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La sentenza della Corte Costituzionale sulle pensioni

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1. Oltre al caso del 2008, la Corte Cost. non eccepì l’incostituzionalità (perché non ne fu investita?) del mancato adeguamento all’inflazione recato dalla legge finanziaria 1998:

SCALA MOBILE. La Finanziaria 1998 (legge n 449/1997), varata dal governo Prodi, aveva stabilito che per i 3 anni successivi (e cioè per il 1999, 2000 e 2001), il coefficiente di aggiornamento della quota eccedente l' ammontare pari a 5 volte il minimo e sino a 8 volte fosse ridotto al 30% dell' indice d' inflazione. Mentre nessun aumento sarebbe stato applicato sulla fascia di trattamento annuo superiore a 8 volte il minimo. Grazie alla Finanziaria 2001, il «raffreddamento» della cosiddetta perequazione automatica cessa con il 2000 (un anno prima), con alcune varianti rispetto al passato. In pratica dal 2001 gli aggiornamenti avranno il seguente andamento: 100% del tasso d' inflazione sull' importo mensile sino a 3 volte il trattamento minimo (attualmente 2.164.800 lire); 90% sulla quota mensile compresa tra il triplo e 5 volte il trattamento minimo (tra 2.164.800 e 3.608.000); 75% sulla quota mensile che supera 3.608.000 lire.  http://archiviostorico.corriere.it/2000/ottobre/09/Pensioni_fiato_alle_minime_ce_0_0010091402.shtml

2. L’art. 81 Cost. non parla di “pareggio di bilancio”, ma di “equilibrio” e tenendo conto del ciclo economico, il che ne rende già di per sé strutturalmente flessibile l’applicazione.

“Lo Stato assicura l'equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico”. (cfr. https://www.senato.it/1025?sezione=127&articolo_numero_articolo=81 ).

3. Non me ne intendo molto, ma mi chiedo come si possa inferire dagli artt. 36 e 38 della Cost. la natura di “retribuzione differita” delle pensioni. Per quanto riguarda la classificazione dei redditi pensionistici, io avevo letto alcuni che sostengono il contrario (da ultimo, ieri al GR3, l’ha affermato il prof. Tiziano Treu), ma secondo la Corte Cost. essi “hanno natura di retribuzione differita”:

“Nel caso di specie, peraltro, il giudizio di irragionevolezza dell’intervento settoriale appare ancor più palese, laddove si consideri che la giurisprudenza della Corte ha ritenuto che il trattamento pensionistico ordinario ha natura di retribuzione differita (fra le altre sentenza n. 30 del 2004, ordinanza n. 166 del 2006); sicché il maggior prelievo tributario rispetto ad altre categorie risulta con più evidenza discriminatorio, venendo esso a gravare su redditi ormai consolidati nel loro ammontare, collegati a prestazioni lavorative già rese da cittadini che hanno esaurito la loro vita lavorativa, rispetto ai quali non risulta più possibile neppure ridisegnare sul piano sinallagmatico il rapporto di lavoro”. http://www.inps.it/messaggizip/messaggio%20numero%2011243%20del%2011-07-...

La Corte dei Conti (che ovviamente è posta più in basso nella gerarchia dell’interpretazione ed applicazione delle leggi rispetto alla Corte Cost.), ad esempio, in questo caso non è d’accordo con la Corte Cost.:

Critiche all'affermazione "La pensione è una retribuzione differita"

