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Pensioni, il solito pastrocchio all'italiana

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Non si elabora una proposta nello spazio di un articolo. Posto che il sistema pensionistico che ho (abbiamo) in mente è molto distante da quello in vigore, per esser seri bisogna elaborare proiezioni, calcoli dell'impatto sui conti pubblici a breve, periodi di transizione ecc.

Per i partiti politici italiani e per i governi è più semplice: mantenimento dell'attuale sistema a ripartizione e modifica di qualche parametro, ad esempio coefficienti, anni di contribuzione su cui calcolare l'assegno, tasso di indicizzazione. 

La proposta arriverà ma ci vuole tempo

Ormai l’Italia è una Repubblica fondata non più sul lavoro ma sulle pensioni che hanno ormai abbondantemente scalzato il lavoro nella lista dei diritti soggetti a protezione costituzionale.

Altrimenti non si spiegherebbe perché il tasso di disoccupazione abbia ormai inesorabilmente e stabilmente superato la soglia del 10%, anche per gli effetti di un prelievo contributivo assurdamente elevato, che, piaccia o non piaccia serve principalmente per pagare le pensioni in essere (per quelle future si vedrà) e che i più continuano a far finta di non vedere. Ma, mentre toccare le pensioni crea cd ‘allarme sociale’ il fatto che la disoccupazione sia raddoppiata nel giro di qualche anno è – autolesionisticamente - considerato ineluttabile.

 

La recente sentenza della C.C. è scandalosa non in sé, ma per la serie di errori e facilonerie, che ne hanno segnato la genesi e che le recenti e surreali interviste apparse sulla stampa da parte del presidente della Corte non solo confermano ma addirittura accrescono. Incompetenza e irresponsabilità sbandierate ai quattro venti come se fossero motivo di vanto, da parte di giudici che si nascondono dietro l’importanza della Corte nel quadro legislativo e giurisdizionale italiano. Per non parlare degli avvocati che hanno masochisticamente rappresentato lo Stato e l’INPS in questa vicenda, in cui la sentenza è stata motivata anche dalla mancanza di sufficienti giustificazioni alle misure prese dal governo nel 2011: in un tribunale di solito le giustificazioni le forniscono gli avvocati… Boeri per favore batti un colpo e licenzia questi avvocati incompetenti !

 

Proposte. La proposta è sempre quella: ricalcolare tutte le pensioni con il sistema contributivo a partire da quando è entrata in vigore la legge Dini. Lo impongono sia motivi di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge che motivi di equità intergenerazionale. Non è vero che non si può fare perché i criteri di calcolo, nonché e le eventuali ‘approssimazioni’ richieste, sono comunque già stati decisi in quella occasione nonché nelle successive circolari e regolamenti interpretativi che hanno stabilito ‘come fare’ per coloro che non avevano ancora maturato i fatidici 18 anni di contributi che hanno introdotto una evidente e palese discriminazione ai danni di alcuni cittadini e a vantaggio di altri: infatti la Legge Dini ha introdotto il sistema contributivo pro-quota, ma solo per una parte dei lavoratori ovvero quelli con una anzianità contributiva inferiore a 18 anni. In seguito con i dati a disposizione si potranno stabilire delle soglie minime al di sotto delle quali sterilizzare il ricalcolo. L’obiettivo è necessariamente la riduzione del cuneo contributivo ovvero l’aumento dell’occupazione.

 

Sui cd ‘diritti acquisiti’ il discorso andrebbe capovolto: non è chiaro perché chi ha ricevuto per un tempo più o meno lungo una regalìa dovrebbe acquisire il diritto a riceverla per tutto il resto della vita. Se il principio – invocato anche dalla Corte – è quello della proporzionalità tra la pensione e la quantità/qualità del lavoro prestato questo deve valere per tutti e, una volta stabilito il criterio di calcolo, lo stesso andrà applicato indistintamente. Il concetto di ‘diritti acquisiti’ non regge di fronte al combinato disposto dalle regole del sistema contributivo della L. Dini e quelle della costituzione.

 

Ultimo punto: è vero il sistema contributivo (aggiungo: attuarialmente coerente) non ha risolto il problema della sostenibilità delle pensioni perché il sistema rimane ancora a ripartizione.  Lo avrebbe risolto se tutte le pensioni fossero state ricalcolate ex novo, fin dall’inizio con il sistema contributivo. Avrebbe migliorato molto il quadro se tutte la fosse stata applicata pro quota a tutti e non solo ai ‘giovani’ (quelli del 1995). La conseguenza è che il sistema rimarrà a ripartizione ancora per molti anni a venire. Un giorno però se i contributi dei lavoratori in attività supereranno le pensioni da pagare il sistema potrebbe cominciare ad accumulare risorse, almeno in teoria; in pratica conoscendo l’andazzo dominante dubitiamo che ciò accada: lo stato attuale del debito pensionistico e la situazione complessiva della finanza pubblica testimoniamo che politici e sindacati, nei fatti (notoriamente ‘verba volant’) non si curano delle generazioni future che non votano e non risultano iscritte ad alcunché, mentre è ormai noto che il grosso degli iscritti ai sindacati sono pensionati.

