Titolo

Etica, politica, vita (I)

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...per la semplice ragione che la morale si e' evoluta per facilitare la vita sociale. Quello che io intendo con "morale naturale" e' proprio questo: un insieme di linee guida su cui si condensa un consenso di massima all'interno di una societa' in modo da ridurre le frizioni e minimizzare il verificarsi di equilibri di Nash (o, per la precisione, equilibri evolutivamente stabili) subottimali, in cui il perseguimento egoistico dell'interesse personale da parte di ognuno (anzi, di ognuno dei geni di ogni individuo) farebbe perdere occasioni di guadagno condiviso.

Siccome le societa' non sono statiche, anche la morale naturale drifta nel tempo: per "naturale" non intendo quella del mitico "buon selvaggio" nell'altrettanto mitico "stato di natura" rousseauiano, e ancor meno una infusa da un ipotetico creatore, ma quella su cui si e' verificata una spontanea convergenza del consenso. Il concetto si contrappone a quello di una morale "razionalista", progettata a tavolino su basi utilitaristiche da qualcuno che pensa di conoscere meglio degli altri la funzione di utilita' della societa'.

Va comunque sempre tenuto presente che le societa' sono complessi sistemi stocastici, e di conseguenza la convergenza dei valori e' un processo turbolento: ad ogni istante possono coesistere piu' varianti condivise da diversi strati sociali e culturali o diverse fasce d'eta'. La "naturalezza" della morale non implica necessariamente la sua unicita' e stabilita'.