Titolo

Etica, politica, vita (I)

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"2. ..... a) non porselo"
Cos'è uno scherzo?

Si vuole forse agognare qualcosa del tipo :
"Avrei voluto sentirmi scabro ed essenziale
siccome i ciottoli che tu volvi,
mangiati dalla salsedine;
scheggia fuori del tempo, testimone
di una volontà fredda che non passa.
Altro fui"

Perché se davvero Altro non fui, allora cosa resta di diverso dai ciottoli riarsi? Chiedo solo con umile curiosità, si sta qui per imparare.
Mi rendo conto che la logica è gran cosa, ed anche l'utile, ma essere esclusivamente precisi o obiettivi si può solo al prezzo di una necessaria successiva ingente spesa in polvere bianca, per mio oscuro parere. Mi sbaglio?

Per inciso la poesia poco più sotto dice:
"Sensi non ho; né senso. Non ho limite.
E questo forse incontra la sensibilità del punto 5 (che poi è 6. per via che 4. c'è due volte),
e può soddisfarne il dubbio chiarendone e dilatandone la portata. Ma, dunque, anche non è vero che il punto 5. sia propedeutico al punto 2.

Ultimo rilievo

Matteo2 6/12/2014 - 20:49

Ultimo rilievo, e cruciale, mi pare, poi taccio per sempre.
Al punto 6 (o 7 che sia) “equivoci: la morale impone la collettivita', no,”
la cosa appare troppo sbrigativa per una questione così fondamentale. Fa il paio diametralmente opposto con una possibile obiezione di Feuerbach, o meglio e più incisivo di Marx: tutto questo è solo espressione di sovrastruttura borghese.
A nulla vale l'esempio “folgorante” di Kant, perché se in Scozia s'è deciso che il clan si comincia da tre, la molteplicità comincia già da due. E cosa sia un Robinson Crusoe che non tornasse più definitivamente, e neanche conoscesse Venerdì, e neanche servisse almeno da cibo per cannibali, e solo “volesse” da se impiccarsi o cibarsi di mosche o predicare ad alta voce, nessuno sa, e potrebbe mai sapere e neanche lui, o neanche esso, o neanche. L'ultimo della specie umana sull'isola da solo non esiste, potrebbe edulcorarsi una compagnia divina come da copione, ma così siamo di nuovo a due, o almeno mettere un messaggio in una bottiglia, e allora tornerebbe ad essere qualcosa solo quando, rintracciandola dopo un millennio a Fregene, mi sgorgasse una lacrima per lui. Ma anche se il controesempio avesse campo, non è una questione di logica matematica la morale, potrebbe essere il caso di una sua determinazione singolare che non preclude a una manifestazione più piena, e meno angusta. Che è poi, appunto la cosa che sembra interessare.
Se può servire, nel libro-intervista “I corrotti e gli inetti”, Gennaro Sasso dice due cose che potrebbero essere in questo caso di aiuto: “Il mondo dell'accadere non può essere avvicinato a partire dalla sua assolutezza e incontrovertibilità. Dopotutto, è la duttile intelligenza, non la filosofia, che consente di avvicinarsi alla realtà.”