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La drammatica fuga dei cervelli dall'Italia

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Mi sento inadeguato e presuntuoso ad intervenire qui. L'unico blasone che avrei da esporre sarebbe quello di aver condiviso qualche delusione simile alla D'Alessandro, ma anche se particolarmente simile non reiterata come la sua che è stata sia reiterata che paradossale, e non potendo esibire il suo trionfo finale potremmo semplicemente fare l'ipotesi che nel mio caso la delusione sia stata sacrosanta e meritata. E tuttavia la riflessione a posteriori l'ho fatta e ve la propongo, e “se sbaglio mi corrigerete”.

Riflettendo sul mio caso, m'era proprio sembrato che siamo caduti sul punto di Boldrin:

“l'università italiana era forse meno nepotistica di ora e lo è diventata solo dopo perché han tagliato i fondi o viceversa? Questa la questione.”

E per evitare di girarci intorno dico che, m'era sembrato proprio che, si!

E in questo senso. Quando i tagli sono volti a ridurre gli sperperi, quando i tagli sono volti alla migliore razionalizzazione, quando i tagli sono volti anche a indurre maggiore razionalità, nel senso di costringere a bilanci responsabili che tengano conto dei vincoli e delle risorse, essi sembrano sempre ben giustificati da tutti i punti di vista rilevanti, ma se le loro motivazioni eccedono i loro fini, se le loro motivazioni servono ad altri scopi, pur sacrosanti o persino vitali, può accadere che essi ottengano l'effetto opposto a quello per cui si legittimano. L'effetto opposto si manifesta quando per essi si sovrastima l'efficacia a curare malattie su cui altre forze e altri impegni sarebbero richiesti. Insomma m'è sembrato proprio che al di sotto di un certo budget, al di sotto di una certa disponibilità e libertà di movimento, al di sotto di certe risorse, il sistema subisca una involuzione e sopravvivano solo le forze più ancestrali, quelle più radicate e istintive, la razionalità essendo sotto un certo livello un lusso. Quando una nave affonda può essere ancora possibile pianificare gli interventi con calma solo se non si supera un certo livello di allarme, altrimenti è un fuggi fuggi senza rimedio.

Così, mi pare, che in effetti al livello a cui si è scesi restino solo le forze della pura sopravvivenza fisica, e il merito è oramai un orpello che non appare più nella lista, come se su questo piano gli spazi di manovra si siano ridotti a zero. Se non devo prendere in considerazione me stesso, per conflitto d'interessi, pure so con certezza di conservare un giudizio obiettivo sulle qualità e il talento di altri che sono in grado anche di ritenere più meritevoli di me perché sono quelli che ritengo i veri competitori, come sono in grado di confrontare essi con quegli altri che risultano infine gli eletti. Del resto, sui riscontri di questa situazione bastano le numerose inchieste giornalistiche in proposito.

Dunque direi che poiché il prof. Boldrin si chiede se l'università italiana era meno nepotistica di ora e lo è diventata solo dopo perché hanno tagliato i fondi, proporrei di giudicare la questione rispetto ad un altro indicatore, che potrebbe essere dato dal rapporto tra quantità di nepotismo e quantità di merito, e mi pare che questo rapporto oramai dia infinito, non perché è variato il numeratore ma perché il denominatore è andato a zero. O, per dare qualche fiato al prof. Rotondi, diciamo che tende ad infinito per via che il denominatore sta vertiginosamente crescendo ma ancora non è nullo, e credo che abbia ragione quindi quando dice che, proseguendo a tagliare, oramai tocca a lui di segnare il passo e non certo a quelli che si appoggiano a ben altre forze che il criterio razionale per gestire la loro discrezionalità.

Mentre infine l'essere assolutamente favorevole ad

“un aumento dei fondi all'università e sopratutto alla ricerca ma alla condizione che sia preceduto da una riforma delle regole”,

se io ho una qualche ragione dalla mia, equivale a rassegnarsi definitivamente alla inevitabile sconfitta, come chi chiedesse ordine sul ponte del Titanic.

una pagina di contorsionismi per dire 'aumentate i fondi - così insieme al 90% di locali/insiders magari vince qualcuno bravo' - magari io.

Capisco l'interesse personale, ma perchè i contribuenti italiani dovrebbero pagare di più per avere 1000 mediocri  invece di 1000 bravi? 

Perchè i giovani assumono che l'università sia irriformabile? E'iniziato un processo di riforma, lento e con vari errori, ma comunque in corso. Capisco che gli insiders (che in questo caso sono molto più gli associati ed i ricercatori che ordinari) si oppongano, ma perchè gli outsiders non lo sostengono - o addirittura sostengono gli insiders, come nella protesta contro la legge Gelmini?

 

Contorsioni?

