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Pensioni, il solito pastrocchio all'italiana

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l'articolo fa un excursus storico-normativo sul regime pensionistico "generale", ma non tratta nello specifico il tema del blocco della perequzione; che è invece una specifica sottomateria, visto che è stata oggetto di numerosi interventi anche in passato. la corte costituzionale nella sentenza ce lo racconta ai punti 5 e 6 del considerato in diritto, e dimostra come tutti gli interventi legislativi precedenti abbiano sempre integralmente tutelato solo le fasce più basse.

ma hanno anche sempre passato il vaglio di costituzionalità.

 perciò non ha tecnicamente torto il presidente se il consiglio, quando dichiara l'intenzione di modificare gli effetti della norma, ma non nel senso di restituire la perequazione a tutti.

è perfettamente conforme alla giurisprudenza costituzionale.

quello che non è andato, stavolta, è riassumibile così:

1. va bene bloccare la perequazione, ma non con "tagli" così drastici anche per fasce di reddito basse;

2. il semplice richiamo alla "contingente situazione finanziaria" non è motivazione sufficiente ad incidere così pesantemente, visto anche che, neppure nella legge di conversione "è dato riscontrare alcuna documentazione tecnica circa le attese di maggiori entrate, come previsto dall'art. 17 co.3 della legge 196/2009" (interpretato come "puntualizzazione tecnica" dell'art. 81 cost.);

3. il legislatore non ha ascoltato il "monito" delle precedenti pronunce ad esercitare un corretto bilanciamento degli interessi per evitare un intervento altrimenti già "minacciato" sin dai tempi della sentenza 226/1993. tra l'altro è rimasta inevasa anche l'interrogazione parlamentare sul provvedimento, nel 2013.

perciò in definitiva quello che dice la corte costituzionale è: puoi bloccare il meccanismo perequativo, ed io tengo pure conto dei vincoli di bilancio, ma questa manovra non puoi reiterarla di continuo ad capocchiam, evitando di fare due conti e limitandoti a colpire dove puoi colpire.

principio che in effetti, così espresso, mi sembra difficile da contestare in toto.

di fronte ad un ricorso che prenda spunto dalla pronuncia, il giudice del lavoro o la corte dei conti non avrebbero ancora parametri certi per stabilire circa la spettanza e l'entità dell'eventuale rimborso, in assenza di un preventivo intervento adeguatore da parte del governo. perché, in parole povere, la corte costituzionale non dice "restituite tutto".

guardare qui http://noisefromamerika.org/articolo/sentenza-corte-costituzionale-sulle-pensioni

Grazie per le osservazioni

invero sottolineavo che (senza polemica, s'intende) per quanto riguarda questo articolo, ed in base alle motivazioni della sentenza, non è totalmente condivisibile affermare che "Renzi ha però anche torto perché non esistono sentenze che si rispettano in quota parte" e che " i diritti acquisiti sono un lusso che non possiamo permetterci ma che nessun politico nel pieno della sua attività avrà mai il coraggio  di ammettere" (quest'ultima affermazione può anche essere corretta ma non mi sembra un po' forzata la sua contestualizzazione alla vicenda).

Sul sistema pensionistico e sulla sua sostenibilità, equità eccetera possiamo dire quello che vogliamo. ma qui il tema è  più specifico e:

1.renzi può benissimo rispettare (rectius: adeguarsi a) la sentenza solo in "quota parte". perché non è né una sentenza di condanna né una declaratoria "secca" di incostituzionalità su ogni possibile blocco della perequazione.

 2. il diritto acquisito qui è quello di adeguamento della retribuzione alle dinamiche inflattive (che prescinde dalla querelle sul meccanismo di calcolo retributivo/contributivo e sul sistema a ripartizione/capitalizzazione) che è giusto mantenere, entro certi parametri di equilibrio e proporzionalità, pur tenendo a mente le "contingenti situazioni finanziarie" e altre consimili amenità.

e questo non sarebbe necessario farcelo dire da un giudice, dovrebbe essere proprio un economista a dirlo, non trova anche lei?

Nel merito la Corte dice una cosa; nei fatti la politica risponde a modo suo, ovvero con semplificazioni grossolane. Infatti nel pezzo ricordo anche che le opposizioni sono pronte a cavalcare la presumibile ondata di ricorsi. L'elemento secondo me più importante, su cui mi piacerebbe si sviluppasse una riflessione, è la consuetudine di procedere con riformine che sono più che altro dei rattoppi su un impianto legislativo traballante, non soltanto sotto il profilo dell'equilibrio finanziario.