Sovente si sente l'affermazione che la pensione sarebbe una retribuzione differita,[10] che deriva quindi dal contratto di lavoro e che dovrebbe essere agganciata alle retribuzioni correnti. Tale orientamento è stato ribaltato dalla più recente sentenza della Corte dei Conti 951 2012[11] che afferma "non può essere applicato alla pensione sulla base della sua pretesa natura di retribuzione differita, poiché la pensione, pur presupponendo la avvenuta percezione della retribuzione, di cui rappresenta in termini contabili l’erogazione di un accantonamento, in termini giuridici e sociali rappresenta un istituto del tutto diverso, sostenuto ed improntato a principi di mutua assistenza piuttosto che a quelli di garanzia della sinallagmaticità tra prestazione lavorativa e retribuzione, da cui deriva la garanzia della proporzionalità tra le due poste economiche." La stessa sentenza ribadisce che non esiste una correlazione tra stipendio e pensione e che comunque la perequazione delle pensioni deve essere attuata nel "ragionevole bilanciamento del complesso dei valori e degli interessi costituzionali coinvolti (…), compresi quelli connessi alla concreta e attuale disponibilità delle risorse finanziarie e dei mezzi necessari per far fronte ai relativi impegni di spesa". La stessa sentenza evidenzia che sopravvenuti mutamenti economici possono rendere non immediatamente attuabile la dichiarazione di principio dei Presidenti del Consiglio e dei Ministri degli affari sociali della Comunità Europea del 6.12.1993 circa il mantenimento del potere d'acquisto delle pensioni.

http://it.wikipedia.org/wiki/Pensione

Conclusione. Ne emerge, anche in questo caso, che l’interpretazione delle leggi ha una componente di discrezionalità, tra Autorità diverse o anche – come è successo in passato alla Corte Cost. – quando essa promana dalla stessa Autorità, in tempi diversi.

sì, è così. però è un fatto connaturato al nostro ordinamento e più in generale allo stato di diritto moderno. interpretazioni diverse della norma date da giudici diversi ed evoluzione delle interpretazioni rendono il diritto vivo. dal mio punto di vista l'unico modo di evitare che l'interpretazione sia percepita come troppo discrezionale è scrivere norme chiare, rigorose e ben coordinate tra loro. la nuova formulazione dell'art.81 senz'altro non ha queste caratterisitiche perché non credo che dietro di essa ci sia mai stata una netta e sincera volontà politica di porre vincoli costituzionali alla spesa pubblica.

Credo sia utile vedere come la materia del pareggio di bilancio sia disciplinato nella Costituzione Federale Elvetica, dalla quale è stata mutuata dai tedeschi e poi "diffusa" nelle altre costituzioni Euro.
L'articolo 126 recita:

1 La Confederazione equilibra a lungo termine le sue uscite ed entrate.

2 L'importo massimo delle uscite totali da stanziare nel preventivo dipende dalle entrate totali stimate, tenuto conto della situazione economica.

3 In caso di fabbisogno finanziario eccezionale l'importo massimo di cui al capoverso 2 può essere aumentato adeguatamente. L'Assemblea federale decide in merito all'aumento conformemente all'articolo 159 capoverso 3 lettera c.

4 Se le uscite totali risultanti dal conto di Stato superano l'importo massimo di cui ai capoversi 2 o 3, le uscite che eccedono tale importo sono da compensare negli anni successivi.

5 La legge disciplina i particolari.

L'art. 159 prevede semplicemente che la decisione debba essere presa con maggioranza assoluta dei membri del parlamento.

La legge citata all'ultimo capoverso poi stabilisce, semplificando molto, che quando il PIL cresce, e quindi le entrate tributarie, si deve mettere via qualcosa. E quando cala si possono utilizzare le risorse accantonate. Se cala per troppo tempo, si tagliano le spese.

La norma non mi pare particolarmente più incisiva di quella nostra.

Credo che semplicemente ci troviamo in un paese dove le norme si applicano, invece che aggirarle o ignorarle come accade da noi.
E da noi si è iniziato a ignorare le disposizioni della costituzione dal primo giorno in cui è entrata in vigore.

A mio avviso questo accade perchè la costituzione stessa non prevede i necessari contrappesi. Ma la discussione sul tema potrebbe occupare da sola un intero articolo.

Mi resta comunque un dubbio riguardo la coerenza del comportamento della consulta, che non vedo trattato nell'articolo.

Solo qualche mese fa, in occasione della sentenza sulla Robin Tax, la corte ne aveva escluso un effetto retroattivo (che sarebbe stato sacrosanto, in quanto una norma incostituzionale è nulla ab initio), per evitare effetti dirompenti sul bilancio pubblico, ritenuto evidentemente un bene superiore da tutelare. Tra il resto proprio citando l'art. 81.

Come mai qui non si applica?