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Pensioni, il solito pastrocchio all'italiana

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Ottimo articolo, complimenti. Finalmente qualcuno ha cominciato a spiegare che quello che non va nel sistema previdenziale italiano, specialmente in un'ottica dell'invecchiamento della popolazione, è il metodo a ripartizione, vale a dire il metodo con cui si finanziano le prestazioni. Il sistema concepito per l'Italia è perverso ed è tutto incentrato sul principio che ogni euro versato oggi verrà restituito ridotto domani. Non c'è bisogno di fare calcoli astrusi. Prendiamo quello che dice la vulgata dei booster della previdenza italiana. Un giovane che comincia ora può andare in pensione, dopo 40 anni, con un importo mensile pari fino al 70% dell'ultimo reddito. Quello che non dicono è che per avere una pensione pari al 70% dell'ultimo reddito il PIL deve salire del 3,5% all'anno, perché il PIL è l'indice al quale sono legate le rivalutazioni dei montanti. E non si dice neanche che se il PIL sale del 3,5% all'anno, mantenendo lo stipendio invariato, il nostro giovane si ritroverà con un montante pari a circa 26 anni di stipendio. Se invece riceve il 70% dell'ultimo reddito, con un'aspettativa media di vita di 15 anni, riceverà al massimo 11 anni di stipendio. Dire che si è risolto il problema contenendo la "spesa" pensionistica in rapporto al PIL è come minimo fuorviante visto che per raggiungere quell'obiettivo si aumenta il rischio di povertà di chi andrà in pensione con il contributivo, vale a dire tutti quelli che hanno cominciato a lavorare dopo il 1996. L'unico modo per salvaguardare i futuri pensionati, pur rispettando i vincoli di bilancio e l'esigenza di continuare a pagare le pensioni in essere, è quello di abbassare gradualmente le aliquote contributive fino al 10% e di estendere le agevolazioni fiscali previste per i fondi pensione anche a conti previdenziali individuali. La spinta alla crescita economica causata dall'abbassamento delle aliquote  consentirà di ampliare la base imponibile e quindi di aumentare gli introiti fiscali con cui si pagheranno le pensioni in essere.