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La drammatica fuga dei cervelli dall'Italia

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dati

alberto rotondi 21/2/2016 - 09:05

La statistica bayesiana è affidabile se il campione è abbastanza grande o se il prior è "oggettivo", cioè contiene i risultati di esperienze passate. Altrimenti, si può dimostrare qualunque cosa.

I miei prior sono affidabili quando dico che FFO non copre nemmeno i costi standard. Federico è completamente disinformato quando dice che il costo standard è un sistema nuovo da introdurre.

Il costo standard per le università è a regime dal 2014.

I costi standard per l'università di Pavia sono calcolati qui.

Il nostro costo standard per studente, che include le voci del documento di cui sopra, è di 6993 euro/anno per studente. L'FFO sui costi standard è calcolato sul numero di studenti in corso, che è 16.330. Quindi il nostro costo standard  è 16330 x 6993 = 114 milioni. La nostra asegnazione è di 93 milioni. A questo si aggiunge la quota premiale che dovrebbe finanziare tutte le  altre spese (dalle cliniche universitarie ai laboratori di Fisica e Ingegneria, alla manutenzione di strutture storiche e musei, ecc), che porta il nostro FFO a 123 milioni di Eu.

Detratti i costi standard, ci restano 10 milioni di Euro.

Il costo del personale (docenti e tecnici/amministrativi) è il 78% dell'FFO cioè 95 milioni di euro per 1900 persone, cioè 65 mila euro/anno lordo ente, contributi pensionistici e TFR (30%) inclusi.

Pavia ha 20 mila studenti  (inclusi i fuori corso), 1900 tra docenti e altro personale e un budget di 123 Milioni.

Berlino ha 33 mila studenti, 5700 tra docenti e altro personale e un budget di 430 milioni.

Anzittuto (ma è irrilevante) la statistica bayesiana è concepita proprio per farti partire dalla prior che vuoi. Siccome è dinamica (ad ogni tempo t=0,1,2, ...  campioni di nuovo, eccetera) ciò che conta non è tanto su cosa si fondi la tua prior al tempo t=0 (fatti salvi casi degeneri) ma come il tuo campione si evolva in seguito. Insomma, son le posterior che il campione, ripetuto, mano a mano cambia che contano ...

Detto questo, che c'entra assolutamente nulla, la tua affermazione rimane senza senso o comunque non spiegata: cosa vuol dire che gli "esempi sono sbagliati"? Sono dati  falsi? No. Allora, se non lo sono, sono solo sampling, fanno parte del campione e non sono né sbagliati né giusti, sono una parte del campione. Il tutto è così banale che non capisco perché debba stare qui a ripeterlo ad un notevole fisico nucleare.

Andiamo avanti.

Da nessuna parte, in questo blog o nell'articolo, si è mai sostenuto che in Italia la ricerca sia ampiamente finanziata. Tutto il contrario. Si sono sostenute altre cose che nel tuo esempio di Pavia (e nel confronto con "Berlino", quale Berlino? Berlino ne  ha tante di università, ma fa niente ...)  non vengono contraddette. Ma, prima di passare a quelle, pensiamo a Berlino. Se mi dici quale sia l'università in questione e da dove trovi i dati e quanti siano i fuori corso a Berlino e quanti a Pavia e in che facoltà siano quegli studenti magari facciamo un confronto intelligente invece che polemica aria fritta. Son certo che, alla fine, verrà comunque fuori (dovremmo aggiustare per il reddito, che a Berlino è parecchio più alto che a Pavia e questo conta nel calcolare i costi ..) che Berlino spende di più per studente o docente, nessun dubbio. Ma avremmo un numero realistico invece di una battuta secondo cui spendono più del doppio per studente. Che ne dici?

Ed infine, veniamo al punto.

Secondo te quale è la causa e quale è l'effetto? Le spese per la ricerca e l'università in Italia sono miserrime perché (fra le altre cose, il sistema Italia non sarò certo io a rifiutarmi di criticarlo per sprecare spesa pubblica in mille troiate anziché in quel che serve) l'università italiana è IN MEDIA baronale, nepotistica, anti-meritocratica, eccetera o viceversa? Detto altrimenti, negli anni '70 e '80 (quando la frequentavo) l'università italiana era forse meno nepotistica di ora e lo è diventata solo dopo perché han tagliato i fondi o viceversa? Questa la questione.