Chi garantisce che anche questa soluzione non venga dichiarata incostituzionale?

Ci sono decine di appigli, molto più fondati di quello sulla mancata rivalutazione.

Dai lavori usuranti, che godono di particolari agevolazioni (e quindi versano meno contributi), che vedrebbero svanire queste agevolazioni retroattivamente, ai prepensionati, che si sono accontentati di una pensione più bassa di fronte all'alternativa del licenziamento, alle donne, che avevano il diritto di andare prima perché su di loro gravano gran parte dei lavori domestici... Poi ci sono le pensioni di reversibilità, e qui dovremmo addirittura verificare i versamenti del coniuge defunto.

Troppo complicato, moltissimi casi particolari da prendere in considerazione. Meglio lasciar perdere.

Ci vuole un taglio a scaglione con aliquote crescenti. E, naturalmente, un governo e una maggioranza disposti a far valere tutto il loro peso, con tutti i mezzi che l'ordinamento consente, comprese le riforme costituzionali.

Risposte

amadeus 26/5/2015 - 12:35

 

Chi garantisce che anche questa soluzione non venga dichiarata incostituzionale?

Nessuno. Tantomeno di fronte all'incompetenza dell'attuale Corte. Tuttavia la speranza è che, memori del pastrocchio che hanno appena combinato, la prossima volta siano molto più cauti.

 

Ci sono decine di appigli, molto più fondati di quello sulla mancata rivalutazione.Dai lavori usuranti, che godono di particolari agevolazioni (e quindi versano meno contributi), che vedrebbero svanire queste agevolazioni retroattivamente, ai prepensionati, che si sono accontentati di una pensione più bassa di fronte all'alternativa del licenziamento, alle donne, che avevano il diritto di andare prima perché su di loro gravano gran parte dei lavori domestici... Poi ci sono le pensioni di reversibilità, e qui dovremmo addirittura verificare i versamenti del coniuge defunto.Troppo complicato, moltissimi casi particolari da prendere in considerazione. Meglio lasciar perdere.

Secondo me sbagli. Qs problemi sono gli stessi che riguardano anche coloro che, al momento dell'entrata in vigore della riforma Dini, non avevano maturato i famosi 18 anni di contribuzione e sono passati al contributivo. Pertanto gli stessi criteri previsti per costoro sono applicabili anche a quelli che avevano invece raggiunto la fatidica soglia dei 18 anni. Per tutti calcolo pro-quota. Pertanto non vi sarebbe alcuna discriminazione, anzi solo maggiore equità ed uguaglianza. Non sono proprio qs gli argomenti a cui dovrebbe essere sensibile la C.C. ? Il problema vero che i giudici sarebbero chiamati a giudicare sarebbe alfine il seguente: le disuguaglianze di trattamento possono essere sanate solo dando a chi non ha avuto oppure anche togliendo a chi ha avuto ciò che non gli sarebbe spettato, tenuto conto anche dei vincoli di bilancio che, se non erro, stanno ben scritti nella Costituzione ?

Ricalcolare la pensione col metodo contributivo significa basarsi sull'aspettativa di vita. Non quella di ora, ma quella del momento in cui si è andati in pensione. Quindi, bisognerebbe risalire, per ciascun pensionato, alle tabelle vigenti al momento della pensione.

Poi, per i dipendenti pubblici, come avrai letto, non venivano effettuati i versamenti dei contributi da parte dello Stato, perché ritenuto lavoro inutile. Quindi, per loro, mancano i dati fondamentali per fare il calcolo. Si possono recuperare, ma è un lavoraccio.

Avevo già scritto che era un ginepraio, ideale per chi dice di voler fare qualcosa, ma alla fine non vuole fare niente.

Invece bisogna partire da questo assunto: tutti i pensionati, chi più chi meno, hanno avuto più di quanto lo Stato poteva permettersi. Una riduzione semplice, basata sulla pensione percepita adesso, salvaguardando le più basse e che sia progressiva a scaglione, sarebbe semplice e politicamente più sostenibile di qualunque altra.

Poi bisogna assumere la peggiore delle ipotesi: la corte costituzionale la boccerebbe senz'altro, cosa fare? Risposta: cambiare la corte costituzionale. Un solo articolo della Costituzione, un paio di giorni di lavoro per i parlamentari per evitare al proprio paese rischi enormi.