguenze a partire da tra poco e per decenni.

Le promozioni ad ondate del personale in servizio, tipicamente italiane, sono dovute alla legislazione, intermittente, imprecisa, lacunosa e inefficiente; succede allora che i concorsi si bloccano e le persone brave restano al palo per anni. Poi viene improvvisamente la possibilità di promuovere qualcuno, ed ecco che veniamo criticati perhcé facciamo un po' di promozioni. interne. Ovvio che parlo di quelle meritate, quelle immeritate fanno parte della patologia, le combatto dove e quando posso, e non le tratto qui. La legislazione intermittente, episodica, incoerente e lacunosa ci ha abituati a fare le fotografie improvvise della situazione e assumere o promuovere quelli che si troivano lì in quel momento, per limitare i danni. Nel caso migliore bravi, ma non necessariamente i migliori.

Sappiamo tutti che la formazione del personale scientifico richiede anni di programmazione su più sedi diverse. Impossibile da fare quando non c'è un quadro normativo e burocratico stabile. Si veda anche in questo caso la mozione dei direttori di Pavia. E'così difficile dare autonomia alle università entro i parametri di bilancio?

Poi occorre fare alcune considerazioni importanti per le materie scientifiche, che richiedono tecnologie e laboratori. Qui mi sembra che siano veramente pochi quelli che hanno messo piede in un laboratorio, viste le obiezioni che si fanno. Alcuni esempi (astratti e di fantasia): ho un collega molto bravo manon eccellente o eccezionale , che ha messo insieme con anni di sacrifici un laboratorio di nanotecnologia, che attira giovani e pubblica e ha collegamenti internazionali. Una risorsa  per il dipartimento. Faccio un concorso e concorre anche un esterno eccezionale per riconoscimento unanime. Solo che la materia sperimentale che tratta non lo è mai stata nel mio dipartimento e non ho i soldi da assegnargli per mettere in piedi l'attività nuova e i nuovi laboratori che gli servirebbero (in Italia è impossibile, grazie ai tagli). Se promuovo lui deprimo il laboratorio di nanotecnologie e so che il vincitore cercherà di andarsene quanto prima perché non posso dargli i mezzi per  iniziare la nuova attività. Utilizzerà la vincita del concorso per aumentare il suo grado accademico da qualche altra parte. Inoltre,con le risorse per il personale posso premiare tre interni bravi che lavorano, mentre l'esterno, che  mi servirebbe ma che non potrei utilizzare, mi costa tre volte di più. Se promuovo l'interno, i soliti censori grideranno al nepotismo baronale locale. Ci si dimentica però di un particolare: nei sistemi sani si chiama quello bravo, ma, almeno in campo scientifico tecnologico, dove conta non solo la persona ma servono  anche le strutture,  insieme alla chiamata si danno anche i fondi per creare la nuova stuttura tecnologica, anche con bandi dedicati ai soli esterni.

Siamo alle solite: si dice diamo pochi soldi all'università perchè li gestisce male. Questa però è solo una parte (non so quanto piccola o grande) della verità. L'altra verità è che l'Università, anche quando vorrebbe, è costretta a gestire male i soldi per limitare i danni in mancanza di risorse.

Complicata la vita, vero?

nel caso in questione tieni l'interno bravino ma non eccezionale e non lo promuovi. Se ne va? Hai i soldi per una chiamata esterna. Smette di fare ricerca e rimane?  Aumenti il suo carico didattico e tagli i costi del laboratorio di nanotecnologia o assumi un altro nanotecnologo.  Un esterno geniale ha bisogno di soldi per il laboratorio? Risparmiamo su altri laboratori a livello locale e battiamoci tutti assieme per avere un fondo nazionale per creare nuove strutture. In Germania lo fanno. Il governo federale concede contributi a fondo perduto alle università su concorso nazionale (le università sono regionali).

So benissimo che tutto questo è utopia e che il sistema non cambierà - ci saranno sempre promozioni interne e insider mediocri (ma anche pessimi, o anche bravi) che vinceranno sugli esterni geniali. Ma il sistema non cambierà  perchè il fato è avverso e i ministri cattivi vogliono la morte dell'università.. Il sistema non cambia perchè i professori, anche quelli 'bravi' non vogliono che cambi. E non vogliono che cambi perchè fa loro comodo.  E si trincerano dietro l'alibi della mancanza di soldi.

Tu stesso parli di possibilità utopiche che non ci sono.

Secondo la tua ricetta, il dipartimento chiuderebbe in pochi anni.

