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(cattivi) dottori ope legis?

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Sono sostanzialmente d'accordo con Marco, perchè propone una soluzione di buon senso. Di solito per ridurre la richiesta di un bene si aumenta il prezzo. Nel caso specifico non si può (o non si vuole fare) fare. Per poter fornire la preparazione minima con risorse limitate è comunque necessario razionare l'accesso.

Purtroppo non si dispone di dati controffattuali: n. bravi medici mancati per colpa del test d'ingresso e n. di medici meno bravi dei primi che invece hanno superato il test d'ingresso. Quindi anche l'analisi scientifica dei dati invocata mi sembra piuttosto ardua. La soluzione del test d'ingresso è valida  perchè ottiene comunque  il risultato desiderato che è quello di limitare l'accesso ad una facoltà  che non è in grado di sopportare  troppi iscritti anche perchè offre sbocchi non illimitati (la professione medica nelle sue varie forme). E' ragionevole pensare che il test venga superato da candidati che hanno una intelligenza superiore alla media e che sono genericamente in grado di seguire con profitto il percorso di studi in medicina.

La soluzione proposta dal ministro è sicuramente più efficace perchè si basa sulla preparazione specifica ma è potenzilmente molto 'darwiniana' e costosa sia per coloro che verrebbero lasciati fuori sia per lo stato che finanzierebbe inutilmente 1-2 anni di studio che non produrrebbero risultati apprezzabili. Inoltre si presta ad essere aggirata ex post da ricorsi giuridici e manovre accademiche. Tuttavia, se riduciamo qs 2 anni a due esami predeterminati da fare in tempi brevi (3-4 mesi) otteniamo nella sostanza un test di ingresso più strutturato e mirato. Se poi vogliamo fare un passo ulteriore e creiamo 1 esame di carattere generale che possa essere usato in modo intercambiabile da diverse facoltà con aree di praparazione 'contigue' ed uno più specifico (da scegliere magari fra due o max 3 materie predeterminate ma stabilite dalla facoltà) potremmo aver raggiunto una soluzione di ragionevole compromesso con costi e investimenti ragionevoli (sia per lo stato che per i singoli) che sarebbero in gran parte recuperabili.