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La sentenza della Corte Costituzionale sulle pensioni

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L'articolo e' molto complesso e merita un commento più ragionato che mi auguro di avere il tempo di scrivere. Vorrei solo puntualizzare il significato vero della sentenza, di la' dal contenuto e dalle conseguenze. In primo luogo,la Corte non era affatto ignara delle conseguenze (il solo pensarlo e' offensivo) ma ha compiuto una scelta tra una visione autoritaria dei rapporti etico sociali e una democratica. Ha innanzi tutto riassunto la sua annosa giurisprudenza, dalla quale emerge (e per questo lo ha fatto dando suggerimenti preziosi a un Legislatore meno disattento) che il blocco dell'adeguamento e' perfettamente legittimo a condizione che: non sia permanente, sia progressivo, sia effettivamente necessario per la copertura di spese pubbliche. Quest'ultimo punto è dirimente. L'adeguamento pensionistico , per la Corte, è un diritto costituzionale (ex articoli 36 e 38 Cost), quindi non è comprimibile per sempre, ma lo è temporaneamente purché il Legislatore fornisca una motivazione tecnicamente convincente dalla quale si ricavi che negare un diritto di tale rilevanza è strettamente necessario per coprire spese, o comunque esigenze finanziarie, imprescindibili. Senza una tale motivazione, incidere sul patrimonio del cittadino è incostituzionale perché  è un agire autoritario, da dittatore (sia pure illuminato) incompatibile con lo stato sociale si', ma di diritto. Praticamente una rapina da Principe assoluto.  È una affermazione di principio di fondamentale valore filosofico che illumina il Legislatore sui suoi poteri ma anche sui suoi limiti. Del resto, dopo la sentenza decine di economisti, come Lei, hanno dato la dimostrazione della assoluta necessità di una tale misura, con grafici, formule e ragionamenti ineccepibili. La Ragioneria non era in grado di dire le stesse cose nella relazione tecnica e in quella illustrativa? Se lo avesse fatto, l'esito sarebbe stato opposto.  Temo che la verità sia più banale. Così come Tremonti con il prelievo sui redditi pubblici superiori ai 90.000 euro  (puntualmente caducato in Corte) anche Monti ha scelto la filosofia di: "pochi, maledetti e subito, poi qualcuno ci pensera'". Per finire, la Corte ha lasciato aperta una porta, per chi la sappia leggere, per successivi interventi, anche con un effetto retroattivo ed anzi ha affermato principi molto favorevoli per il Legislatore (ad es. che questo blocco non ha natura tributaria e quindi non soggiace all'articolo 53 Cost.). La rimando alla mia nota sulla sentenza che è in pubblicazione e di cui darò notizia. Grazie per l'attenzione.

- Che c'entrano gli art. 36 e 38 con l'adeguamento pensionistico? Attualmente, ogni finanziaria carica di imposte e contributi (per pagare le super-pensioni in oggetto)  dei redditi che sono ben al di sotto della soglia di sopravvivenza. Altro che "esistenza libera e dignitosa". Tra l'altro, si sta parlando di adeguamento pensionistico delle sole pensioni alte.

- Rapina di principe assoluto? E dove sarebbe la novità? Prima di tutto la Costituzione non considera la proprietà un diritto, ma "limitata al fine di renderla godibile a tutti". Art. 42.

- In secundis, la rapina è teorizzata dalla stessa filosofia redistributiva che prende arbitrariamente agli attuali lavoratori per distribuire ai pensionati di oggi, con criteri diversi oggi da quelli di ieri e da quelli futuri.

- Tertium, attenzione a confondere diritto e privilegio. Nella patria del privilegio distribuito per categoria, il diritto naturale e quello giuridico divergono profondamente.  Il primo apparterrebbe solo a chi ha realmente accantonato ciò che ha guadagnato producendo beni e servizi. Vogliamo chiedere al cittadino, depositario del common sense, come classifica in questo senso i vitalizi dei politici e gli stipendi multipli dei dirigenti pubblici e parapubblici?

L'unica cosa chiarissima da questa sentenza è che i giudici costituzionali difenderano sempre i loro stessi privilegi.