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(cattivi) dottori ope legis?

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Il post discute non discute quale sia il modello migliore di selezione degli studenti di medicina in astratto. Discute una ben precisa ed improvvisa dichiarazione del ministro su Facebook che, di punto in bianco, preannuncia una rivoluzione nel sistema dall'anno accademico 2015-2016. Non ha detto 'le nostre indagini dimostrano che i test non hanno funzionato e quindi pensiamo di cambiare metodo. Lo faremo gradualmente, dando alle università le risorse per assumere i professori, costruire le aule e/o riorganizzare la didattica, magari con un periodo di sperimentazione in alcune universita'.  Ha semplicemente detto 'dall'anno prossimo tutti potranno iscriversi a medicina e poi le università selezioneranno alla fine del primo anno'.   Quindi dall'anno prossimo, il numero degli studenti di medicina aumenterebbe di 4-5 volte - e magari di più nelle facoltà migliori o delle grandi città.  Sarebbe necessario aumentare in proporzione il numero di corsi per evitare un sovraffollamento gravissimo ed un contemporaneo scadimento della qualità della didattica. Non si capisce quanti studneti e con quali criteri verrebbero selezionati.  Rimarrebbe il numero chiuso solo dal secondo anno (salvo ricorsi al TAR)? Oppure tutti potrebbero continuare fino alla laurea? Nel primo caso, non si capisce cosa dovrebbero fare gli esclusi: se andassero - p.es. a Biologia o veterinaria. bisognerebbe riorganizzare la didattica anche in quelle facoltà. Ora infatti hanno più corsi al primo anno (se effettivamente chi non passa il test a Medicina parcheggia li come ha detto Starnini). Se passasse la riforma ed il numero di ammessi al secondo anno a  Medicina rimanesse quella attuale, le facoltà  dovrebbero avere più studenti e più corsi agli anni successivi (si noti che ora molti non ammessi a Medicina si iscrivono a facoltà non dell'area medico-biologica, mentre con la riforma avrebbero un forte incentivo a rimanere nell'area dopo un anno) Se invece il numero chiuso venisse abolito il numero di studenti di medicina degli anni successivi aumenterebbe notevolmente e quindi sarebbe necessario aumentare proporzionalmente le dimensioni del corpo docente e fornire aule, laboratori, esperienze didattiche etc.  Inoltre nel lungo periodo aumenterebbe l'offerta di medici e quindi si riprodurrebbe il fenomeno dei medici disoccupati che ha determinato l'adozione del numero chiuso.

Non so cosa faccia lei di professione, ma le posso garantire che, con le leggi e le procedure amministrative dell'università e data la disponibilità di risorse, questa riforma provocherebbe un caos (forse lei non sa che non è possibile trasferire di ufficio i professori da un corso all'altro). Potrei capire se il ministro fosse un avvocato o un politico di professione, ma la ministra Giannini, essendo stata rettrice, lo sa benissimo. Per questo penso (spero) sia una proposta elettorale.