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Schäuble a Quinto di Treviso. Un apologo estivo

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Non è logico chiedersi se l'assenza di econome, stati e civiltà in qualche modo funzionanti nell'intero continente africano, senza eccezioni rilevanti,  indichi una qualche forma di "deficit" di capitale umano ?

Ma cos'è uno scherzo ? Sono senza parole, qui si ripropone la Frenologia...

 

Non necessariamente. Un "deficit di capitale umano" esiste sicuramente, perchè se cresci bambini ai limiti della sussistenza alimentare e ti tocca farli lavorare invece che studiare (come succede in varie zone dell'Africa) è inevitabile.

Non puoi avere la stessa cultura, preparazione e salute che avresti se li fai crescere in California o in Danimarca.

A questo aggiungiamo la situazione economica di molti paesi, che spinge da sempre i migliori ad emigrare in altri continenti, impoverendo ulteriormente detto capitale umano, o comunque non partecipando ad uno sviluppo dello stesso.

Mettiamoci dentro anche alcune situazioni politiche, come le dittature, spesso più o meno foraggiate da interessi stranieri, che tendono ad eliminare gli oppositori e le persone che possono minacciare lo status quo. Anche questo non aiuta il capitale umano a crescere.

Quindi esistono spiegazioni più che logiche della scarsità di "capitale umano", senza dover per forza ricorrere a frenologia o abbandonarsi a teorie razziste del menga.

Appurato che la razza è ininfluente e quindi possiamo bollare il razzismo al pari della cialtroneria... rimane tutto il resto, dubito che il post si proponesse di risolvere i problemi dell' Africa in qualche riga, non credo che si stia nemmeno dicendo apriamo le frontiere e facciamoli entrare, ma al contrario fissiamo delle regole, poi però, al rispetto di tali regole non esiste ragione logica per rallentare l' immigrazione o frenarla come fa notare A.Riolo. Considerando inoltre che il "deficit", se presente, semmai ce l' ho con generazione 0 ma dalla prima si riparte alla pari... Io ho la sensazione che in alcuni post(non il suo) si cerchi di alludere ad un problema razziale utilizzando il ragionamento illogico del: siccome l' Africa è sottosviluppata da centinaia di anni allora deve esserci qualcosa di sbagliato anche nella razza oltre che nel contesto...

Se diamo per acquisito che la razza è ininfluente e abbandoniamo tanto le farneticazioni razziste quanto quelle antirazziste possiamo concentrarci sui problemi concreti. Perchè l' Africa è sottosviluppata da centinaia di anni? Onestamente non lo so, ma se guardiamo alla situazione attuale ci sono tre motivi che saltano agli occhi, in ordine di importanza: A) Perchè c'è la guerra, sia questa "tradizionale", civile, tribale etc. È chiaro che non costruirò mai un ponte se temo che qualcuno me lo faccia saltare; B) Perchè i governanti sono corrotti e inetti. Questo magari è un problema che conosciamo un poco meglio :-) ; C) Perchè c'è una dinamica demografica fuori controllo. In questo caso occorrerebbe che il PIL nominale crescesse tumultuosamente (e non accade) solo per mantenere costante il PIL pro-capite. Da notare che noi Europei abbiamo scarsissima influenza su tutti e tre i motivi. Su 'A' ci ha provato Clinton in Somalia e i Francesi in Ciad, Niger, Libia e un paio d'altri posti, con risultati poco incoraggianti; in Congo e in Ruanda, i casi più gravi, nessuno ha osato metterci le mani. Idem per 'B': non è ragionevole pensare di sostituire i governanti corrotti ("noi ti daremo un'altra legge e un altro Re") e poi c'è sempre il rischio di fare peggio. Per quanto diguarda 'C' ci fu un debole tentativo nella conferenza ONU sulla popolazione una ventina di anni fa, ma ogni proposta concreta fu sconfitta, come riportano le cronache dell'epoca, per motivi religiosi, di rivalità etniche (il timore di farsi superare numericamente) o anche politici ("il numero è potenza"). Per alcuni politici africani la soluzione al problema della sovrappopolazione è l'emigrazione in Europa, e questo immagino goda del sostegno di Alessandro Riolo, oltre che di quello di Papa Francesco. Ma si tratta di una falsa soluzione che non regge ad una elementare analisi quantitativa; quanti sono gli Africani (e non solo Africani) che vogliamo/possiamo/dobbiamo accogliere? In Africa ci sono circa 900 milioni di abitanti (erano 100 un secolo fa, quando gli Italiani cantavano "Tripoli, bel suol d'amore!") a circe 7 miliardi in tutta la terra. Se immaginiamo che un terzo se la passi male e possa avere un incentivo a trasferirsi fanno 2,3 miliardi; che si fa li prendiamo tutti? E se diciamo si al primo milione, con quali argomenti diremo no al secondo? E al terzo? E se il numero di coloro che desiderano immigrare è più alto del numero che vogliamo/possiamo/dobbiamo accogliere ci sarà per forza chi non si rassegna e cerca di entrare irregolarmente, con il contorno di trafficanti, barconi etc. Se ci guardiamo intorno ci sono paesi che hanno una politica dell'immigrazione (USA, Canada, Australia, UK, Svezia) che stabiliscono delle regole su chi può immigrare e chi no, ed altri che non ce l'hanno ma in quei casi non lasciano immigrare nessuno. Una politica alla Papa Francesco "venga chi vuole, li accogliamo tutti" non esiste in nessun paese del mondo, neanche in Vaticano o in Argentina.