Vedi, un ENORME errore di molti scienziati naturali "bravi" (come sei tu) è pensare che il resto dell'università italiana sia come loro e non l'opposto. E, da questa assunzione platealmente falsa, fanno inferenze una più sbagliata dell'altra.  Ammesso (e non concesso) che i dipartimenti di fisica in Italia siano tutti come il tuo, rimane il fatto che la fisica (o la matematica, due dei pochi campi in cui l'Italia da quanto capisco riesce a difendersi a livello internazionale) sono eccezioni che contano per una piccola % dell'università italiana. Di quella stiamo parlando, non di fisica delle particelle. Cerca di rendertene conto!

Inutile, quindi, continuare a sfondare una porta aperta (in Italia si spende molto poco per università e ricerca) invece di concentrarsi sul problema vero: perché si spende molto poco e perché è evidente a quasi tutti che il sistema universitario italiano nel suo complesso (non nella sua coda destra, nel suo complesso ossia per l'80 o 90% della distribuzione) è corrotto, anti-meritocratico, nepostista, fallimentare. Ecco, questa la domanda da porsi Alberto! 

A meno che tu non mi provi (ma so che è impossibile per esperienza diretta) che quando i professori universitari erano pagati "tanto" rispetto al reddito nazionale e c'erano "tanti posti" e "tanti  fondi" (relativamente parlando) non era nepotistico e corrotto. Lo era. Quelli di noi che sono fuggiti negli anni '70 ed '80 l'han fatto proprio per questa ragione, non per il basso stipendio. Le centinaia di fisici che ho incontrato negli USA a fare i PhD negli anni '80 per cosa ci venivano, altrimenti? 

scopus

alberto rotondi 21/2/2016 - 11:22

Premetto che l'universitario italiano tipico che avete in mente, cioè il barone nepotista che scambia università pubblica per un suo feudo personale, è prima di tutto una figura che danneggia quelli come me che si sforzano (o credono di ) di far funzionarei sistema in modo virtuoso. 

Il problema è allora di stabilire cosa sia oggi  veramente l'università itaiana. Io contesto la tesi che qui si sostiene, cioè che, dato che per la stragrande maggioranza (o in media) l'università è marcia, prima di rifinanziare il sistema bisogna stravolgerlo completamente. 

Dati oggettivi? Non so fare di meglio che andare nelle banche dati standard, come Scopus.

E' vero che lì si vede che svettano discipline come la fisica delle alte energie, però  si vede che ci sono molte altre  attività con ottimo ranking. Per inciso, il posto migliore  l'ho trovato per Art and Humanities- Conservation, mentre  Economia ha uno dei ranking più bassi. Mi sembra che anche Lippi, tra le righe, non ritenga che l'Universutà italiana sia in maggioranza da buttare.

Ovviamente non posso esserne sicuro, ma mi chiedo se quello che mi contesti, cioè di estendere la mia esperienza a tutto il sistema, non possa essere attribuito un po' anche a te.

PS: i dati su Berlino li hopresi da qui dopo averli verificati.

i) ho scritto che il calo dei finanziamenti (dal 2009) è più o meno simile al calo dei docenti e che il FFO copre le spese per docenti. Infatti a PV è il  78%. Confronta la percentuale qualche anno fa: a Pisa e in quasi tutte le università era superiore.  Il calo del numero dei docenti  è un problema? Bene, allora usiamo tutte le risorse per  ricercatori di tipo A e nulla per le promozioni interne. Se si privilegiano queste ultime, come fatto a Pisa, non ci lamentiamo del calo del numero dei docenti.

