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Tito Boeri presidente dell'INPS

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Forse

amadeus 29/12/2014 - 14:58

Nessuna rivoluzione per i lavoratori dipendenti con regolare contribuzione. Diversa è la situazione dei parasubordinati con aliquote di contribuzione più basse (per quanto siano progressivamente aumentate), che avranno delle pensioni attese più basse e più simili a quelle dei lavoratori autonomi in senso stretto (che comnque rientrano nel calderone).  In realtà il problema vero è la sostenibilità del sistema a ripartizione puro in cui negli ultimi anni gli aumenti del livello contributivo sono stati decisi e sono serviti solo per coprire gli esborsi delle pensioni correnti e delle nuove pensioni senza prevedere l'accumulo di qualche riserva che potesse servire a coprire la diminuzione del rapporto tra lavoratori attivi e pensionati.

Inviando le famose 'buste arancioni' lo Stato sancirà per ciascun contribuente l'entità del debito previdenziale che avrà accumulato nei suoi confronti, che, in mancanza di una ripresa dell'occupazione e della produttività del lavoro, non sarà comunque in grado di onorare, per quanto le pensioni 'contributive' siano calcolate in modo attuarialmente corretto (perlomeno con riferimento alla speranza di vita) e siano meno generose rispetto a quelle 'retributive'.  Il problema è che nel sistema integralmente a ripartizione le pensioni le pagano solo i lavoratori in attività. Una gestione corretta del problema avrebbe richiesto l'accumulo di una riserva patrimoniale per gestire la riduzione del rapporto tra lavoratori attivi e pensionati, mentre le varie riforme che sono state adottate nel corso degli ultimi 20 anni hanno affrontato prevalentemente solo la situazione corrente senza garantire la sostenibiltà di lungo periodo (che avrebbe richiesto anche un intervento sulle rendite già erogate o in corso di erogazione).