Guardi sinceramente il motivo non lo so, i punti A,B,C mi sembrano tutte ragionevoli cause, ma sinceramente non saprei dirle di più... Io certamente non sono in grado di dare una risposta sui problemi dell' Africa, non sono preparato... Ora non posso dire cosa pensa Riolo, ma io non  credo che l' emigrazione risolva il problema dell' Africa al contrario esiste però un assimetria: l' immigrazione può aiutare la struttura demografica Italiana, io sono giovane è normale pensare a chi lavorerà per mantenermi in pensione... tuttavia non bisogna cercare il numero esatto, ma al contrario trovare dei criteri, la questione è abbastanza differente, nel suo esempio l' unico criterio è l' incentivo ad emigrare, mi sembra un po' poco, potremmo aggiungerci altro, ad esempio conoscenza della lingua inglese banalizzo, oppure nessun reato nel paese di origine e mille altre cose, credo sia necessario fissare dei criteri una volta fatto non bisogna bloccarne il numero, ma far rispettare i criteri, poi detto questo, si può anche evitare di trattare il problema demografico, basta ci si renda conto che poi arriveranno le vacche magre...

Ora non posso dire cosa pensa Riolo, ma io non  credo che l' emigrazione risolva il problema dell' Africa

Il tipo di immigrato che vorrei incentivare io probabilmente esacerberebbe i problemi dell'Africa, perché essenzialmente sto suggerendo un beggar-thy-neighbour demografico. Dato che ci sono diversi paesi nelle condizioni demografiche italiane, se non peggio, io suggerirei anche che prima si incomincia, meglio è per l'Italia, spiace per l'Africa, ma tant'è.

Poi sinceramente che siano Africani, Cinesi, Indiani, rossi, neri, gialli, viola, gay, etero, marziani, la qualsiasi, a me non importa nulla, basta che siano laureati o laureabili e che siano nati negli anni giusti vanno bene tutti.

si può anche evitare di trattare il problema demografico, basta ci si renda conto che poi arriveranno le vacche magre...

In Italia le vacche magre sono purtroppo arrivate da decenni, ma purtroppo la correlazione con la struttura demografica, per la mia continua sorpresa, non pare sia particolarmente compresa né dalla popolazione in generale, e ci potrebbe anche stare, né soprattutto dalle elite del paese, tranne rarissime eccezioni.

