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(cattivi) dottori ope legis?

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perchè penalizza i bravi? è più penalizzante la possibilità di perdere l'accesso alla facoltà perchè il giorno del test si ha un imprevisto e salta, o è più penalizzante seguire le lezioni per un anno con 300 persone, studiare e poi dare gli esami?

non voglio reintrodurre il militare, basta inserire una soglia tutto qua.

Provo a rispondere mio per Andrea Moro: secondo te quante possibilità ha oggi un raccomandato di superare il test di ingresso? E quante di superare lo sbarramento al primo / secondo anno?

La risposta alla prima domanda è: piuttosto bassa. Col passare degli anni i controlli per i test di ingresso si sono sempre più raffinati: imbrogliare oggi è pur sempre possibile (non esiste il metodo perfetto), ma per farlo ci vuole corruzione a diversi livelli.

La risposta alla seconda domanda è: alta, sfioriamo la certezza. Quale docente si metterebbe a chiudere la carriera al figlio di un collega?

Lascerei da parte il discorso sui raccomandati: ci possono essere con il test o con lo sbarramento, certo i costi che devono sostenere sono diversi. Ma il problema rimane quello della raccomandazione e della corruzione, che va risolto (fosse facile) comunque. Usare uno strumento di selezione degli studenti per sperare di risolvere un problema tutto diverso.

 

Più importante mi pare la tendenza diffusa a ragionare come se non esistessero mai vincoli. Allargando il discorso senza restringerlo a medicina, ma parlando del sistema universitario generale, l'approccio del tipo: "Ammettiamo tutti, perché è "giusto" e siamo tutti bravi e uguali, poi si vedrà, ci sarà una selezione (si vede come l'università è selettiva, infatti) e i migliori sopravviveranno" mi pare un argomento buonista.

 

Piuttosto che sperare che l'università faccia la sua selezione nel corso degli studi, mi sembra più realistico uno scenario secondo cui, sotto la pressione di gruppi di studenti sempre maggiori e meno motivati i docenti abbasseranno l'asticella, peggiorando il livello generale dell'offerta didattica (per tutti, bravi compresi). Questa mi sembra una possibilità tutt'altro che scontata, dato che fare lezione e esami a classi enormi di persone scarsamente interessate è frustrante e demotivante. Se poi si aggiunge che in Italia si è "valutati" per la ricerca, mi pare ovvio che gli incentivi a tre della buona didattica siano minimi. Molto meglio una lezione veloce e un esaminino facile, in modo da risolvere rapidamente la questione, piuttosto che selezionare (e premiare) chi veramente si impegna. Per farlo, si devono sopportare dei costi. Fare lezione bene e fare esami seri non è senza costi, e cambia se si ha una classe di 50 o di 500 studenti.

 

Altro costo è poi la frustrazione di chi bravo lo è davvero (e ce ne sono, per fortuna) e si vede costretto a seguire lezioni noiose e rumorose, perché non c'è la possibilità di un dialogo più stretto con i docenti. Questo è un altro costo che andrebbe considerato.

 

Infine, dato che si parla di costi e spesa pubblica (vedi sotto), forse invece di continuare a fare le pulci ai numeri per capire se siamo 30 o 29mi in classifica o se si deve normalizzare per X o per Y, forse sarebbe il caso di parlare di come la spesa è utilizzata. Sono il primo a lamentarmi della carenza di fondi (di ricerca), ma al tempo stesso vedo che soldi sprecati ce ne sono tantissimi. Se ci fosse veramente il coraggio di inserire valutazione e merito e riallocare la spesa forse risolveremmo qualcosa. Ma gli interessi dell'orto e i campanilismi sono duri a morire, purtroppo. E intanto sono sempre più quelli che se ne vanno. Non tanto per i soldi (come capita di leggere), ma anche perché mortificati da un sistema che pare ingessato. E quando prova a muoversi, le reazioni degli insider sono subito orientate a proteggere gli interessi particolari.