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Era meglio se continuava a tacere

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...una costruzione giuridica. Quindi il problema si pone in tale contesto. Non serve tirare in ballo concetti vaghi e indefiniti come la responsabilità sociale delle imprese. L'irresponsabilità è sostanzialmente prevista dalla legge che però deve necessariamente definirne le caratteristiche. Il problema invece non si pone in senso stretto per il singolo imprenditore (società di persone) che invece non può invocare la responsabilità limitata ed è quindi, in ultima analisi, sempre legato alle vicende della propria impresa. Anche se, a dire il vero, nella realtà ci possono essere sempre delle situazioni in cui i danni potenziali che qualcuno può produrre ad altri o alla colletività sono assai superiori alle sue capacità di indennizzo.

Tuttavia per tornare al punto di partenza, ovvero alla responsabilità di un soggetto giuridico, ma necessariamente governato da soggetti fisici, è assolutamente normale e necessario che la legge, introducendo la possibilità di limitare la responsabilità degli atti economici di qualcuno alla consistenza patrimoniale di una entità chiamata società, si preoccupi di assicurare la veridicità di quanto viene rappresentato ai terzi che in buona fede si fidano (anche se tale impresa,  nel mondo attuale, è piuttosto ardua). A tale proposito i sistemi giuridici prevedono anche un reato noto come 'falso in bilancio' che si consuma anche in corso d'opera e non solo la 'bancarotta' che è solo un evento conclusivo. In generale, la risposta alla domanda se una impresa possa fare ciò che vuole con i propri soldi è: sicuramente sì, se sono identificati come 'utili o profitti' mentre negli altri casi ci sono delle limitazioni (che però non sono uguali dappertutto). Il contesto è assai sdrucciolevole e si presta ad abusi: sia da un  lato (imprenditore/dirigente che usa disinvoltamente le risorse aziendali) che dall'altro (magistrati che vorrebbero limitare la libertà d'azione degli imprenditori, anche per ragioni 'ideologiche'). In Italia il ventennio berlusconiano ha sicuramente prodotto effetti pericolosi sulle leggi che regolano tale materia (depenalizzando e deregolamentando), lasciando assai maggiore discrezionalità ai soggetti più disinvolti e dimenticando che la responsabiltà limitata non è un 'diritto naturale'. Dall'altro lato ci sono dei magistrati che vorrebbero sanzionare anche ciò che non gli piace, non solo ciò che prevede la legge (che di solito è scritta molto male).

Avevo accennato alla responsabilità sociale d'impresa solo per dire che non è questo il luogo per parlarne, altrimenti si va fuori tema. Ma trovo che non ci sia nulla di "vago e indefinito" nel suo concetto, come in generale nei concetti morali. E che il tentativo di eluderli, soprattutto nel trattare un tema delicato come le pensioni, sia immorale.
Insisto nel dire che il comportamento sopra descritto, cioè il vizio di assegnare incarichi inutili ed esageratamente retribuiti a mogli, ganze e figli, è -  in se -  un comportamento fraudolento. Il principio che i fondi societari devono essere destinati esclusivamente alle finalità dell'impresa è un principio cardine dell'etica d'impresa, ma è anche un principio giuridico. Nel caso descritto, respingendo il ricorso del B., la Cassazione ha scritto che il dolo consiste nella coscienza e volontà dare al patrimonio sociale una destinazione diversa rispetto alle finalità dell'impresa. Questo mi pare chiarissimo nella sostanza, e comunque, se anche non lo dicesse la Cassazione, lo dico io.

Quando scrivi che l'impresa può impiegare gli "utili o profitti" come vuole usi la parola utili, che mi fa pensare che anche tu faccia confusione tra utile e fondi societari. Sono d'accordo che il contesto è sdrucciolevole, e non c'è dubbio che i soci possano fare cosa vogliono degli utili d'impresa. Ma quell'amministratore che assume il figlio, la moglie o la ganza, strapagandolo/a per fare poco o niente, non usa mica l'utile netto d'impresa. Sta distraendo fondi societari per scopi personali prima della determinazione dell'utile. Con questo non c'è dubbio che stia alterando i bilanci: se poi questa alterazione si possa far rientrare nel reato di falso in bilancio secondo la normativa vigente non lo so, e non mi interessa approfondirlo. Diciamo che le leggi sono sempre migliorabili: se non ci rientra forse può essere una buona idea farcelo rientrare. Quello che si deve tenere fermo sono i princìpi, cui le leggi si ispirano o dovrebbero ispirarsi. E quello posto qui sotto osservazione è un principio fondamentale della buona etica d'impresa, che in italia è purtroppo tragicamente carente.