Matteo2 21/2/2016 - 16:23

No, guardi, non mi dispiace per me, sono in grado di farmene una ragione, mi dispiace semmai per il progetto che non verrà svolto da altri perché ognuno ha una sua intima sensibilità e dà peso alle cose secondo il suo giudizio, ma, mi deve credere, mi dispiace molto di più per tutti quegli altri progetti che ho osservato con interesse dal di fuori, per mia inclinazione a rimanere ammirato per ogni proposta originale, e che saranno destinati al macero.
Ora, visto che il numero da lei scelto è proprio di 1000, dirò che se fisiologicamente ci deve essere un minimo di 1000 mediocri, e nessuno lo riuscirà a schiodare con medicine improprie, allora significa che non ci sarà alcun bravo. E i contribuenti avranno definitivamente solo mediocri e nessuno che tira la carretta.

alla mia domanda: perchè rassegnarsi allo status quo?

Da assegnista

roccog 22/2/2016 - 14:34

non mi rassegno e cerco di far passare l'idea che tutte le nostre proteste di precari (coordinamento precari) non devono solo essere finalizzate alla richiesta di più fondi (assumeteci tutti). Io lavoro (o come direbbe il Ministro, mi "formo altamente") in un ex-Dip. di Scienze della Terra e da abilitato in seconda fascia la cosa che più mi deprime è vedere che molti dipartimenti sono zeppi di ricercatori non abilitati, già assunti da anni, i quali però coprono gran parte della didattica (molto spesso fanno solo quella), quindi coprono il fabbisogno del corso di laurea. Il risultato è che non si fanno bandi per associati, non c'è tutta quella necessità. La conseguenza è che la ricerca (l'H-index) è più scadente di quanto potrebbe essere. Cioé si presenta quella dicotomia fra docenza e ricerca per cui per fare un RTD ci vuole un corso libero, ma per avere fondi bisogna pubblicare bene. E' anche qui che il sistema italiano salta, in quanto spesso l'Università si avvicina al Liceo e tende a vedersi solo come impartitore di conoscenza pregressa generata da altri. Lo stato contribuisce a questa confusione.

Per rispondere alla domanda di Matteo2 o di Boldrin... E' aumentato il baronismo? Premetto che dove sto io di Baroni ce n'è pochi, al limite sono Baroni da briciole; il problema è che con questo livello di finanziamento/efficienza alcuni lottano per il posto per il proprio allievo per far sopravvivere il proprio settore (altri se ne fregano e dietro di sé lasciano nulla). ' incomprensibilmente  queste persone non riescano a capire che invece di spendere soldi per gente mediocre (per coprire un buco nella ricerca), potrebbero far sopravivere il proprio settore in maniera migliore attraendo gente valida con un concorso vero. Ma si sa, il rischio è che l'allievo superi il maestro...

Aumentare i fondi in questo contesto pare anche a me uno sperpero. Per esempio, perché in Emilia-Romagna ci sono 4 corsi di Laurea in Scienze Geologiche in 4 atenei diversi? Razionalizziamo veramente? Ne facciamo 1? 2, a esagerare, visto che ci sono l'Emilia e la Romagna? Toscana, idem? Andatevi vedere quanti iscritti ci sono al primo anno a Ferrara, Modena, Parma, Bologna... vi metterete a ridere... Non so se sia così anche per altri Corsi di Laurea. E parlo di Corsi di Laurea perché gli atenei da un po' stanno facendo i furbi e nascondono i dipartimenti piccoli dentro dipartimenti più grandi (Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra...).

Prendere atto.

Matteo2 22/2/2016 - 15:26

(Mi dispiace di andare a singhiozzo e far attendere ma avevo finito i colpi)

Rispondo.

Rassegnarsi?, neanche per sogno, e poi oltretutto alla mediocrità, e come si farebbe? Introducevo una riflessione che credo possa essere interessante in generale, uno spunto.

Per semplificare: in tutti gli strumenti scientifici c'è sempre da tener conto di un rumore di fondo non eliminabile, questo però non dovrebbe indurre a impedirsi di eseguire misure finché lo strumento non diventi perfetto. Se vogliamo dirlo con questa parola, diciamo che ci si rassegna a sopportare per il momento ciò che appare attualmente inevitabile. E perché, dice lei, non attendere di aver disinfettato il marciume? Ecco, il dubbio è che tenere la bestia a digiuno, superata una certa soglia, non sia più efficace allo scopo. Mentre superata questa soglia si sterilizzano pure le parti sane. E se uno crede che la formazione e la ricerca sono parti vitali, non dovrebbe sacrificarle solo per vedere estirpato completamente un tumore. Se poi uno crede che sia tutto un tumore allora è altro paio di maniche, ma allora nulla serve. Tuttavia non può essere tutto un tumore, abbiamo bassa natalità e di nipoti ce n'è pochi, e una volta sistemati quelli, che vogliamo chiamar nipoti ma potrebbero essere anche decennali collaboratori, potendo, gli si affiancherebbe sempre anche qualche bravo, o almeno uno bravo, così anche gli altri fanno bella figura. Però, se c'è rimasto un solo posto, quello va al "nipote" che attende da 10 anni, e come una schioppettata. Si tratta quindi di vedere se si ritiene più essenziale la ricerca o l'assenza di interessi privati o particolari.

 

Un intervento analogo avrei voluto fare qualche tempo fa in occasione dei rimproveri indirizzati a Zingales, le cui idee in proposito del bail-in italiano apparivano appunto come una rassegnazione ingiustificata.