Una delle spiegazioni che mi sono dato è che probabilmente una certa parte delle elite del paese è molto più simile alla classe dirigente tedesca di quanto possa sembrare, e cioè ha deciso, magari pur comprendendo il problema, di affrontarlo affidandosi allo sviluppo dell'export e ricercando una maggiore efficienza del sistema paese. Io ritengo che questa sia al massimo una soluzione tampone, ed effettiva solo per una parte del paese, e che non sia una ricetta né generalizzabile né soprattutto robusta. La Grecia è un ottimo esempio della fragilità di questa illusione. Per avere un futuro sul medio periodo un paese deve avere un mercato interno capace di far fruttare gli investimenti in conto capitale.

Ed anche sulla questione dell'efficienza, è un peccato che non esistano, o che io non conosca, studi che comparino i sistemi sanitari europei a livello NUTS-2, perchè aneddoticamente sono abbastanza convinto che nel 2013, dopo la cura Russo, la tanto vituperata sanità pubblica siciliana non fosse più tra le meno efficienti a livello europeo, anzi. Agli Italiani ovviamente sembrerà una affermazione assurda, perché magari la compareranno con l'efficienza ad esempio della sanità veneta, ma qualcuno l'ha mai comparata con la sanita scozzese, vallona, murciana?

Mi spiega cosa c'entra "venga chi vuole, li accogliamo tutti" con il post?

Soprattutto, cosa c'entra con Zaia, Salvini e le farneticazioni razziste che dominano la destra italiana?

Evitiamo di parlare d'altro, parliamo di quel che succede.

Attendo spiegazioni. 

Soprattutto, cosa c'entra con Zaia, Salvini e le farneticazioni razziste che dominano la destra italiana?

La destra non saprei, magari si vogliono suicidare con tutta la patria, ma se fossi un indipendentista veneto o padano, io sarei totalmente contrario all'immigrazione: dubito che gli Zaia o i Salvini ci arrivino, ma non c'è maniera migliore di far disgregare l'Italia che impedire l'immigrazione. Il mercato interno continuerà a collassare, il debito pubblico continuerà a crescere, le imposte pure, il default sul debito pubblico sarà inevitabile, e le spinte centrifughe inarrestabili. Una volta indipendenti, per un Veneto o una Padania riaggiustare rapidamente la propria struttura demografica sarebbe molto più semplice, e probabilmente molto meno controverso a quel punto.

La mia prima preoccupazione è stata quella di mettermi al riparo dalle sventagliate di accuse di razzismo, utilizzate come una lupara per intimidire chiunque abbia una posizione diversa. In questa vicenda il razzismo non c'entra, e lo dico con cognizione di causa. Come napoletano che ha vissuto qualche anno a Milano ne ho avuto esperienza diretta.

Non so se nel loro intimo Zaia e Salvini siano o no razzisti; non si confidano con me. È invece evidente che, seppure gli sfugga una visione completa di un fenomeno complesso, hanno capito che battendo forte sul tamburo i voti arrivano, e siccome per fare quel mestiere i voti servono si danno da fare. D'altra parte come avrebbero potuto resitere alla tentazione? I cattocomunisti gliel'hanno servita su un piatto d'argento.

