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Schäuble a Quinto di Treviso. Un apologo estivo

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Le vittime della tratta degli schiavi non erano "migranti"; venivano catturati (da altri africani), selezionati e commercializzati (da negrieri arabi) e infine trasportati attraverso l' oceano senza che nessuno chiedesse il loro parere. E la tratta non riguardava solo le Americhe ma anche i paesi arabi. Inoltre solo una minoranza dei migranti del XXI secolo vengono dall'Africa sub-sahariana, ma anche da altri paesi dal Nordafrica all'Asia. Insomma non credo che questo filone di discussione possa essere utile.

non esiste più da 400 anni.
L'esempio serviva per dire che dare la colpa al babau esterno è l'atteggiamento tipico di chi rifiuta la critica interna. Dei problemi della Grecia hanno colpa i tedeschi, dei problemi dell'america latina hanno colpa gli Stati Uniti, dei problemi del mondo arabo ha colpa Israele, dei problemi dell'Italia ha colpa "Bruxelles", e via così all'infinito.
Certo che "andiamo fuori dal seminato", perché si cambia discorso.
Posta in termini più immediati e diretti, la mia osservazione era semplicemente questa: negare l'esistenza di problemi culturali, soprattutto laddove questi siano particolarmente evidenti, è controproducente perché alimenta il sospetto che non si abbia nulla da dire in merito, e quindi giova alla causa del Salvini di turno che li cavalca.

Il tema è scivoloso, lo riconosco, ma questa non è una ragione sufficiente per fare gli struzzi.
Siamo capaci di riconoscere che un problema culturale, connesso con l'immigrazione, esiste?
Il se e come affrontarlo lo discutiamo eventualmente dopo, ammesso che si sia riconoscuto che esiste. Adesso domando soltanto: esiste?