Se ho uno geniale chiedo i soldi per i laboratori, non me li danno. Non so se è chiaro.

In Italia esiste l'Agenzia per la Valutazione dellUniversità e della ricerca (ANVUR), ma non esiste l'Agenzia per la Ricerca. Come sai abbiamo avuto ora 100 milioni dopo quattro anni in cui abbiamo avuto zero. Siamo, credo, l'unico paese al mondo tra quelli evoluti dove succede questo. Secondo te questi sono alibi dietro ai quali nascondersi per esercitare il turpe localismo accademico e baronale?

Perché in Italia non viene nessun scienziato straniero? Ma perché qui si parla solo di rientro dei cervelli, dimenticando che il cervello ha bisogno di altre parti del corpo, infrastrutture e finanziamenti per i laboratori e le ricerche, cioè quello che i nostri trovano andando all'estero. Qui, a cominciare per i servizi agli studenti e andando in su, si fa poco o nulla.

In Germania, se mettiamo insieme Università e istituti Max Planck, Helmholtz, Fraunhofer, Leibnitz arriviamo, solo per la ricerca, a più di 8 miliardi di investimenti pubblici. In Italia superiamo di poco il miliardo. Non è certo mettendo le virgolette 'bravi' ai professori bravi che facciamo un buon servizio all'università.

Ma perché in Italia i rettori non si riescono a mettere d'accordo per diminuire la parcellizzazione dei dipartimenti?
Esempio 4 Dipartimenti di Scienze della Terra in Emilia Romagna, più 3 a Milano, 1 a Pavia, uno a Padova, uno ad Ancona, uno a Firenze, uno a Siena. Due in Sardegna, due in Sicilia...

Non capisco l'obiezione.

Ogni Università si divide in Dipartimenti, che sono le sue unità elementari di funzionamento. E' così in tutto il mondo.

Una università unica credo esista solo nella Corea del Nord.

Si, ma quando non ci sono più studenti? Si uniscono i dipartimenti per far finta che ce ne siano? Si sta parlando di razionalizzare o no? Facciamo un dipartimento anche a Sassuolo?

i) bloccare tutte le promozioni interne - passaggi di carriera solo cambiando università

ii) quadruplicare l'importo degli scatti per merito (leggi Gelmini), equali per le tre fasce (e quindi molto più pesanti per i ricercatori). Distribuiti sulla base della valutazione della ricerca (VQR enhanced)

iii) abolire le distinzioni di casta fra i docenti - in particolare dare pari dignità ai ricercatori in termini di partecipazione ai consigli

ci stai?

rispondo

alberto rotondi 23/2/2016 - 23:46

i) Conosco bene il punto 1, perché lavoro da tempo coi colleghi tedeschi. Da loro questa regola è ferrea. Non è una legge, perché sarebbe anticostituzionale, ma è una regola seguita in modo rigoroso da tutta la comunità accademica. Il sistema ha pregi e difetti. Nonostante i difetti che non sono pochi, l’accademia tedesca la mantiene senza incertezze perché ritiene che i pregi (sconfitta del localismo e mobilità) siano di gran lunga superiori agli svantaggi. Quali svantaggi? Instabilità dei gruppi di ricerca e costi. Infatti, e lo so per esperienza, lavorando coi gruppi tedeschi ci si trova spesso con prodotti lasciati a metà, gente che sparisce perché vince un concorso e va a fare cose diverse da altre parti, formazione dei giovani ripetuta all’infinito per fare fronte al turn over esasperato, ecc. La contropartita è che si ha quasi sempre a che fare con gente molto in gamba, Viceversa, i tedeschi di noi apprezzano l’affidabilità, dato che se ci prendiamo un impegno, lo portiamo a termine, sfruttando la stabilità dei nostri gruppi. Poi i costi. Se un ricercatore si trasferisce, normalmente gli viene data una indennità di trasferimento per le spese di casa e logistiche, poi una dote di dottorandi e post doc, poi una dote per mettere in piedi il nuovo laboratorio o potenziare quello esistente. Cose da noi impensabili. Se questa regola significa investimento in ricerca e mobilità sostenuta investendo sulla ricerca, sono d’accordo. Se invece si pensa di calare questa norma lasciando il resto sistema invariato, allora è una norma suicida.

ii) Sono d’accordo. Per me i premi incentivanti vanno dati sulla produttività scientifica e didattica, indipendentemente dal livello accademico.

