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(cattivi) dottori ope legis?

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La spesa pubblica per l'università non è composta solo da FFO, in quanto vi contribuiscono anche altri enti pubblici, compresi quelli locali. Il dato complessivo sulla spesa pubblica per l'istruzione superiore è riportato con chiarezza e assiduità nelle varie edizioni della Relazione generale sulla situazione economica del Paese prodotta ogni anno dal Tesoro e dalle quali si deduce che tra il 1995 e il 2010 vi è stato un aumento della spesa pubblica per l'istruzione universitaria pari a circa il 47% in termini reali, cioè un tasso reale medio annuo di almeno il 2,4%, ben al di sopra del tasso di crescita reale del Pil durante lo stesso periodo.

Per comodità riporto un grafico che mostra l'andamento:

 Fonte: Relazione Generale sulla situazione economica del Paese anni 2005 (tav FZ.10), 2010 (tav.FZ.10), 2012 (tav. FZ11). 

Per gli anni dal 1995 al 2005 la conversione dei dati sono state fatte utilizzando le tavole rivalutazione monetaria Istat da giugno 2004 e 2009 a giugno 2010.

 

Sarebbe interessante ricostruire cosa includa il MEF sotto la voce Istruzione Superiore. Quello che entra realmente nelle casse delle università statali è desumibile dal Rapporto ANVUR sullo Stato dell’Università e della Ricerca che si basa sui conti consuntivi riclassificati:

Esaminando l’andamento in termini reali delle diverse voci di entrata, si osserva come le entrate da FFO e quelle date dalla somma di FFO ed entrate finalizzate da MIUR si sono portate nel 2012 su livelli inferiori a quelli del 2000 (registrando, rispettivamente, un decremento del 4% e del 8% rispetto a tale anno); considerando anche la contribuzione studentesca, i livelli delle entrate nel 2012 risultano del 2% inferiori a quelli del 2000. Le entrate totali, diminuite del 12% dal 2008, si sono riportate nel 2012 sui livelli del 2004, appena il 9,7% in più rispetto ai livelli del 2000.

È solo grazie alla notevole crescita nel periodo 2000-2012 delle tasse studentesche e delle “entrate finalizzate da altri soggetti” (tra cui vanno inclusi per es. i finanziamenti dei progetti di ricerca europei) che il regresso si è fermato ai livelli del 2004. Come osservato dall’ANVUR, la quota MIUR è scesa al di sotto del livello del 2000, confermando la tesi di un sostanziale disinvestimento.


Comunque anche considerando tutta intera la spesa per l’istruzione superiore riportata dal MEF, questo è il confronto internazionale (OCSE Education at a Glance 2013):

E questo è il dato della spesa cumulata per studente (senza i trucchi di Perotti, a cui non crede nemmeno l’ANVUR):

Giovanni Federico:

il calo della spesa dal 2009 avviene dopo vent'anni di forti aumenti e di espansione

http://noisefromamerika.org/c/12049/101361

L’OCSE non sembra essere d’accordo, quanto meno per il periodo 1995-2004:

Non ho parlato di livelli di spesa comparata e quindi il titolo del Suo commento ed il primo grafico sono (volutamente?) fuorvianti rispetto al mio commento

Io ho parlato di VENT'anni di forti aumenti. Si può intendere in due modi - dal 1980 al 2000 (quando io pensavo, sbagliando, che  l'FFO reale fosse equivalente al 2013) o dal 1989 al 2008. Nel primo caso, l'aumento è del 144%, nel  secondo caso del  60%.  A me sembrano forti aumenti.

Per la cronaca il PIL italiano totale a prezzi costanti è aumentato del 45% dal 1980 al 2000,   del 27% dal 1989 al 2008 e del 13% dal 1995 al 2004 (fonte:  Maddison 2010).  Quindi prima del 2009  la spesa è aumentata in proporzione al PIL.

Il grafico OCSE si riferisce al periodo 1995-2004 (DIECI anni) e presenta un aumento reale del 41%-42%.  Noto anche che in quegli anni la spesa reale italiana è aumentata meno di quella americana (dove però le università sono in parte private) ma più che in Giappone, Regno Unito e Paesi Bassi - dal grafico mancano Francia e Germania. Per lo stesso periodo le mie stime danno un aumento del 48%. La differenza è minima.  L'OCSE è D'ACCORDO CON ME ma IL PERIODO è DIVERSO.

