Titolo

Etica, politica, vita (I)

2 commenti (espandi tutti)





  • Copio ed incollo lo scambio fra un amico/collega (che preferisce rimanere anonimo) ed il sottoscritto.

    Amico: Ho letto il tuo pezzo su BW e le origini della "morale". Scrivo senza voler essere citato (ammesso che tu lo volessi mai fare). A me pare che la morale, gli imperativi moraili, siano semplicemente un byproduct della evoluzione delle specie. Evoluzione genetica, sicuramente. Molto più problematicamente evoluzione delle interazioni sociali (tuner-gatherers) … di questa seconda cosa sono meno sicuro. Il motivo per cui poi a noi sembra "buono" e "morale" è (banalizzando all'eccesso), che per esempio "mother and newborn baby are doing well" è uno statement di ovvio valore evolutivo nel senso di finess. E a noi poveri mortali prodotto della morale evolutive ci vengono le lacrime di commozione guardando il newborn. You get the gist, I think. Non penso di esser il primo a puntare in questa direzione. Happy thanksginving.

  •  

  • Michele Boldrin: No non sei il primo a puntare in questa direzione. Ed anche io penso che svariati principi "morali' comuni un po' a tutte le culture siano il frutto di un processo di selezione evolutiva. Ma questo non risolve il problema, per svariate ragioni.
  • 0) Nota che la mia riflessione non e' sulle "origini" ma sulla "giustificazione", che son cose diverse.

  • 1) Sono pochissimi i principi morali comuni a tutte le culture, anche solo negli ultim 2000 anni. Veramente pochissimi. Questo implica che la selezione spiega, al piu', una parte minuscola della morale ed il 99% rimane fuori, senza spiegazione delle origini e tantomeno giustificazione.

    2) Ma restringiamoci pure al piccolo sottoinsieme di principi morali che sembrano avere una spiegazione darwiniana. Cosa li rende "giusti" e "condivisibili"? Che siano il frutto dell'evoluzione non li rende tali. Anche il dominio fisico degli uomini sulle donne e' frutto di un processo darwiniano, eppure non lo riteniamo giusto. Ci sono esempi a centinaia in questo senso: la spiegazione biologica, corretta o meno, non costituisce un giustificazione morale la quale copre uno spazio analitico e concettuale indipendente.

    3) Piu' probabilmente l'evoluzione spiega il "desiderio generalizzato" di principi morali, questo si' un fenomeno comune a tutte le culture ed esseri umani, persino i piu' pazzi e criminali sembrano averne un bisogno. Va benissimo. Ma a quel punto inizia la riflessione di chi si occupa di etica dal punto di vista da me adottato: il contenitore ce l'abbiamo tutti per ragioni biologiche ma non concordiamo su cosa metterci dentro. E su questo occorre discutere.

Condivido tutti e 3 punti della replica. Tutti i giusnaturalismi e tentativi vari di giustificare i principi etici con l'evoluzione, o con una problematica "utilità generale", cozzano contro questa evidenza: sono pochissimi i principi morali comuni a tutte le culture e a tutte le epoche. Troppo pochi. 
In particolare porto una mia osservazione ulteriore alla "ragione" numero tre, cioè a questa che cito:

Piu' probabilmente l'evoluzione spiega il "desiderio generalizzato" di principi morali, questo si' un fenomeno comune a tutte le culture ed esseri umani, persino i piu' pazzi e criminali sembrano averne un bisogno. Va benissimo. Ma a quel punto inizia la riflessione di chi si occupa di etica dal punto di vista da me adottato: il contenitore ce l'abbiamo tutti per ragioni biologiche ma non concordiamo su cosa metterci dentro. E su questo occorre discutere.

Qui si può generalizzare ancora di più: emozioni, immaginazione, pensiero, volontà, sono tutte componenti innate dell'uomo. Funzioni, sì, innate, in quanto funzioni. Non è innato però il loro oggetto. Innata è la capacità di sentire, non il sentimento; innata è l'immaginazione, non l'immaginario; innato è il pensare, non il pensato; innata è la volontà, non il voluto.

Per dirimere quali siano quelle componenti dei sistemi etici che siano effettivamente universali e irrinunciabili, perché sole rispondenti a una qualche necessità immanente all'animale-uomo, c'è comunque un sistema semplice, una sorta di verifica empirica, che permette di superare la soggettività delle opinioni personali. E' sufficiente prendere un tipo-prototipale umano da ogni Civiltà, del passato e del presente, estrapolare l'insieme dei valori fondamentali contenuti nei nuclei di Valori di tutti questi soggetti, e poi operare l'intersezione tra tutti gli insiemi. L'insieme risultante contiene i Valori che possiamo con buona approssimazione intendere assoluti.
Ossia. Prendi un veneziano, un livornese, un napoletano, un friulano, poi un francese di oggi e un francese del 1789, poi un francese del 1202, un inglese del 1800 e uno del 1400, uno scozzese, e poi un brasiliano, un INCA, un Romano antico e un romano di oggi, un Greco antico, un egiziano della prima dinastia, un cannibale, un assiro, un indiano Navajo, un indigeno dell'isola di Pasqua del mille A.C., un Olmeco, un pigmeo, un guerriero Hutu, un Talebano, un bonzo tibetano, e via all'infinito, scegliendo sempre il tipo più prototipale e più puro per ogni categoria.
Che ne so, Silla per i Romani di ieri e Totti per i romani de ora, Aristotele per i Greci antichi, Al Zawahiri per i talebani, Zoff per i friulani; insomma, dico, un campione, uno solo per ogni gruppo umano della storia. Uno ma bello significativo. Indi mettili tutti insieme, e poi mettiti a cercare quei Valori che li mettono d'accordo tutti.
Secondo me se facciamo questa operazione otteniamo poco più dell'insieme vuoto.
Eppure tutti questi Uomini esistono o sono esistiti, eccome, come esistono o sono esistiti i gruppi umani che li hanno riconosciuti come esempi, e che vivono o sono vissuti identificandosi con quel nucleo di Valori.
Ne deduco che di comune a tutti, e quindi innato alla "natura umana", nei sistemi di Valori c'è poco o nulla.
E aggiungo anche che quel poco o niente che c'è è di scarso interesse: essendo innato, c'è già, è sempre uguale, e neppure si può modificare. Quelo che interessa a chi indaga filosoficamente il problema etico è tutto il resto, perché lì è possibile operare.