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La lettera tragicomica del governo greco

6 commenti (espandi tutti)

Gent. sig. Ernesto, con la speranza di imparare qualcosa provo a continuare la discussione su debito e inflazione anche se sono tentato di lasciar perdere a causa delle sue precedenti risposte, non propriamente chiarificatrici ed elementari.
In particolare non mi sembra per lo meno molto cortese ed efficace l' invito ad andarsi a leggere un link : è un po' come sentirsi dire 'non sei all' altezza della mia discussione vai a studiare prima di parlare con me'. Ma lascio perdere questo e altri suoi atteggiamenti per me irritanti, le segnalo solo quello sopra descritto per cercare di evitarlo in quantoa mio avviso poco produttivo .
Ho notato che nella sua prima risposta ha riportato parola per parola, senza però citare la provenienza, una slide presa da una presentazione su internet. Confesso che nonostante i miei sforzi non capisco tale presentazione nè tanto meno mi è di aiuto il post da lei linkato. Anzi per quanto riguarda il post dopo averlo letto trovo solo conferme a quanto ho scritto. In particolare la frase sottostante presa da tale post mi sembra confermare quanto ho scritto:
“Paesi che, come l'Italia, sono altamente indebitati ed hanno emesso una quantità sostanziale di debito a lunga scadenza e con tassi nominali fissi vedrebbero accrescersi l'onere reale del debito se, davvero, il livello dei prezzi cominciasse a diminuire o ristagnare per svariati anni. Questo è un rischio reale, senza dubbio alcuno.”
Quindi il debito pubblico reale nel contesto italiano con la deflazione cresce e con l’ inflazione diminuisce.
Quindi su che cosa si appunta la sua indicazione di favoletta? Forse sui tassi di interesse del debito indicizzati con l’ inflazione? Perchè dovremmo attuarli in caso di inflazione se non ci convengono? Mah!
Evidentemente non riesco a comprenderla per differenze di impostazione mentale, di linguaggio, di condizioni al contorno e chissà cos’ altro. Ma vale comunque la pena di fare ancora un tentativo.
Cordiali saluti Corrado Tizzoni

Principi di economia politica, Marchionatti-Mornati (dal quale ho estratto "la minkiata" che dice Pinto. Praticamente il teorema di pitagora in geometria euclidea); di Marchionatti consiglio:Rilevanza e limiti del neoricardismo. Tizzoni, lei banalizza. Ma ragionando per assurdo,una deflazione non può progredire all'infinito, un'inflazione teoricamente sì. Da ciò si evince che è certamente più pericolosa la secnda della prima e da ciò ne consegue che la sua banalizzazione può trovare conforto solo sè riuscissimo, con una bacchetta magica, a delimitare un range (inflazione controllata). Ciò si è rivelato, appunto, una favoletta. Legga i libri, poi li passi a Pinto. Saluti:)

 

Ps: si rilegga il link con maggiore attenzione

Corrado uno che ti dice che in presenza di inflazione una grandezza nominale (non indicizzata) aumenta non sa di cosa parla. Full stop. Uno che paragona questa minchiata ad un "Teorema di Pitagora" per l'economia non sa di cosa parla. Uno che dice che la deflazione non puo' progredire all'infinito, di nuovo, non sa di cosa parla (evidentemente una serie geometrica per questo signore che si vanta pure di conoscere la matemtica ha un numero finito di termini). Io lascerei perdere, poi vedi tu :)

Pinto

Sig.Ernesto 21/3/2015 - 21:08

sono tentato di risponderle...ma sono certo che andrà a ripassare le divisioni delle lontane elementari da solo. La situazione è peggiore di quel che mi aspettassi..dovreste aver maggior rispetto per la materia trattata in questo blog.

 

ps: http://it.wikipedia.org/wiki/Serie_geometrica

Gent. sig. Pinto, ho perso ogni speranza di poter discutere in modo costruttivo e collaborativo con il sig. Ernesto. Al di là del merito delle sue affermazioni,su cui tornerò dopo, il sig. Ernesto ha un approccio alla discussione disarmante e per me in buona misura improduttivo : sostanzialmente le sue risposte sono inviti a leggersi libri o link a pagine internet. Non penso che un dialogo tra persone possa procedere a colpi di inviti a studiare di più e a leggersi qualche testo accademico. Questo atteggiamento unito ad una esposizione poco comprensibile rende difficile anche capire cosa in fondo il sig. Ernesto sostiene nelle sue discussioni facendo perdere di vista le basi anche rigorose da cui parte il suo ragionamento. Questo vengo a dirle sig. Pinto per suggerirle di fare maggiore attenzione a quanto contesta; per esempio l' affermazione che il debito pubblico nominale in presenza di inflazione cresce, anche in assenza di deficit pubblico reale, ha fondamento e vuol solo dire che il debito nominale cresce a causa della spesa per interessi passivi nominali gonfiati dall' inflazione. Detto questo condivido la sua posizione di estrema difficoltà a dialogare con chi tratta l' interlocutore come uno scolaretto che non ha fatto bene i compiti. Corrado Tizzoni

Interessi

Vincenzo Pinto 22/3/2015 - 15:05

Corrado (qui non si usa dare del lei), i titoli di stato sono emessi prevalentemente a tasso fisso (i CCT sono un'eccezione nel panorama mondiale). Come ho scritto all'inizio, c'è sicuramente una serie di ipotesi per cui gli interessi crescono come l'inflazione, ma è un accidente di quella serie di ipotesi non una caratteristica strutturale del debito. Se vuoi ti costruisco una serie di ipotesi con cui il debito cresce di sqrt(2) ogni anno o il numero che preferisci! L'esempio che fai funziona ad esempio in un  caso molto particolare in cui tutto il debito scade ogni anno, il rischio credito è nullo, il tasso annuale reale privo di rischio è zero e l'avanzo primario è zero, per cui ogni anno il debito è pari allo stock più un flusso di interessi (ripagati a debito) uguali esattamente all'inflazione annua, che tra l'altro è pure costante (i titoli sono emessi ad un tasso che rappresenta l'inflazione attesa non quella realizzata). Prendi invece un caso un po piu vicino alla realtà e rappresenta il debito come un bond a scadenza di 7 anni, se hai 1000 miliardi di outstanding ad un tasso del 2% (NOMINALE) e un'inflazione realizzata del 5%, il debito in termini reali sarà dopo 7 anni pari a meno di 800 miliardi.