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Economia e matematica nella lunga durata: il caso dei numeri arabi

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Bardi, assieme ai Peruzzi, protagonisti della prima (forse) grande crisi finanziara col loro fallimento in seguito al default dichiarato da Edoardo III. Post molto interessante che ci ricorda come le basi del capitalismo moderno nacquero in Italia e vi rimasero per molto tempo prima di migrare. Si penso proprio che Weber con la tesi sull'etica protestante e cattolica non avesse visto giusto.

Sicuramente la metodologia per calcoli su grandi numeri e il metodo della partita doppia sono basi importanti. Ma per arrivare al capitalsimo serve ben altro. Occorrono soprattutto i  capitali (per definizione) e poi visto che non basta dare milioni ad un incapace per avere un'impresa, occorrono anche diverse doti imprenditoriali. Ed un'etica particolare, almeno secondo Smith.
Forse in Italia, che partiva bene, qualche cosa si è perso per strada?

la banca è una invenzione italiana, a quel che ricordo anche i bond (firenze all'epoca dei bardi se non erro), certificati e alcune primitive forme di futures. e il quadro non si limita solo all'Italia, che era certamente l'avanguardia, dell'epoca. Alberto Magno e San Tommaso d'aquino avevano già sviluppato una forma di teoria del giusto prezzo basata sulla stima comune (alias mercato). Giovanni Olivi, francescano, aveva sviluppato le basi del concetto di bisogno e utilità. Insomma le basi del capitalismo erano già sviluppate nell'Italia e nell'Europa medievale. Mi fermo perchè non essendo uno storico non voglio andare troppo oltre, ma dire che il capitalismo nasce col protestantesimo è per me una esagerazione.

facendolo passare per il costo del servizio di cambiavalute, è pure invenzione italiana.

aggiungo solo i lombard.

Aggiungerei che se le banche italiane avessero coltivato questa tradizione di mascherare gli interessi nel costo del servizio oggi sarebbero leader di mercato nell'Islamic banking che, come tutti sanno, ha la stessa visione dell'interesse che aveva la Chiesa nel medioevo.

Concetti

raffaele danna 20/12/2015 - 09:28

Esatto. Una cosa interessante è che i mercanti-banchieri italiani dell'epoca non elaborano una teoria esplicita. A farlo sono spesso degli osservatori 'esterni', e questo è il più delle volte il caso dei francescani. Il primo trattato di partita doppia (il De computis et scripturiis di Luca Pacioli) è opera di un francescano. Allo stesso modo gli scritti di Giovanni Olivi.

 

Su questo gli studi di Giacomo Todeschini sono molto chiari: buona parte dello strumentario concettuale arriva dalla riflessione francescana