Titolo

Etica, politica, vita (I)

2 commenti (espandi tutti)

3 cose

palma 30/11/2014 - 10:58

con (michele Boldrin. supra) non condivido quasi tutto, trannecio' che mi interessa. per cui prima di non dir la mia, la topografia va rifatta. ad evitare ciarle e chiacchere: sono uno di quelli che dice che non si etica, forse si da l'estetica, ma anche li' ho sovente dubbi. le domande di ordine esistenziale mi acchiappano pochissimo e seguo regole pratiche di antica origine (a ognuno il suo e bene e' dir al passante che siamo morti secondo le leggi che ci siamo dati, per il resto mai capii cosa sia il perdono, e meno che mai la bonta', ho avuto recenti rivelazioni personali su cosa intendo io per compassione, ma sono affari privati.)

topografia.

vi sono tre e non due maniere di affrontare il problema.

una e' diretta, le altre due sono riduzioniste.

1. vi e chi pensa che vi sia il bene, non e' decisivo che uno identifichi il bene con la natura, puo' esser benissimo un oggetto di origine divina, di origine casuale. Tra greci classici, mentre Platone non e' un naturalista, Aristotele lo era di certo. idea: la natura in un senso da accertare e' buona perche' persegue un fine che e' la sua essenza, spesso invisibile (la foglia che cerca luce, lo sperma che cerca le uova, etc.) il compito dell'unico (non  a caso detto) animale razionale e' identificare un nucleo minuscolo di virtu' naturali (il coraggio e non lo sprezzo del pericolo, la liberalita'e non lo scialo di risorse, etc.) e viverci dentro. In tradizioni religiose (viz. Veda, i cristiani, i musulmani) si giunge persino al punto di negare che sia cognitivamente penetrabile cosa sia bene data la natura umana, ergo le rivelazioni di origine extranaturale (non si capisce bene se sia bene birra, ergo allah informo' che e' male, non si sa se e' bene la poligamia, ergo dio disse a Smith che e' bene, etc.) l'idea non riduce nulla a nulla, direttamente dice che il bene c'e' e sottolinea che e' insensato chiedersi perche' uno "dovrebbe" far il bene (notasi non far bene il calzolaio, il venditore di frigidaires IL BENE) lo deve fare perche' e' natura sua, se non e' natura sua e' psicopatico.

le due ipotesi riduzioniste sono diametralmente distanti. Una, resa celeberrima da Leibniz e da Kant e' che uno ci pensa davvero e' sufficiente una razionalita' minima per far il bene. fate i compiti e vedrete che una volta universalizzata una massima (mantieni la promessa, non rubare, non desiderare la cosa d'altri) e' la sola cosa che esce come un teorema da un ragionamento. Non farla e' solo stupido, male radicale non esiste, esistono infinite forme di idiozie da combattere in quanto individui razionali che vengono danneggiati da deficienti vari.

Terza ipotesi, anch'essa riduzionista e (ha ragione Michele) amata dagli economisti perche' immette una procedura che dice di esser effettiva. Il consequenzialismo dice che e' bene quel che seleziona conseguente predetermnate, il resto e' emozioni idiote (esempi: e' bene remare per tener la scialuppa in rotta e non buttarsi a mare per salvare il cane di casa, se non vogo muoiono tutti gli orchestrali di titanic e muoio io e il cane surgelato, ergo e' male amar i cani o amarli a quel punto.) La conseguenza di solito predeterminata e' variamente detta felicita', benessere, massimizzare, il piu' possible di bene per il piu' possibile di soggetti. Qui la riduzione e' diretta: una procedura di computazione risolve i possibili dilemmi (per chi si diletti di dilemmi Philippa Foot invento' il carrello su cui sperimentare e misusrare le proprie intuizioni e posizioni in morale.) La procedura di computo e' un incubo: nessuno sa chi siano i soggetti (non sto sfottendo, fino a un secolo fa e tuttora in molti posti del mondo, le femmine non sono soggetti, tra i civilizzati un po' eleganti ci si occupa di generazioni future, di generazioni passate, Larry Jones anche di generazioni potenziali, tra chi ha sensisbilita; ecologica ci si occupa di scarafaggi, balene, lupi amputati, tra chi porto' queste logiche alle loro vere conseguenze A. Naess si occupa del soggetto "montagna" come uno dei fattori che deve entrare nella computazione.) In breve gli approcci consequenzialisti hanno un solo e vero difetto, vale a dire impongono scelte draconiane su quali siano i fattori che devono entrar nel computo. Per esser chiaro si considerino scelte semplici, inventate da Knobe J. Un'azienza migliora il profitto e i salari dei suoi dipendenti SSE inquina una fonte dove bevono solo le zingarelle e gli albanesi. Contano le zingare al consiglio di amministrazione? No, dice M Friedaman, si dicono moltissimi che vanno in tribunale con l'itterizia presa bevendo. Ho nessuna opinione fissa in merito, so solo che il consequenzialismo utilitarista, da solo, non determina nessun insieme dis celte.

sur le fond, PROVO PIU' TARDI.

vi e' anche una versioni nichilista, poco conosciuta, I daoisti dicono di fare nulla, visto che il male cosidetto e' appunto prodotto dalle azioni. Ha pochissima popolarita' tra chi ama esser attivo.

 

 

 

p.s. le ciance sul darwinismo son inutili. al meglio illustrano come una facolta' morale (cosi' la chiama ex-harvard Hauser) e' alla fine di un delta di fiumiciattoli evolutivi. dice nulla del perce; uno dovrebbe adattarsi (p.es. le evoluzioni dicono che io "debba" far figli e io non li faccio, ho torto? o che?) al meglio ricade nelle visioni naturalistiche religiose, indicando che la "naura" ha gia' fatto tutto, basta seguire le indicazioni.

Ho tralasciato intenzionalmente la teoria del bene "rivelato" preferendovi, come terza via possibile, quella del bene "scoperto" o anche "inventato" se vuoi. 

T'attendo pour le fond ...