ii) tu continui a confondermi con i giornalisti o con la (tua visone deformata) degli ameriKani.  Non ho mai detto che l'università è tutta da buttare o è marcia o che gli universitari nella media sono pessimi. Rileggimi venti volte e prova a capire

iii) Io sono assolutamente a favore di un aumento dei fondi all'università e sopratutto alla ricerca ma alla condizione che sia preceduto da una riforma delle regole. Altrimenti i soldi saranno solo usati per promozioni interne e/o per reclutamento locale. Ripeto: se i locali sono bravi, in un sistema competitivo, possono vincere altrove (e viceversa). La distribuzione premiale in funzione della VQR è un tentativo di riforma  in tal senso, osteggiato dal ministero e da parte dei docenti. A Pisa siamo in pochissimi a difendere la VQR.

iv) i docenti bravi dovrebbero essere in prima fila a richiedere una riforma del sistema di reclutamento e di finaziamento perchè favorirebbe loro ed i loro allievi. Invece non solo stanno zitti (e questo è comprensibile per quieto vivere) ma molti addiritttura difendono lo status quo ed i loro colleghi fannulloni.  E' un comportamento miope e gravemente dannoso per l'università.

 

Mi sento inadeguato e presuntuoso ad intervenire qui. L'unico blasone che avrei da esporre sarebbe quello di aver condiviso qualche delusione simile alla D'Alessandro, ma anche se particolarmente simile non reiterata come la sua che è stata sia reiterata che paradossale, e non potendo esibire il suo trionfo finale potremmo semplicemente fare l'ipotesi che nel mio caso la delusione sia stata sacrosanta e meritata. E tuttavia la riflessione a posteriori l'ho fatta e ve la propongo, e “se sbaglio mi corrigerete”.

Riflettendo sul mio caso, m'era proprio sembrato che siamo caduti sul punto di Boldrin:

“l'università italiana era forse meno nepotistica di ora e lo è diventata solo dopo perché han tagliato i fondi o viceversa? Questa la questione.”

E per evitare di girarci intorno dico che, m'era sembrato proprio che, si!

E in questo senso. Quando i tagli sono volti a ridurre gli sperperi, quando i tagli sono volti alla migliore razionalizzazione, quando i tagli sono volti anche a indurre maggiore razionalità, nel senso di costringere a bilanci responsabili che tengano conto dei vincoli e delle risorse, essi sembrano sempre ben giustificati da tutti i punti di vista rilevanti, ma se le loro motivazioni eccedono i loro fini, se le loro motivazioni servono ad altri scopi, pur sacrosanti o persino vitali, può accadere che essi ottengano l'effetto opposto a quello per cui si legittimano. L'effetto opposto si manifesta quando per essi si sovrastima l'efficacia a curare malattie su cui altre forze e altri impegni sarebbero richiesti. Insomma m'è sembrato proprio che al di sotto di un certo budget, al di sotto di una certa disponibilità e libertà di movimento, al di sotto di certe risorse, il sistema subisca una involuzione e sopravvivano solo le forze più ancestrali, quelle più radicate e istintive, la razionalità essendo sotto un certo livello un lusso. Quando una nave affonda può essere ancora possibile pianificare gli interventi con calma solo se non si supera un certo livello di allarme, altrimenti è un fuggi fuggi senza rimedio.

Così, mi pare, che in effetti al livello a cui si è scesi restino solo le forze della pura sopravvivenza fisica, e il merito è oramai un orpello che non appare più nella lista, come se su questo piano gli spazi di manovra si siano ridotti a zero. Se non devo prendere in considerazione me stesso, per conflitto d'interessi, pure so con certezza di conservare un giudizio obiettivo sulle qualità e il talento di altri che sono in grado anche di ritenere più meritevoli di me perché sono quelli che ritengo i veri competitori, come sono in grado di confrontare essi con quegli altri che risultano infine gli eletti. Del resto, sui riscontri di questa situazione bastano le numerose inchieste giornalistiche in proposito.

Dunque direi che poiché il prof. Boldrin si chiede se l'università italiana era meno nepotistica di ora e lo è diventata solo dopo perché hanno tagliato i fondi, proporrei di giudicare la questione rispetto ad un altro indicatore, che potrebbe essere dato dal rapporto tra quantità di nepotismo e quantità di merito, e mi pare che questo rapporto oramai dia infinito, non perché è variato il numeratore ma perché il denominatore è andato a zero. O, per dare qualche fiato al prof. Rotondi, diciamo che tende ad infinito per via che il denominatore sta vertiginosamente crescendo ma ancora non è nullo, e credo che abbia ragione quindi quando dice che, proseguendo a tagliare, oramai tocca a lui di segnare il passo e non certo a quelli che si appoggiano a ben altre forze che il criterio razionale per gestire la loro discrezionalità.

