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Camusso contro Boeri

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Il sistema retributivo a compartizione aveva un senso quando è nato nei primi anni del 1900, perché poteva distribuire pensioni subito all'inizio, appena lavoratori ed aziende pagavano i i contributi. In pratica fatta la legge e messe in atto le procedure amministrative, il sistema erogava immediatamente le pensioni piene. Con il sistema a capitalizzazione, che ovviamente è contributivo, invece devi aspettare 35-40 anni per vedere erogate le prime pensioni piene.

Oggi la soluzione nel mondo occidentale è basata tipicamente su su stemi misti a due pilastri. Uno universale (obbligatorio) ancora a ripartizione, che eroga pensioni minime ed uno a capitalizzazione (obbligatorio o facoltativo) per la parte piu' consistente della propria previdenza.

Solo in Italia, mi risulta (correggetemi se sbaglio) invece di affiancare un sistema a capitalizzazione serio al sistema a ripartizione, qualcuno (Dini) ha preferito riformare il sistema di calcolo di quest'ultimo, trasformandolo da retributivo a contributivo, realizzando di fatto una sorta di simulazione di sistema a capitalizzazione. Ma una simulazione della realtà non è la realtà. Gli italiani dovrebbero sapere che una bambola gonfiabile cosa diversa da quello che vorrebbero veramete. Mi pare che ci sia un errore di fondo anche qui, dato che in pratica sosteniamo la necessità di convertire tutti al contributivo (quindi al motto di "una bambola gonfiabile per tutti").

In teoria hai ragione, ma non vedo alternative . Se i contributivi venissero accumulati per pagare le pensioni future, come in USA, chi pagherebbe le pensioni in corso? Sono il 13-14% del PIL. Aumentiamo le tasse in misura corrispondente? aumentiamo il deficit statale? Sterminiamo i pensionati?

Occorre una soluzione graduale ed occorre poi partire, attuarla. Se fosse stata fatta 20 anni fa, o anche 30, oggi saremmo in una situazione diversa.

Naturalmente è improponibile passare di colpo dal sistema a compartizione a quello a capitalizzazione eliminando il primo a favore del secondo. Per 35-40 ani non si pagherebbero pensioni. Infatti quello a cui dobbiamo tendere è un sistema misto a due pilastri. La quadratura del cerchio possiamo tentarla riducendo gradualmente l'onere del sistema a compartizione (predisponendo sia tetti massimi alle pensioni, sia elevando l'età di pensionamento) in modo da rilasciare risorse atte a finanziare i sistemi a capitalizzazione (fondi pensione). Il tutto con una gradualità di 30-40 anni.

La mia critica alla riforma Dini è che mantenendo il monstre del sistema a ripartizione (33% di prelievo sul lordo azienda) non è possibile far partire alcun sistema a due pilastri.
Il primo pilastro dovrebbe invece passare dal 33% al 10% in 40 anni mentre il secondo potrebbe arrivare (nello stesso periodo fino ad un 12-16% a seconda delle prestazioni che liberamente vengono concordate sul mercato. Se ricordi avevo accennato ad una riforma del genere qui, quando ancora credevo che l'Italia fosee riformabile ed a Babbo Natale.

L'alternativa quindi esiste, anche se andrebbe verificata a vendo tutti i dati a disposizione, solo che sappiamo che i piu' feroci nemici di questa soluzione sarebbero i sindacati. Come farebbero infatti a proporre patrimoniali un giorni sì e l'altro pure se i principali risparmiatori (in azioni, fondi, obbligazioni) saranno i lavoratori stessi?