Titolo

(cattivi) dottori ope legis?

4 commenti (espandi tutti)

 

Trovo francamente un po’ surreale sia la proposta del ministro Giannini sia tutta questa discussione.

Mi sembra di stare sul Titanic: mentre la nave cola a picco  e i quadri nelle cabine si spostano, si discute se sia meglio raddrizzare i quadri o toglierli dalla parete. Il sistema non è più in grado di reggere gli studenti e di prepararli adeguatamente, con o senza numero chiuso.

Il grafico riportato a pagina 7 di questo rapporto mostra la situazione del personale.

Ad esempio, il mio dipartimento, che 10 anni fa aveva 48 docenti e 20 ricercatori, ora ha 21 docenti e 25 ricercatori. Aveveamo 33 tecnici, ora ne abbiamo 17. Con 21 docenti dovremmo tenere aperti 80 corsi di fisica (per fisici, biologi, medici, ecc). Attualmente almeno la metà di questi corsi sono tenuti da pensionati, ricercatori esterni e ricercatori universitari che non sarebbero tenuti a farlo. E noi discutiamo di numero chiuso? Come si è arrivati a questa situazione?

La ragione principale è il taglio lineare delle risorse in atto dal 2009 in poi. La decrescita del personale della Figura non è infatti frutto di una analisi oculata del sistema con lo scopo di tagliare i rami secchi, le ricerche superate, i corsi inutili e così via, per destinare risorse ai punti di eccellenza, ma è semplicemente il risultato di un taglio selvaggio ai finanziamenti ordinari e del cosiddetto blocco indiscriminato del turn-over. Grosso modo, fino al 2018 sarà possibile sostituire solo una frazione, intorno al 30-60%, del personale docente e tecnico. In questo modo si sta sparando nel mucchio totalmente alla cieca, e si stanno distruggendo anche gruppi di ricerca apprezzati internazionalmente, scuole famose universalmente riconosciute, tecnici e docenti che con passione e competenza stavano trasmettendo ai più giovani il  sapere.

Per quanto riguarda l’insegnamento, la situazione è ancora peggiore. La Figura non dice infatti una cosa importante: la curva arancione, che si riferisce ai ricercatori, riguarda il  personale assunto in forza alle leggi precedenti alla riforma “Gelmini”, che è tenuto  a insegnare solo su base volontaria. Quindi, più della metà dei corsi attuali oggi sono tenuti dai ricercatori "vecchio ordinamento" (curva arancione), che non sarebbero tenuti a farlo, da professori in pensione assunti a contratto (spesso a titolo gratuito), da ricercatori di enti di ricerca   esterni come il CNR o l’INFN.

La Figura non dice nemmeno quanto è drammatica la situazione dei tecnici, che in 10 anni sino calati del 25%. Mi sembra che nei laboratori anche i tecnici siano importanti.

Un’altra ragione del tracollo, non secondaria, è stato lo spirito della legge 240/2010 (legge “Gelmini”), che ha pensato ad un cambiamento totale ed improvviso di tutto il sistema: nuovi, regolamenti, nuovi statuti, creazione di nuovi organi e soppressione dei vecchi, e così via. Tutto questo ha di fatto bloccato totalmente per tre anni l’Università, lasciando incancrenire i problemi. Gli unici meccanismi operativi sono stati il calo progressivo dei finanziamenti ed il blocco del turn-over.

Un’ultima ragione del tracollo è la incompetenza dei politici in materia universitaria e una indifferenza di fondo dell’opinione pubblica. Il professore universitario è visto come un parassita, che lavora poco, guadagna molto e sfrutta i giovani. Questa visione traspare anche da molte norme e dettagli legislativi che finiscono nelle leggi, come le assurde norme dei “punti organico”, che sembrano pensati più da qualche solerte e incompetente funzionario, con una  visione caricaturale  dell’Università

Che fare? Un ministro serio, in un paese serio, non direbbe, tra una comizio per le europee e un altro,  un giorno “voglio abolire la seconda tornata di concorsi”, il giorno dopo “voglio abolire i concorsi” il giorno dopo “voglio abolire le prove di ingresso”, gettando nello scompiglio il sistema e le persone che ci lavorano. Quello che sta ammazzando il pubblico non sono le regole del suo funzionamento, ma il fatto che da Tremonti-Brunetta:Gelmini in poi, le tutte regole (personale, appalti, finanziamenti, controlli)  cambiano continuamente ed in modo retroattivo, impedendo qualsiasi lavoro serio di programmazione. Un privato che fosse costretto a lavorare come sta lavorando il sistema pubblico fallirebbe dopo pochi mesi.