Mentre infine l'essere assolutamente favorevole ad

“un aumento dei fondi all'università e sopratutto alla ricerca ma alla condizione che sia preceduto da una riforma delle regole”,

se io ho una qualche ragione dalla mia, equivale a rassegnarsi definitivamente alla inevitabile sconfitta, come chi chiedesse ordine sul ponte del Titanic.

una pagina di contorsionismi per dire 'aumentate i fondi - così insieme al 90% di locali/insiders magari vince qualcuno bravo' - magari io.

Capisco l'interesse personale, ma perchè i contribuenti italiani dovrebbero pagare di più per avere 1000 mediocri  invece di 1000 bravi? 

Perchè i giovani assumono che l'università sia irriformabile? E'iniziato un processo di riforma, lento e con vari errori, ma comunque in corso. Capisco che gli insiders (che in questo caso sono molto più gli associati ed i ricercatori che ordinari) si oppongano, ma perchè gli outsiders non lo sostengono - o addirittura sostengono gli insiders, come nella protesta contro la legge Gelmini?

 

Contorsioni?

Matteo2 21/2/2016 - 16:23

No, guardi, non mi dispiace per me, sono in grado di farmene una ragione, mi dispiace semmai per il progetto che non verrà svolto da altri perché ognuno ha una sua intima sensibilità e dà peso alle cose secondo il suo giudizio, ma, mi deve credere, mi dispiace molto di più per tutti quegli altri progetti che ho osservato con interesse dal di fuori, per mia inclinazione a rimanere ammirato per ogni proposta originale, e che saranno destinati al macero.
Ora, visto che il numero da lei scelto è proprio di 1000, dirò che se fisiologicamente ci deve essere un minimo di 1000 mediocri, e nessuno lo riuscirà a schiodare con medicine improprie, allora significa che non ci sarà alcun bravo. E i contribuenti avranno definitivamente solo mediocri e nessuno che tira la carretta.

alla mia domanda: perchè rassegnarsi allo status quo?

Da assegnista

roccog 22/2/2016 - 14:34

non mi rassegno e cerco di far passare l'idea che tutte le nostre proteste di precari (coordinamento precari) non devono solo essere finalizzate alla richiesta di più fondi (assumeteci tutti). Io lavoro (o come direbbe il Ministro, mi "formo altamente") in un ex-Dip. di Scienze della Terra e da abilitato in seconda fascia la cosa che più mi deprime è vedere che molti dipartimenti sono zeppi di ricercatori non abilitati, già assunti da anni, i quali però coprono gran parte della didattica (molto spesso fanno solo quella), quindi coprono il fabbisogno del corso di laurea. Il risultato è che non si fanno bandi per associati, non c'è tutta quella necessità. La conseguenza è che la ricerca (l'H-index) è più scadente di quanto potrebbe essere. Cioé si presenta quella dicotomia fra docenza e ricerca per cui per fare un RTD ci vuole un corso libero, ma per avere fondi bisogna pubblicare bene. E' anche qui che il sistema italiano salta, in quanto spesso l'Università si avvicina al Liceo e tende a vedersi solo come impartitore di conoscenza pregressa generata da altri. Lo stato contribuisce a questa confusione.

Per rispondere alla domanda di Matteo2 o di Boldrin... E' aumentato il baronismo? Premetto che dove sto io di Baroni ce n'è pochi, al limite sono Baroni da briciole; il problema è che con questo livello di finanziamento/efficienza alcuni lottano per il posto per il proprio allievo per far sopravvivere il proprio settore (altri se ne fregano e dietro di sé lasciano nulla). ' incomprensibilmente  queste persone non riescano a capire che invece di spendere soldi per gente mediocre (per coprire un buco nella ricerca), potrebbero far sopravivere il proprio settore in maniera migliore attraendo gente valida con un concorso vero. Ma si sa, il rischio è che l'allievo superi il maestro...

