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(cattivi) dottori ope legis?

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tutti i test sono imperfetti e sicuramente quelli italiani sono migliorabili.   Se la preparazione della scuola superiore è carente, vediamo di migliorare la scuola e magari introdurre esami di maturità eguali per tutti (sul modello del SAT USA) che quindi possono dare ulteriori segnali. 

Ma questo non giustifica creare il caos a Medicina. 

Non ha risposto.

 Il mio punto è che il segnale prodotto dal modello francese sia superiore per quello che è l'interesse del governo, ovvero selezionare gli studenti con maggiore probabilità di finire l'università in corso e con buoni voti. Dal punto di vista degli studenti il sistema è sicuramente più equo perchè il merito, la voglia di impegnarsi e le qualità personali di uno studente emergono molto più chiaramente con questo modello piuttosto che con il test attuale, dove sia la componente fortuna che la componente qualità della scuola superiore giocano un ruolo importante.

Ovviamente c'è il tradeoff di un maggiore costo ma non mi sembra si possa sostenere che il modello francese sia il male assoluto. Semmai andrebbe fatto bene, per esempio come leggo sopra riducendo il periodo a due soli grossi esami oppure, com'è in Francia, mettendo un primo sbarramento che screma la popolazione degli studenti al termine del primo semestre e un secondo sbarramento al termine del secondo.

Insomma si può discutere su come costruire il meccanismo, ma non vedo come si possa dipingere come il male assoluto ("il caos a medicina") questo meccanismo.

La cosa potrebbe funzionare se fossero previsti un anno o due in comune fra tutte le discipline bio-chimiche (biologia, chimica, farmacia, infermieristica) e medicina iniziasse successivamente. In questo modo le facolta' di medicina potrebbero selezionare in base a criteri e test piu' chiari, e chi non passa la selezione puo' continuare in discipline simili, per le quali hanno preferenza. Non mi pare questa sia la proposta.

questa potrebbe essere una proposta seria, ma implicherebbe una ristrutturazione totale della didattica, dell'allocazione delle risorse umane (docenti), dei programmi etc.  Sarebbe opportuno fare qualche esperimento prima etc. Tutto il contrario del post su Facebook...

Ho fatto il test nel 1992, allora contava per il 40% (se non ricordo male) il voto del liceo e per il 60% il risultato del test. Si poteva fare sia a Medicina che ad Odontoiatria. Le materie erano matematica, fisica, biologia, chimica, biochimica, cultura generale (poche). Io passai entrambi i test (Medicina e Odontoiatria). Risultato, ho studiato il primo anno con una classe di 30 studenti, al mio test partecipavano in oltre 200, per Odontoiatria e 800 a quello di Medicina. Posso garantire che, rispetto ai 300-500 studenti del primo di anno di Ingegneria miei coetanei la qualità delle lezioni fosse diversa. La proposta della Giannini non è chiara e ha tutta l'aria del sasso gettato nello stagno della campagna elettorale. Mi pare che ci siano due soluzioni: migliorare la qualità del test facendo riferimento ai migliori standard internazionali oppure accorpare il primo anno di Medicina e Odontoiatria alle facoltà comuni e separare il percorso il secondo anno sulla base (e ci risiamo) di una dura selezione. D'altronde il primo anno di Medicina è fatto di Fisica, Biologia, Genetica, Istologia, Chimica, Inglese, Statistica, materie comuni ad altri corsi. La soluzione di migliorare il test esistente tuttavia non costringerebbe a revisionare le aule e tutta la didattica del primo anno di Medicina mentre quella dello sbarramento al secondo anno può essere considerata una soluzione che permette allo studente di orientarsi meglio nelle materie dei primi due anni.

Il post discute non discute quale sia il modello migliore di selezione degli studenti di medicina in astratto. Discute una ben precisa ed improvvisa dichiarazione del ministro su Facebook che, di punto in bianco, preannuncia una rivoluzione nel sistema dall'anno accademico 2015-2016. Non ha detto 'le nostre indagini dimostrano che i test non hanno funzionato e quindi pensiamo di cambiare metodo. Lo faremo gradualmente, dando alle università le risorse per assumere i professori, costruire le aule e/o riorganizzare la didattica, magari con un periodo di sperimentazione in alcune universita'.  Ha semplicemente detto 'dall'anno prossimo tutti potranno iscriversi a medicina e poi le università selezioneranno alla fine del primo anno'.   Quindi dall'anno prossimo, il numero degli studenti di medicina aumenterebbe di 4-5 volte - e magari di più nelle facoltà migliori o delle grandi città.  Sarebbe necessario aumentare in proporzione il numero di corsi per evitare un sovraffollamento gravissimo ed un contemporaneo scadimento della qualità della didattica. Non si capisce quanti studneti e con quali criteri verrebbero selezionati.  Rimarrebbe il numero chiuso solo dal secondo anno (salvo ricorsi al TAR)? Oppure tutti potrebbero continuare fino alla laurea? Nel primo caso, non si capisce cosa dovrebbero fare gli esclusi: se andassero - p.es. a Biologia o veterinaria. bisognerebbe riorganizzare la didattica anche in quelle facoltà. Ora infatti hanno più corsi al primo anno (se effettivamente chi non passa il test a Medicina parcheggia li come ha detto Starnini). Se passasse la riforma ed il numero di ammessi al secondo anno a  Medicina rimanesse quella attuale, le facoltà  dovrebbero avere più studenti e più corsi agli anni successivi (si noti che ora molti non ammessi a Medicina si iscrivono a facoltà non dell'area medico-biologica, mentre con la riforma avrebbero un forte incentivo a rimanere nell'area dopo un anno) Se invece il numero chiuso venisse abolito il numero di studenti di medicina degli anni successivi aumenterebbe notevolmente e quindi sarebbe necessario aumentare proporzionalmente le dimensioni del corpo docente e fornire aule, laboratori, esperienze didattiche etc.  Inoltre nel lungo periodo aumenterebbe l'offerta di medici e quindi si riprodurrebbe il fenomeno dei medici disoccupati che ha determinato l'adozione del numero chiuso.

Non so cosa faccia lei di professione, ma le posso garantire che, con le leggi e le procedure amministrative dell'università e data la disponibilità di risorse, questa riforma provocherebbe un caos (forse lei non sa che non è possibile trasferire di ufficio i professori da un corso all'altro). Potrei capire se il ministro fosse un avvocato o un politico di professione, ma la ministra Giannini, essendo stata rettrice, lo sa benissimo. Per questo penso (spero) sia una proposta elettorale.