Andiamo al post. Al punto 1) rifugiati o clandestini? trattandosi di un insieme poco omogeneo è difficile a dirsi e bisogna in buona sostanza tirare a indovinare. Uno si aspetterebbe che a fuggire dalle guerre siano donne, anziani e bambini, mente la grande maggioranza di coloro che arrivano sono giovani maschi. Ci sono poi alcuni episodi che lasciano perplessi, considerando che Cipro è a tutti gli effetti uno stato membro della UE, e da ampie garanzie quanto al rispetto dai diritti umani. Pure trovo bizzarro che una nave da guerra tedesca raccolga persona da un natante al largo delle coste libiche e li scarichi in Italia; perchè non in Germania? Perchè non in un altro paese del nordafrica considerato sicuro, come Marocco, Algeria, Tunisia, Egitto? E se deve essere un paese della UE, perchè non in Spagna, Francia, Grecia, Croazia, Slovenia o  Portogallo, passata Gibilterra? Siria a parte, nei paesi di provenienza non ci sono guerre in corso e il consiglio ONU sui diritti umani si occupa principalmente di Israele, da dove arrivano pochissimi immigrati. I paesi di provenienza hanno cacciato gli Europei a calci nel culo mezzo secolo fa, molto prima che tutte queste persone nascessero ed è curioso che adesso gli Italiani debbano essere chiamati a rispondere di colpe non più loro. "Aiutiamoli a casa loro" detto da Zaia, Maroni e Salvini può apparire poco sincero, ma l'Italia si è volontariamente impegnata con l'ONU a destinare lo 0,7% del PIL in azioni umanitarie e di sviluppo, al momento siamo circa ad un quinto di quella cifra. Ci sarebbero i mezzi per assistere i profughi in strutture il più vicino possibile ai paesi di provenienza in modo da facilitarne il rimpatrio una volta cessata l'emergenza. Questo riguarda anche il punto 2) il costo della vita è minore nei paesi a reddito più basso, ed a parità di spesa si otterrebbero effetti maggiori.

Al punto 3) si ribadisce la teoria dell'immigrato come "risorsa". Ho seri dubbi se ci si riferisce all'Italia: fra disoccupati in senso stretto, lavoratori in cerca di prima occupazione, cassintegrati di lungo periodo, NEET o "scoraggiati", e dipendenti pubblici improduttive potenzialmente ricollocabili si arriva facilmente a diversi milioni che si potrebbero utilizzare qualora ci fosse la richiesta. La penuria di capitale umano non sembrerebbe essere un fattore limitante per lo sviluppo del paese; in breve "gli immigrati sono già qui". Certo può darsi che fra qualche decennio la dinamica demografica possa rendere necessaria una quota di immigrazione, ma certamente non adesso, ed ilfenomeno al quale assistiamo è di oggi. Io trovo che ci sia anche una certa contraddizione fra quanto esposto nei punti 1) e 2) nel punto 3); si tratta di un peso che dobbiamo accollarci oppure di un'opportunità da cogliere? A giudicare dalle reazioni degli altri paesi europei sembrerebbe più il primo caso: Francia e Austria bloccano le frontiere, UK alza letteralmente le barricate a Calais, Grecia e Ungheria erigono muri. Quando si è trattato di trovare un accordo in sede UE per ripartire (solo) 40000 persone i vari paesi non si sono accapigliati per accaparrarsele.  Nella maggior parte dei paesi Europei si rende più difficile l'acquisizione del permesso di soggiorno e più tardi della cittadinanza, mentre in Italia c'è chi vorrebbe andare nella direzione opposta. Solo il genio italico ha compreso i vantaggi di un'immigrazione caotica e incontrollata? Sarà...

 Il punto 4) mi sembra lontano della realtà empirica. Questi qui delle regole e dei criteri se ne infischiano altamente: arrivano senza essere stati invitati e si aspettano che qualcuno si faccia carico di loro; si rifiutano di farsi identificare, si allontanano dalle strutture di accoglienza etc. Nel post manca completamente la dimensione quantitativa; che si fa con quello che non rientrano nei criteri ma arrivano lo stesso?  Sono pessimista anche sulle possibilità di una reale integrazione, a 150 anni dall'unità, il processo di integrazione fra gli Italiani del nord e quelli del sud non può dirsi completo nonostante la vicinanza geografica e culturale; quanto ci vorrà per integrare chi arriva dall'altra parte del mondo?