Un ministro serio, in un paese serio, leggerebbe con attenzione quello che propone chi nell’Università ci vive e ci lavora, chi ha dedicato la sua vita alla ricerca e all’insegnamento. Poi dovrebbe concertare con il mondo universitario ed il governo una serie di politiche e provvedimenti e poi, quando fosse sicuro di poterli attuare,  dovrebbe annunciare dei provvedimenti . Per esempio potrebbe studiare con cura quello che dice il Consiglio Universitario Nazionale (CUN) o la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI). La ricetta non è nemmeno molto complicata e costosa: poche centinaia di milioni (non miliardi) all’anno in più, poche regole certe e stabili, abolizione di tutte le scemenze normative come i punti organico, vincoli chiari di bilancio alle università e libertà totale nelle  politiche della didattica, della ricerca e del personale all’interno di quei vincoli.

 Di questo si dovrebbe discutere, non di numeri chiusi o aperti in una università ormai quasi inesistente.

 dal 2009 in poi i finanziamenti sono diminuiti, ma prima del 2009 erano aumentati moltissimo, come da mio vecchio post (http://noisefromamerika.org/articolo/finanziamenti-alluniversit-1980-2009). Fino al 2009 sono stati usati per aumentare il numero dei docenti e/o il loro stipendio. Ora il numero dei docenti sta diminuendo e il loro stipendio è bloccato e quindi la spesa diminuisce.

 

Federico, non capisco più le sue osservazioni.

Il numero attuale dei docenti è adeguato al sistema o no? Il numero dei tecnici è adeguato al sistema o no? Il reclutamento è adeguato al sistema o no? Le norme vanno bene o no? I tagli lineari che sparano nel mucchio, le vanno bene o no? Che sistema universitario vogliamo per il paese? Sembra che questi argomenti non le interessino.

O meglio, conosco bene la posizione di chi risponde in questo modo: strozzare in modo subdolo l'Università pubblica, renderla progressivamente inefficiente, passando sopra coloro che inascoltati si stanno battendo per mantenerla efficiente, ed alla fine dire: "Toh' il sistema pubblico è inefficiente, investiamo solo su alcuni punti di eccellenza e privatizziamo tutto." Il tutto condito dall statistiche sballate di Perotti.

Io a questo gioco al massacro, diffuso tra i funzionari consulenti dei vari ministri (gente che sta sempre lì, proveniente dal privato, con stipendi assurdi, che non ha mai mmesso piede in un laboratorio)   e da qualche universitario frustrato e insoddisfatto,  non ci sto. Un gioco, tra l'altro, che non si ha nemmeno il coraggio di dichiarare apertamente.

A lei sembra scandaloso che un docente universitario debba essere pagato? A me no. E se poi riduciamo gli stanziamenti, è chiaro come la parte di finanziamento destinata agli stipendi debba crescere sempre, è ovvio.

 Quanto ai favolosi stipendi degli universitari, sono nominalmente in linea con quelli europei, però con un piccolo particolare: noi non abbiamo deduzioni, detrazioni, diritti sul TFR, niente di niente. Un mio omologo tedesco o francecese con due figli guadagna lordo più o meno come me (70 mila EU lordi) , paga più o meno le stesse tasse, ma al netto ha 10-15 mila euro all'anno in più per le numerose detrazioni, assegni famigliari e così via. Le mie detrazioni sono 500 Euro, assegni familiari zero. Stranamente, il problema delle deduzioni detrazioni non viene mai considerato qui quando si parla degli stipendi degli statali. Infatti, la spesa pubblica sul PIL in Italia per gli stipendi degli statali è tra  più basse d'Europa (la Germania non fa testo perché esclude la sanità).

In conclusione, la nostra Università pubblica sparirà entro 5 anni, a me spiace a lei mi sembra di no.

Lei ha la brutta abitudine di non leggere i post ed i miei commenti.Il post non era sull'università in generale ma su una ben specifica proposta del ministro.  Nel commento, ho semplicemente enunciato un dato di fatto, che lei non ha contestato: il calo della spesa dal 2009 avviene dopo vent'anni di forti aumenti e di espansione. A occhio siamo ai livelli reali e per studente del 2000-2002. Siccome il PIl procapite si è ridotto, non mi sembra così scandaloso.  Spero che Le interessi anche un altro fatto. Il PIL italiano per capita nel 2012 è  inferiore del 22% a quello tedesco e del 5% a quello francese.

Per il resto,  risparmi le sue geremiadi sulla morte dell'università pubblica e sui nefasti disegni della Spectre liberista per chi non conosce la situazione e la storia dell'università.