Aumentare i fondi in questo contesto pare anche a me uno sperpero. Per esempio, perché in Emilia-Romagna ci sono 4 corsi di Laurea in Scienze Geologiche in 4 atenei diversi? Razionalizziamo veramente? Ne facciamo 1? 2, a esagerare, visto che ci sono l'Emilia e la Romagna? Toscana, idem? Andatevi vedere quanti iscritti ci sono al primo anno a Ferrara, Modena, Parma, Bologna... vi metterete a ridere... Non so se sia così anche per altri Corsi di Laurea. E parlo di Corsi di Laurea perché gli atenei da un po' stanno facendo i furbi e nascondono i dipartimenti piccoli dentro dipartimenti più grandi (Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra...).

Prendere atto.

Matteo2 22/2/2016 - 15:26

(Mi dispiace di andare a singhiozzo e far attendere ma avevo finito i colpi)

Rispondo.

Rassegnarsi?, neanche per sogno, e poi oltretutto alla mediocrità, e come si farebbe? Introducevo una riflessione che credo possa essere interessante in generale, uno spunto.

Per semplificare: in tutti gli strumenti scientifici c'è sempre da tener conto di un rumore di fondo non eliminabile, questo però non dovrebbe indurre a impedirsi di eseguire misure finché lo strumento non diventi perfetto. Se vogliamo dirlo con questa parola, diciamo che ci si rassegna a sopportare per il momento ciò che appare attualmente inevitabile. E perché, dice lei, non attendere di aver disinfettato il marciume? Ecco, il dubbio è che tenere la bestia a digiuno, superata una certa soglia, non sia più efficace allo scopo. Mentre superata questa soglia si sterilizzano pure le parti sane. E se uno crede che la formazione e la ricerca sono parti vitali, non dovrebbe sacrificarle solo per vedere estirpato completamente un tumore. Se poi uno crede che sia tutto un tumore allora è altro paio di maniche, ma allora nulla serve. Tuttavia non può essere tutto un tumore, abbiamo bassa natalità e di nipoti ce n'è pochi, e una volta sistemati quelli, che vogliamo chiamar nipoti ma potrebbero essere anche decennali collaboratori, potendo, gli si affiancherebbe sempre anche qualche bravo, o almeno uno bravo, così anche gli altri fanno bella figura. Però, se c'è rimasto un solo posto, quello va al "nipote" che attende da 10 anni, e come una schioppettata. Si tratta quindi di vedere se si ritiene più essenziale la ricerca o l'assenza di interessi privati o particolari.

 

Un intervento analogo avrei voluto fare qualche tempo fa in occasione dei rimproveri indirizzati a Zingales, le cui idee in proposito del bail-in italiano apparivano appunto come una rassegnazione ingiustificata.

mi collego a questa osservazione di Michele:

Ammesso (e non concesso) che i dipartimenti di fisica in Italia siano tutti come il tuo, rimane il fatto che la fisica (o la matematica, due dei pochi campi in cui l'Italia da quanto capisco riesce a difendersi a livello internazionale) sono eccezioni che contano per una piccola % dell'università italiana.

Se si guarda a quale percentuale dei grant ospitati da un paese finisce alle scienze dure definite come Life sciences (LS) + Physics and Engeneering (PE) ,   in Italia queste hanno ottenuto  il 72% dei progetti nel periodo considerato  ( (70+114)/(70+114+69),  fonte Figura 8.17  del rapporto ERC), valore simile a quello di UK.  Se valutato in relazione alla maggiore dotazione di fondi destinata a queste discipline  a livello comunitario, che e' pari all' 83% del budget per i progetti PE+LS+SH  (fonte Figura 4.02 del rapporto ERC),   il risultato delle scienze non sembra per niente straordinario.  Casomai e' vero il contrario.   Un esempio di paese grande che eccelle in scienze  "dure"  e' la Germania, dove la quota di LS+PE sul totale dei finanizamenti e' pari all'87%.