A ingegneria non Le hanno insegnato a distinguere periodi diversi?

 

Non ho parlato di livelli di spesa comparata e quindi il titolo del Suo commento ed il primo grafico sono (volutamente?) fuorvianti rispetto al mio commento

Giudicare "forti" gli incrementi di spesa rapportandoli alla crescita del PIL significa ignorare che anche nelle altre nazioni la spesa per higher education è di norma cresciuta di più del PIL. Investiamo molto meno delle altre nazioni nell'higher education e per recuperare dovremmo crescere più rapidamente, non piu' lentamente della media OCSE.

"Vent'anni di forti aumenti e di espansione" fino al 2009 ci avevano portato alle situazione riportata nella seguente figura. Se  nel 2008 ci trovavamo ad essere 31-esimi su 34 nazioni gli aumenti non dovevano essere stati poi così grandi e sorge anche qualche dubbio sull'entità dell'espansione. Possiamo anche fare a meno di considerare dati comparati, ma nel mondo reale dobbiamo confrontarci con le altre nazioni, se vogliamo stare a galla.

 

 Caro De Nicolao

sono perfettamente d'accordo: le spese per l'università sono troppo basse e dovrebbero essere aumentate, nei limiti del possibile date le condizioni del bilancio dello stato. Ma prima bisogna essere sicuri di non sprecare i soldi. E quindi prima bisogna cambiare le regole ed i comportamenti. In particolare, bisogna evitare che, come è successo  nella grande espansione dal 1980 al 2009, i fondi siano impiegati per promozioni di massa e per assunzioni di massa con scelte basati su rapporti personali .  La legge Gelmini ha dato la possibilità giuridica, anche se parziale, per il cambiamento.  L'ANVUR sta provando ad applicarla, anche se con molti errori, spesso dovuti alla fretta.  La maggioranza dei professori resiste, come si è visto nell'abilitazione e come si vede ogni giorno nelle università (provi a parlare di chiamate di esterni in un dipartimento, anche di grande valore e su settori scoperti). Voi di ROARS fornite alla Vandea argomenti per sabotare la riforma.  Potete organizzare convegni, postare decine di grafici, fare centinaia di post spiritosi con locandine cinematografiche e disegnini, ma questo è il vostro ruolo.

Argomento inoppugnabile. Se fosse stato una persona responsabile, anche Galileo avrebbe dovuto tacersi per non fornire argomenti ai nemici della Chiesa. Piú recentemente,

Soviet scientists were forced to denounce any work that contradicted Lysenko's research.Criticism of Lysenko was denounced as "bourgeois" or "fascist"

http://en.wikipedia.org/wiki/Lysenkoism

Siamo degli ingrati a criticare il direttivo ANVUR che (per un tozzo di pane) sta lottando contro le lobby che si oppongono al sole dell'avvenire. Di fronte a questa guerra santa, meglio accantonare il rigore scientifico (ed anche il senso del ridicolo) per non fare il gioco del "nemico".

Sorry, ma non mi riconosco in questa visione. Per me, se una soluzione fa acqua da tutte le parti, continua a fare acqua a prescindere dalle intenzioni di chi la propone. Non mi sembra nemmeno degno di uno scienziato chiedere sconti alla propria incompetenza e ai propri errrori rivendicando di "stare dalla parte giusta". Si comportano cosī i fanatici, religiosi o politici, non gli scienziati.

La commistione tra ideologia e scienza, di norma, ha solo prodotto danni. A chi li legge i commenti sugli zombies e sulla Vandea appaiono sintomi preoccupanti di inquinamento ideologico.

 

Non capisco a che ideologia si stia riferendo. 

Fate bene a criticare la valutazione, la critico anch'io. Il problema è che sembrate criticare OGNI valutazione. 

Esiste un vincolo di bilancio, i soldi bisogna prenderli da qualcuno per darli ad altri. Chiedere accountability risponde ad un minimo di buon senso e oserei dire giustizia sociale. Non capisco davvero cosa c'entri l'ideologia. Opporsi ad ogni tipo di valutazione, sia quella decentrata del mercato, sia quella di un ente centralizzato può sembrare pretestuoso. 