iii) Questo punto va specificato bene. L’ultimo piano associati, demenziale, ne è una prova. Lì ci siamo trovati di fronte a migliaia di ricercatori anziani rimasti al palo per la mancanza regolare di concorsi (tra parentesi, la procedura si ripete, la abilitazione scientifica nazionale (ASN) è in ritardo di 3 (tre) anni). Si sono fatti concorsi mischiando i giovani con i più vecchi, investendo punti organico fasulli, iniettando tensioni nel sistema per nulla. Altro che gridare al localismo. Un ricercatore anziano, con 20 anni di anzianità, abilitato, con indice h 20-40, che fa un numero di ore di lezione da associato, che fa ricerca da associato, che, una volta promosso ad associato prenderebbe uno stipendio uguale (o inferiore se cambia sede) è stato costretto a fare un concorso, Non era meglio un ope legis e dopo concentrarsi sui bandi per i giovani e su punti veri di spesa di bilancio, per investire sui nuovi? E andare poi a regime per non fare più ope legis? No. Invece ci hanno costretto a giocare con carte truccate, ibvestendo punti che non erano di spesa ma solo figurativi se vinceva un anziano, che comunque avrebbe continuato a fare le stesse cose di prima con uno stipendio uguale o inferiore per almeno 5-8 anni. E qusti passaggi sono passati sotto la critica del localismo. Sì, sul terzo punto sono d’accordo, e andava fatto con un ope legis per i ricercatori anziani abilitati, evitando il piano associati.

vedo che stiamo convergendo. Ovviamente concordo con l'opportunità di favorire la mobilità con investimenti adeguati (magari con un fondo ad hoc che finanzi strutture  di ricerca, distribuito con criteri internazionali competitivi fra le università).

Non capisco la iii).  Se il problema sono i soldi, molto meglio lasciarli ricercatori ed aumentare lo stipendio a quelli bravi con gli incentivi alla produttività.  Col punto unico da me proposto (uno scatto biennale era ca 7% dello stipendio - un triennale circa il 10% e io propongo di quadruplicarlo), la differenza fra un ricercatore anziano con uno o più scatti di merito ed un associato (o ordinario) senza scatti si ridurrebbe sensibilmente o scomparirebbe.  Se disturba il nome di 'ricercatore' chiamamolo professore di terza fascia. Non credo il problema sia il potere - ne hai altrettanto poco da associato che da ricercatore (e molto spesso  anche da ordinario in verità).  L'ope legis è una soluzione pessima perchè deve estendersi a tutti i ricercatori anziani abilitati e moltissimi sono da mediocri a pessimi.

??

fausto panunzi 24/2/2016 - 14:57

Il punto 1 non esiste da nessuna parte del mondo (almeno quello accademicamente conosciuto). 

i) sei d'accordo che in Italia (non altrove) le massicce promozioni interne sono un problema o sei convinto che il sistema funzioni bene?

ii) se il problema esiste, come lo risolviamo?  Introduciamo una superabilitazione per i candidati interni? E chi garantisce che passino solo quelli bravi? Mettiamo un limite massimo alla promozioni interne (cioè aumentiamo la % minima di esterni già presente nella Gelmini)?  E, come sopra, come garantiamo che passino quelli bravi e non gli amici del rettore? Altre idee?

  comunque se mi ricordo bene in Germania non puoi diventare professore nell'università doci hai conseguito l'abilitazione (e mi sembra che lo dica anche Rotondi)

Un conto è non assumere chi ha fatto un PhD nella tua istituzione. Un conto è impedire a un associato di diventare ordinario nella sua università. A me pare che i costi della tua proposta eccedano i benefici. E lo dice uno che a ogni promozione ha cambiato università.

germania

alberto rotondi 25/2/2016 - 02:22

A me risulta che in Germania se un docente vuole un avanzamento di carriera, di tipo qualunque, non può concorrere nella propria università.

Ho già detto che questo sistema ha dei costi elevati, e, se lo trapiantassimo  in Italia senza investimenti nuovi,  ne subiremmo solo gli effetti negativi senza goderne i benefici. La solita soluzione all'italiana.

abbiamo due possibilità  di evitarlo - sistema USA (il primo posto deve essere in università diversa da quella dove hai preso il Phd) o Germania (il posto fisso deve essere in università diversa da quella dove hai iniziato la carriera). Ambedue risolvono il problema con costi più o meno  elevati e si può discutere quale sia il migliore.  O magari si potrebbe trovare un sistema diverso (il 20% di estwerni della gelmini è un primo passo).  Sempre se si concorda sul fatto che il localismo sia il principale problema del reclutamento dei docenti.