Titolo

Etica, politica, vita (I)

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...a mio modesto parere il tema andrebbe inquadrato in modo leggermente diverso (e che forse può aiutare). Come dimostrato da diverse ricerche (la più nota è quella sul cd. "dilemma dell'uomo grasso" ora tradotta in italiano e abbastanza nota*) l'etica verosimilmente è innata, perché persone di età, culture, ceto e nazionalità diverse tendono a dare risposte simili a uguali problemi morali (a differenza di quello che normalmente si crede, ad esempio fra i partecipanti a questo dibattito). Innata come ad esempio il linguaggio. Questo vuol dire che parliamo tutti la stessa lingua? O che il linguaggio non si evolve? No, certo. Ma allora, al contrario, possiamo dire tutto quello che vogliamo? Inventarci parole e costrutti linguistici? No, neanche. Questa analogia mostra bene come anche per l'etica (ma anche per l'estetica, in realtà, perché ci sono delle chiare affinità) non esistano valori assoluti, stabili nel tempo; ma neanche valori qualsivoglia; e che i valori sono sociali e collettivi (come il linguaggio, che serve per comunicare), ma allo stesso tempo profondamente individuali (ognuno ha il suo tono e le sue declinazioni) (su questo suggerisco anche le terribili testimonianze di "Uomini comuni" di Christopher Browning sui partecipanti non nazisti all'Olocausto). Credo insomma che questa analogia serva a sfrondare il dibattito da tanti falsi problemi; ma anche a fare salve due affermazioni giuste e fondamentali: che senza etica non si vive (come senza bellezza); e che quello che è giusto cambia sempre - di poco, ma cambia, come la bellezza (o la moda) e che quindi lo si bisogna sempre cercare. Se ci fosse la ricetta per scrivere libri belli, insomma, non verremmo mai sorpresi dai nuovi grandi romanzieri. E allo stesso modo non c'è una ricetta per la morale (fermo restando che possiamo continuare a distinguere un grande romanzo da una ciofeca). Cordialità.

(* ps: chi fosse curioso sull'uomo grasso e non avesse voglia di andarselo a cercare, il dilemma più o meno è così: c'è un treno fuori controllo sui binari, pieno di gente, che sta andando a morte certa a meno che venga indirizzato su un altro binario. Non c'è modo di intervenire da lontano. Un ciccione per sbaglio si mette proprio sullo scambio e con la sua massa potrebbe deviare il treno (salvando i passeggeri), ma lui morirebbe. Voi siete l'unico che potrebbe avvisarlo di spostarsi, lo fareste? Ebbene, quasi tutti rispondono: no (logica utilitaristica: meglio un ciccione morto e tanti passeggeri vivi). Nuova formulazione del quesito: il ciccione è solo vicino allo scambio, il treno continuerebbe la sua corsa. Voi però potreste convincerlo a spostarsi nel posto giusto, con il medesimo risultato di prima (ciccione morto, passeggeri salvi), lo fareste? Risposta di quasi (quasi) tutti: no. Perché non conta la risposta utilitaristica, il fatto viene percepito come sbagliato in sé. Questa è l'etica innata. Largamente condivisa, ma non da tutti)