Scusi ma proprio non capisco. Io affermo che una parte dei professori, sopratutto, ma non esclusivamente, di I fascia, si oppone a qualsiasi riforma per mantenere i propri privilegi - stipendi mediamente elevati, potere accademico, mancanza di accountability. E' una dinamica perfettamente razionale che si verifica in ogni gruppo umano, dai politici in giù (o in su).  Non mi sembra segno di fanatismo - o allora dovrebbe essere definito fanatico anche il presidente del consiglio, che parla in maniera analoga della necessità di combattere l'alta burocrazie dei ministeri. 

Il Mef riporta la spesa pubblica (i cui dati sono riportati nella tabella del precedente commento) per l'istruzione superiore (in relazioni precedenti al 2008 chiamava "spesa per il sistema universitario" senza cambiare importi) e i dati sembrano allineati con quelli riportati dall'Anvur.  Qualunque sia la data di partenza (1995 o 2000), la crescita della spesa pubblica in termini reali è comunque stata consistente fino al 2008 e a tassi più alti del tasso di crescita del Pil. La Relazione generale sulla situazione economica del paese riporta anche la spesa privata (aggiuntiva) per l'istruzione superiore che non è stata riportata perché non pertinente con ciò che si stava commentando.  In conclusione Anvur o Mef i dati sono coerenti e raccontano una storia coerente.

Si sta riproponendo lo stesso modo di ragionare del comunicato MIUR (Ministero Gelmini) che commentava l'edizione 2011 di Education at a Glance:

Comunicato Stampa MIUR cs130911: I dati Ocse dimostrano inoltre che, tra il 2000 e il 2008, la spesa delle scuole per ogni studente è aumentata del 6%, mentre è aumentata dell’8% per ogni studente universitario.”

Anche la Gelmini metteva in evidenza un aumento di spesa. Forse per distrazione, erano stati però omessi un paio di altri numeri riportati nel testo OCSE originale:

 

Testo OCSE:

  • “In Italia, tra il 2000 e il 2008, la spesa sostenuta dagli istituti d’istruzione per studente nei cicli di livello primario, secondario e post-secondario non universitario è aumentata solo del 6% (rispetto alla media OCSE del 34%). Si tratta del secondo incremento più basso tra i 30 Paesi i cui dati sono disponibili (Tabella B1.5).
  • La spesa per studente universitario è aumentata di 8 punti percentuali, rispetto alla media OCSE di 14 punti percentuali (Tabella B1.5).”

Nota Paese – Italia, Allegato di OCSE Education at a Glance 2011

Ecco il grafico corrispondente:


 

Se poi vogliamo proprio rapportare la spesa per istruzione al PIL pro-capite, facciamolo anche per le altre nazioni e vediamo cosa ci dice la comparazione. Da notare che questa è la fotografia dopo i "forti aumenti" e l'espansione.

Mi pare fosse chiara la questione. In terminii reali la spesa pubblica per l'università è aumentata negli ultimi due decenni? La data di partenza è stata fissata a metà degli anni 90, se ora è cambiata, chiariamolo. La risposta è evidente se si guarda la spesa complessiva e non solo gli FFO.

 

Il grafico   dell'OCSE B1.6 riporta le variazioni dal 2000, e rispetto a Francia e Germania, l'Italia si pone in mezzo per quanto riguarda la variazione della spesa per studente. Comunque prendendo lo stesso grafico (riportato sotto) relativo al periodo 1995-2003, si vede come la crescita della spesa per studente in Italia rispetto agli altri paesi è stata tra le più elevate.

Per quanto riguarda la spesa universitaria rispetto al Pil, è noto che il livello di spesa diretta in istruzione è più bassa in Italia, sopratutto in considerazione del fatto che spendiamo tanto su tutto il resto. Per rimediare le risorse possono essere prese dalle due altre grandi voci di spesa del bilancio pubblico, e cioè pensioni e  sanità, entrambe indirettamente anch'esse a sostegno della spesa universitaria (spero di non dover specificare come ciò avvenga).