Ci sono aspetti paradossali in questa vicenda. Immaginiamo, solo per esempio, che ci siano 1000 Somali che vogliano trasferirsi in Svezia e che ci sia accordo su questo. La soluzione lineare sarebbe fare partire una nave dalla Svezia, farla approdare a Mogadiscio, fare imbarcare le 1000 persone e trasportarle a Stoccolma; semplice sicuro ordinato; durante il tragitto un ufficiale di stato civile potrebbe avviare le pratiche. Ma questo non si può fare. Invece se i 1000 Somali attraversano clandestinamente la frontiera con l'Etiopia, poi percorrono a piedi o con mezzi di fortune le piste in Sudan e in Libia, si accampano sulla costa, si imbarcano su un gommone, si fanno raccogliere da una nave norvegese, sbarcano in Sicilia, scappano dalla struttura di accoglienza, risalgono la penisola in treno, bivaccano nella stazione di Milano, attraversano clandestinamente una mezza dozzina di frontiere europee e infine arrivano in Svezia, allora si può fare, nonostante sia caotico, pericoloso e assurdamente complicato. Che senso ha questo? Che messaggio si fa passare? Legalmente non ti facciamo venire, ma se sei disposto a trasgredire qualsiasi regola, allora puoi ottenere il risultato che desideri?

Sono pienamente consapevole che non ci sono soluzioni semplici, ma il primo passo è riconoscere che si tratta di un fenomeno da contrastare e non da assecondare, poi una volta raggiunto un accordo su questo punto si potrà discutere sul come, e non sarà una passeggiata.

Al punto 3) si ribadisce la teoria dell'immigrato come "risorsa". Ho seri dubbi se ci si riferisce all'Italia: fra disoccupati in senso stretto, lavoratori in cerca di prima occupazione, cassintegrati di lungo periodo, NEET o "scoraggiati", e dipendenti pubblici improduttive potenzialmente ricollocabili si arriva facilmente a diversi milioni che si potrebbero utilizzare qualora ci fosse la richiesta. La penuria di capitale umano non sembrerebbe essere un fattore limitante per lo sviluppo del paese;

La maggioranza di quegli inattivi é inattiva perché in Italia il mercato interno é collassato, e non si riprende perché non c'é un numero di under 35 sufficienti a farlo ripartire.

Oggi ho cenato con il figlio di mia cugina, ha 20 anni ed una fidanzatina di 18, hanno aspettato che lei finisse gli esami di maturitá, il giorno dopo hanno preso l'aereo e sono venuti a Londra (incidentalmente: hanno trovato lavoro subito). Loro come decine di migliaia di ragazzi italiani ogni anno.

Se non aggiustate subito la struttura demografica del paese, questo diventerá cosí fragile che prima o poi collasserá.

in breve "gli immigrati sono già qui". Certo può darsi che fra qualche decennio la dinamica demografica possa rendere necessaria una quota di immigrazione, ma certamente non adesso, ed ilfenomeno al quale assistiamo è di oggi.

Quindi tu guardi ad un grafico della struttura demografica italiana attuale, e pensi che forse gli immigrati serviranno tra qualche decennio? Non te la prendere, ma onestamente la trovo una reazione irrazionale. Razionalmente non si puó guardare un grafico della struttura demografica italiana del 2015 (o anche del 2010), e non pensare che mancano all'appello milioni di under 35.

Gli immigrati che sono giá lí sono molti ma molti meno di quelli che servirebbero. Hai mai visto il grafico della struttura demografica da cui siano stati rimossi gli immigrati?

si tratta di un peso che dobbiamo accollarci oppure di un'opportunità da cogliere? A giudicare dalle reazioni degli altri paesi europei sembrerebbe più il primo caso: Francia e Austria bloccano le frontiere, UK alza letteralmente le barricate a Calais

Il Regno Unito e la Francia hanno una struttura demografica che gli Italiani si possono soltanto sognare la notte. Le politiche migratorie che propongono i conservatori britannici possono essere discusse nel contesto britannico, ma non hanno nulla a che vedere con la situazione italiana.

Pure trovo bizzarro che una nave da guerra tedesca raccolga persona da un natante al largo delle coste libiche e li scarichi in Italia; perchè non in Germania? Perchè non in un altro paese del nordafrica considerato sicuro, come Marocco, Algeria, Tunisia, Egitto? E se deve essere un paese della UE, perchè non in Spagna, Francia, Grecia, Croazia, Slovenia o  Portogallo, passata Gibilterra?

Ho trovato due casi del genere, avvenuti nel maggio 2015. In entrambi i casi le coste italiane erano le piu' vicine, considerato che la tunisia non è luogo sicuro per i profughi. Una nave da guerra non è una nave da crociera e non è attrezzata per scarrozzare 400 persone in giro per il mediterraneo. Il soccorso in mare è un obbligo e lo sbarco sulla costa sicura piu' vicina non è bizzarro ma assolutamente ragionevole.

Per alcuni politici africani la soluzione al problema della sovrappopolazione è l'emigrazione in Europa, e questo immagino goda del sostegno di Alessandro Riolo, oltre che di quello di Papa Francesco.

A me potrebbe anche fare piacere essere accumunato a Papa Francesco, ma devo far notare che l'accostamento è francamente immeritato. Quella che io propongo è ben più prosaicamente una politica a favore dei cittadini italiani, o almeno di quelli che vivranno in Italia nei prossimi 50 anni, volta a mitigare gli effetti di una troppo rapida decrescita demografica che altrimenti porteranno necessariamente il paese al collasso economico, sociale e civile, e probabilmente alla sua disgregazione.

Se ci guardiamo intorno ci sono paesi che hanno una politica dell'immigrazione (USA, Canada, Australia, UK, Svezia) che stabiliscono delle regole su chi può immigrare e chi no

Che è esattamente quello che ho sempre proposto io. Regole chiare e precise. L'Italia per non collassare ha bisogno di almeno 30 milioni di immigrati nei prossimi 25 anni, di cui almeno 6 milioni oggi stesso. Si suddividano per quote per ogni coorte d'età, ad esempio servono x donne nate nel 1985, y uomini nati nel 1995, e così via, e chiunque si presenti in consolato con una laurea di una delle universita nella top 500 mondiale, visto e permesso di lavoro a vista. Se lavorano e pagano un tot di imposte per 5 anni, anche non di seguito, a scelta loro residenza permanente con diritto di voto legislativo o cittadinanza, in maniera automatica alla presentazione della quinta dichiarazione. L'anno dopo se non abbiamo incentivato abbastanza allarghiamo la platea alle top 1000, o prestiti d'onore a chi vuole venirsi a prendere una laurea in Italia. Una volta che i nati in un anno, tra quelli che c'erano già e i nuovi arrivati raggiunge la quota da incentivare, ad esempio 450.000 per i nati nel 1995, quell'anno si chiude. Volendo si può chiudere anche prima, che so a 430.000, e lasciare gli ultimi 20.000 posti per i ritardatari con la laurea magistrale. Per MBA e PhD di top 100 non metterei mai alcun limite, visto e permesso di lavoro a vista, cittadinanza dopo 3 anni.

P.S.: ovviamente quanto sopra va fatto insieme a delle riforme strutturali del paese come quelle che proponeva FiD, ad una complessiva liberalizzazione del paese, ed ad una ben maggiore estensione dell'inclusività delle sue istituzioni economiche e politiche.

Proposte interessanti. Vigendo un sistema di quote però io integrerei con un sistema di aste. I 500'000 posti liberi collegati a posti di lavoro vanno legati non solo alle corti d'età ma anche alle necessità dei datori di lavoro. Costoro dovrebbero pagare un tot, offrendolo loro come base d'asta, per poter avere un lavoratore straniero. Piu' offrono all'asta e maggiore è la probabilità che il lavoratore sia assegnato. Questo mi pare dovrebbe spingere ulteriormente a richiedere lavoratori ad alto valore aggiunto (non solo laureati ma anche tecnici) per i quali l'azienda è disposta a chiedere abbastanza. L'importo dell'asta andrebbe poi a finanziare le spese sociali (scuole, ospedali etc) legate a questo massiccio afflusso di immigrati.